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CITTÀ METROPOLITANA, È CALATO IL SILENZIO

La Città Metropolitana è stata, dopo anni di dibattiti e studi, disposta, ormai un anno fa, con la legge 56 del 2014, Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni. E’ nata dalla necessità del Governo Renzi di sopprimere le Province. Risultava evidente che l’articolazione Provincia-Comune era inadeguata per le più importanti agglomerazioni urbane come quella di Napoli, per la complessità delle interrelazioni territoriali e per le politiche di gestione e di sviluppo. Anche perché la legge precedente abrogata prevedeva un meccanismo “volontaristico” di auto determinazione delle scelte organizzative dei Comuni, che non aveva sortito effetti concreti. Purtroppo, l’accelerazione temporale imposta dallo scioglimento delle Province, non appare scevra da analoghe criticità, pure se gli studi non mancano. Solo per citarne due: La Città Metropolitana per lo sviluppo regionale di Francesco Forte, con un saggio di Francesco Crispino, e L’occasione per riparare il territorio di Pietro Rostirolla, Rocco Giordano e Loreto Colombo. Riparazione del territorio e Sviluppo regionale devono essere i due obiettivi della costituenda Città Metropolitana di Napoli. Questo ci pare lo spartiacque tra un’occasione formidabile per l’Area metropolitana più malata d’Italia e l’ennesima sconfitta.
Al confronto con altre esperienze - a gennaio la consulta Milanese ha già approvato il proprio statuto -, vogliamo dirlo chiaramente, le materie trattate dallo statuto della Città metropolitana di Napoli che si va formando devono essere meglio correlate alla legge nazionale, al contenuto del Testo Unico degli Enti locali e, soprattutto, alle esperienze sul campo. Lo Statuto, suggeriamo, deve adeguatamente valutare le materie e l’organizzazione delle funzioni e, quindi, delle competenze tra la Città Metropolitana e i Comuni costituenti che ci piacerebbe chiamare “Municipi”, con riferimento alle materie espressamente identificate dalla legge 56, e a quelle ulteriori sulle quali pure appare necessaria una adeguata e sistematica valutazione.
Alla vigilia delle elezioni regionali, ci saremmo aspettati un confronto di merito sul modello territoriale di riferimento, sul sistema di sviluppo, sulle direttrici economiche e fisiche dello sviluppo. Purtroppo, sono temi assenti. Non disperando che nel breve tempo che intercorre sino al 30 giugno, termine ultimo per l’approvazione dello Statuto della Città Metropolitana, non si possano tesaurizzare le tante esperienze e contributi per conseguire non solo uno Statuto - perché sarebbe riduttivo - bensì per capire come si possa superare il meccanismo “volontaristico” di auto determinazione dei Comuni, e, quindi, la reale forza e l’efficienza della Città Metropolitana. Se ciò non avvenisse, anche in tempi stretti, avremmo una nuova occasione perduta, forse l’ultima. Ecco perché dalle imminenti elezioni regionali deve uscire un Consiglio regionale forte e competente, una guida autorevole, che il Governo nazionale deve ascoltare. E vorremmo anche che, ancor prima del voto di maggio, i cittadini e gli elettori della Campania fossero informati sul loro avvenire.