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CITTÀ METROPOLITANA OLTRE I LOCALISMI

In precedenza,  su queste pagine abbiamo firmato un articolo sul futuro della Città metropolitana di Napoli dal titolo eloquente: Città metropolitana, è calato il silenzio. Ci sono due questioni. La prima è di contenuto: la necessità, appunto, di individuare presto le funzioni, le materie e  le competenze della Città metropolitana, nonché  la volontà e il ruolo della Regione. La seconda è di metodo ed è importante quanto la prima:  individuare il percorso istituzionale “più stingente” per la formazione della Città Metropolitana. Il meccanismo volontaristico, di autodeterminazione delle scelte organizzative posto in capo alla  Regione e ai Comuni, non funzionerà, non sortirà effetti concreti, anzi sarà deleterio. Esso difficilmente sarà in grado di scardinare il peso dell’individualismo, dei particolarismi, dei campanilismi che in Italia hanno condizionato le scelte delle comunità prevalendo rispetto all’associazionismo ed al fare sistema.

La recente legge Delrio, la n. 56 del 2014 non ne appare scevra. Essa è debole nella identificazione dei percorsi istituzionali, in particolare in quelli che dispongono le competenze e le aggregazioni della Città metropolitana,  con il rischio che tutto si riduca ad una maldestra trasfigurazione della vecchia Provincia. In particolare appaiono poco incisivi, anzi decisamente farraginosi, volontaristici e unanimistici, i meccanismi che dovrebbero portare alla elezione del Sindaco e del Consiglio Metropolitano eletti direttamente. Il rischio molto concreto è che la Città Metropolitana resti un organismo di secondo livello come è configurato dalla legge. La rilevanza della Città Metropolitana pretende, invece, un rapporto diretto e non di secondo grado fra gli eletti e i cittadini.

Questa sciagurata eventualità porterebbe in seno il virus della contrapposizione dei localismi e dei particolarismi, in una parola dell’inefficienza. La competizione si posizionerebbe tra i Comuni e i territori nella Città metropolitana, in luogo della competizione con le altre Città metropolitane dell’Italia, soprattutto dell’Europa e del bacino del Mediterraneo. Il vincolo di rappresentanza con i propri territori troverebbe i Sindaci ed i Consiglieri costretti a valutare non la opportunità generale delle scelte per migliorare complessivamente l’Area metropolitana, bensì l’utilità di quelle scelte rispetto al proprio Comune. Consapevoli della storia della nostra Nazione, si deve disegnare un percorso istituzionale obbligatorio e più stringente per superare i localismi, i particolarismi e le contrapposizioni  che si paventano.

L’occasione della formazione dello Statuto Metropolitano può ancora essere il momento di un vero confronto tra le Istituzioni, le organizzazioni di rappresentanza degli interessi diffusi, gli ordini professionali, i cittadini.
Confronto che auspichiamo e sollecitiamo anche in questa fase elettorale, purché il confronto sia su proposte concrete che coinvolgono direttamente tutti. Purtroppo, pare che non ci sia una perfetta percezione della dimensione della questione. Già si paventa un’altra occasione perduta.