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IL SUD COME PUNTO DI PARTENZA

Tutto ciò, secondo noi, ha molto a che vedere anche con Napoli, con il suo ruolo attuale e con quello possibile in futuro.

Per comprenderlo, occorre tuttavia tornare a conoscere il vecchio e nuovo meridionalismo, quello consapevole della fragilità dell’identità-Stato, in presenza di una antichissima identità-Nazione. Non è facile, perché quel meridionalismo che comprendeva tutti gli orientamenti ideologici, le più diverse origini geografiche degli studiosi (anche stranieri) era, a differenza di oggi,  presente nei mezzi di comunicazione di valenza almeno nazionale.  Quella presenza era dovuta alla consapevolezza, anche di chi era fortemente critico del Mezzogiorno, che la questione era, ed è, nazionale e quindi, con Mazzini riconoscere che il destino dell’Italia sarebbe crucialmente dipeso dal destino del Sud.

Oggi è il tempo di chi ama la  società liquida, incerta nel  suo essere e nel suo divenire e quindi di chi è preoccupato unicamente del proprio individuale destino, non certo di quello collettivo. Tanto che nulla sappiamo, neanche se esistono,  delle diverse visioni di Napoli e del Sud delle forze politiche in campo, e dei suoi leader.

Napoli guarda il suo ombelico (qualche volta è il lungomare, altre volte ciminiere spente da tempoi ormai remoto, altre volte teatri e teatrini), la Campania pensa a svanire in una regione più ampia e nel frattempo sfugge la possibilità di partecipare a quella che Giannola chiama progettualità pianificata. Progettualità di scala nazionale, dove le diverse agende (la logistica, l’energia, la rigenerazione urbana, la gestione integrata delle acque, e altro ancora) chiariscono l’utilizzo della risorsa Sud, il patto di convenienza Nord-Sud. Giannola cita nel suo libro, una lettera che Manlio Rossi-Doria inviò a Francesco Compagna nel 1958: “dal tuo e dal mio scritto come da quelli di Saraceno e cosi via vien fuori una piattaforma politica per il Mezzogiorno molto concreta.

Dobbiamo obbligare tutti uno per uno a prendere netta posizione al riguardo e questo potrà avvenire negli anni prossimi tanto meglio quanto più saranno svincolati dalle attività di partito”. Anche oggi, in un tempo nel quale del Mezzogiorno o non si parla o lo si descrive come Gomorra, occorrerebbe che si partisse dal Sud a proporre soluzioni per il Paese. Nella situazione economica attuale è forse sparito il politico meridionale descritto da Ernesto Rossi come colui che si vende la politica industriale nazionale per il trasferimento di un postino, ma compare tuttavia quello del tutto indifferente alla fuga di giovani cervelli e che sembra unicamente interessato di partecipare, ubbidiente, alla rendita politica.