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LO SVILUPPO DEL NORD SENZA SUD È ILLUSIONE BORBONISMI E LEGHISMI PORTANO SOLO DANNI

Preliminarmente lo studioso mostra come sia stato sbagliato per l’intero Paese ritenere irrilevante il persistente dualismo fra Nord e Sud. L’idea cioè che per arrestare il declino italiano si dovesse intervenire parzialmente e solo sullo sviluppo di alcune regioni italiane, quelle economicamente più avanzate. I fatti hanno mostrato come pensare che il Nord potesse svilupparsi senza il Sud fosse una pura illusione. Questa illusione, si fondava su un altro errore: quello di pensare che l’economia sviluppata del Nord potesse continuare a progredire soltanto per una sua forza autonoma, soprattutto sul terreno delle esportazioni, abbandonando il mercato interno. Questo progetto si è dissolto con la formazione della moneta unica europea, l’Euro. Non potendo più agire sulla svalutazione della Lira le nostre esportazioni hanno raggiunto il limite massimo consentito in questa nuova condizione. E il Nord, pur continuando ad esportare, non è cresciuto ulteriormente, anzi nella congiuntura negativa dell’attuale profonda crisi è addirittura regredito.

Naturalmente né Adriano Giannola, né chi scrive, può pensare che la Questione Meridionale possa essere la stessa di cinquant’anni fa e i rimedi uguali. Oggi è in crisi per motivi vari   (che non si possono ricordare in questa sede)  lo stesso principio di intervento straordinario, nel Sud d’Italia come per il Paese in generale. Bisogna ripensarlo e ridisegnarlo nell’ambito del mercato unico europeo, nel quadro di un discorso strategico Nord-Sud, indicando una strada difficile ma per l' Italia quasi obbligata e cioè guardare anche e finalmente con convinzione al Mediterraneo e ad una strategia euromediterranea della quale noi dovremmo essere i più assertivi e convinti protagonisti,  cercando di comprendere quali siano gli sviluppi della tecnologia, l’importanza della logistica, l’investimento in energia pulita e sulla formazione dei  giovani. Senza dimenticare una nuova questione che si pone all’orizzonte, quella della regressione demografica dell’Italia che nei prossimi decenni potrebbe stravolgere l’intero sistema sociale nazionale con conseguenze economiche dannose (oltre che etiche, culturali e politiche) non facilmente decifrabili e prevedibili.

 Adriano Giannola indica queste diverse vie allo sviluppo secondo un metodo storiografico e politico che si può inserire a pieno titolo nella grande tradizione del meridionalismo propositivo di Francesco Compagna e di Ugo La Malfa. Quest’ultimo, già nell’immediato dopoguerra, segnalava che l’arretratezza del Sud d’Italia non si può paragonare a quello dei paesi in via di sviluppo, essendo un caso specifico di una regione del mondo occidentale, in crisi ma fortemente ancorata ad una civiltà, culturale, politica e sociale di altissimo livello. In questo quadro, pensavano quei lungimiranti meridionalisti, lo sviluppo del Sud non si doveva e non si poteva che pensare all’interno di politiche nazionali ed europee.

Cambiano i contenuti, ma il metodo di indagine è simile. La questione dello sviluppo del Mezzogiorno rimane questione nazionale ed europea, averlo dimenticato in questi ultimi venti anni ha provocato, infatti, danni gravissimi all’intero sistema economico, sempre più integrato, del Paese come dell’Europa.

Può nascere anche a livello politico questa rinnovata consapevolezza dopo tanto inutile, anzi dannoso, polemizzare fra Nord e Sud, fra improbabili neoborbonismi e volgari e opportunistici leghismi nordisti? Difficile dirlo. E’ la strada indicata da Adriano Giannola, ma è anche l’impegno politico che tutti dovremmo assumere in un momento di svolta della politica italiana ed europea.