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INTERVENTO DEL DOTTOR ANTONELLO PERILLO, CAPOREDATTORE DEL TG3 DELLA CAMPANIA, MODERATORE DEL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA FONDAZIONE “REGIONI D’EUROPA” SUL TEMA “IL MEZZOGIORNO D’ITALIA FRA PRESENTE E PASSATO”, SVOLTO A NAPOLI, LUNEDÌ 13 OTTOBRE 2014, PR

Non spetta a me individuare i motivi dell’arretramento del Mezzogiorno, né attribuire colpe alle classi dirigenti - nazionali e meridionali - dell’altro ieri, di ieri e di oggi. Da decenni, su questo argomento, si spendono fiumi d’inchiostro.

La mia unica, incrollabile, certezza è nel fatto che sia arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e di lavorare tutti insieme per il Bene Comune: politici, categorie professionali, sindacati, media. Tutti dobbiamo dare un contributo, chiedendo, innanzitutto, che le politiche di rilancio per il Mezzogiorno vengano finalmente ricollocate tra le priorità del governo e dell’intero sistema-Paese.

Lo dobbiamo soprattutto ai nostri giovani.

La cosa più grave è che in tanti continuano ad emigrare. I dati sono impressionanti. Negli ultimi venti anni sono emigrate dal Sud circa 2 milioni e 700mila persone. Qualcuno sostiene che sembra di essere tornati quasi ai tempi del dopoguerra. Solo che ora ad andare via sono quelli che hanno le potenzialità più elevate nel mondo delle professioni. Se ne vanno al Nord, in gran parte, i giovani che hanno le possibilità economiche di studiare o di fare impresa. E questo sta impietosamente frenando la crescita di una nuova classe dirigente meridionale che sia all’altezza della situazione.

Il rapporto Svimez 2014 parla chiaro. Il divario Nord-Sud è spaventoso. Basti pensare che, per la prima volta,nel Mezzogiorno d’Italia il numero di occupati ha sfondato al ribasso la soglia psicologica dei 6 milioni: il livello più basso dal 1977.

In un articolo sul Corriere del Mezzogiorno, il presidente dello Svimez, Adriano Giannola, ha lanciato una provocazione:in un futuro non troppo lontano il Mezzogiorno potrebbe  svanire per eutanasia. E in effetti, di questo passo, sembra che non s’intraveda speranza in un futuro migliore.

Gli economisti Alberto Quadrio Curzio e Marco Fortis - quest’ultimo ritenuto particolarmente vicino alle posizioni di Matteo Renzi -  dalle colonne del Sole 24 Ore recentemente hanno individuato «quattro pilastri» sui quali, a loro avviso, il Sud potrebbe edificare il proprio rilancio: manifattura, portualità e logistica, agricoltura, turismo.

Concetti simili li ho sentiti, più volte, esprimere da capitani d’industria, leader sindacali, esponenti politici, amministratori meridionali di ogni colore politico. Eppure nulla viene fatto. Si va avanti in modo episodico, disomogeneo, senza una regia comune a livello nazionale che consenta davvero di fare sviluppo. E’ arrivata l’ora di invertire la rotta.

Dice il mio amico Maurizio De Giovanni, grande scrittore, che Napoli è perennemente moribonda e per questo immortale. Forse ha ragione. Ma resterò sempre dell’opinione che, nonostante tutto, Napoli e il Sud abbiano ancora le potenzialità per non essere più un problema ma per trasformarsi, al contrario, in una grande risorsa per l’intero Paese.