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SANITÀ, L’IPOCRISIA DEI “TETTI DI SPESA”

Non bisogna avere una sensibilità particolare o una comprensione specifica per capire che l’interruzione del servizio sanitario ricade negativamente sui cittadini, in particolare su quelli meno fortunati. Ciò è insostenibile in un momento di crisi economica come quello che sta attraversando il Paese.

Il paradosso è che se un giovane professionista si sloga la caviglia giocando a pallone nel mese di marzo, quando ancora non è si è raggiunto il “tetto di spesa”, potrà sottoporsi a una risonanza magnetica pagando solo 56 euro di ticket, che virtualmente alimenta il fondo alla sanità convenzionata,  mentre gli ulteriori 100 euro, circa, saranno a carico del Servizio Sanitario della Regione Campania. Se, però, un ammalato nel mese di ottobre, quando invece si è raggiunto il “tetto di spesa”, dovrà effettuare un controllo per verificare il progredire della malattia, sarà costretto a pagare di tasca propria per gli indispensabili esami di diagnostica per immagini o di laboratorio, poiché il finanziamento della Regione Campania destinato alla branca radiologia nel mese di ottobre è esaurito. Così il “tetto di spesa” ha raggiunto l’obiettivo di risanare il debito della sanità pubblica. A nostro parere un’ipocrisia, “l’omaggio del vizio alla virtù”.

Se il servizio sanitario regionale potesse funzionare anche senza i poliambulatori e le cliniche convenzionate la Regione non dovrebbe affrontare la spesa per la “Convenzionata esterna”. Ma  così non è. Non dovrebbe aumentare il numero dei cittadini che si vedono costretti ad affrontare i viaggi della speranza fuori dalla Campania, verso la Lombardia e l’Emilia Romagna, per avere un servizio più rapido e più efficiente. Un esercito di 89.000 cittadini residenti si fa assistere fuori regione per avere quello che in Campania non ha o ha troppo tardi. La conseguenza è che aumenta l’indebitamento della nostra Regione perché dovrà pur pagare alle altre Regioni le prestazioni sanitari che offrono ai cittadini della Campania.

Le prestazioni sanitarie specifiche diventano a totale carico della Regione solo quando il cittadino è affetto da gravi patologie. Sono le cosiddette “esenzioni per patologia” che assicurano l’erogazione gratuita della glicemia al diabetico o della tac all’ammalato di tumore e così via. Il costo di quelle  prestazioni rappresentano soltanto il 25% della spesa degli ambulatori e  non dovrebbero fermarsi mai, anche a fondo esaurito.

Inoltre, nel periodo autunnale quello in cui il finanziamento regionale è esaurito, si potrà anche chiedere alle strutture accreditate un contributo in termini di “regressione tariffaria”, ovvero erogare le prestazioni sanitarie applicando uno sconto che copre i soli costi di esercizio.

Così facendo, la combinazione dei tre provvedimenti, “la chiarezza della contabilizzazione del finanziamento virtuale con i ticket”,  “l’assistenza per le prestazioni indifferibili” e, infine, “la garanzia alle strutture sanitarie accreditate almeno della copertura dei costi di esercizio, nei mesi di raggiungimento del Tetto di spesa ”, renderebbe più umano e più etico il rapporto del cittadino con il Servizio sanitario regionale, anche in periodi di ristrettezze.