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CERCASI UN PISAPIA NAPOLETANO

In molte fasi, anche difficili, Pisapia è riuscito a imporre una visione "civica", trasversale nel senso migliore, in cui si è riconosciuta la maggioranza dei milanesi. Ha, così, condizionato, positivamente, le classi dirigenti dei partiti. E questo ha sciolto molti nodi e ha fatto la differenza.

Così, la borghesia milanese si è sentita rassicurata e Milano si è potuta giovare di una inedita alleanza fra sensibilità sociali e garanzie liberaldemocratiche.

Il Sindaco Pisapia ha dimostrato di essere aperto all’ascolto dei cittadini e dei corpi intermedi non parassitari, che costituiscono l’autentico tessuto civile di una comunità cittadina democratica. Ha rinvigorito e si è giovato di una struttura amministrativa forte che lo ha reso credibile di fronte al Governo nazionale e lo ha garantito per quelle scelte che hanno avuto bisogno di una sana e robusta azione amministrativa.

Infine, Pisapia ha saputo mostrare una provata esperienza nel contrasto alla criminalità  dalle possibili infiltrazioni nelle pieghe della Pubblica amministrazione.
 
Detto questo, la decisione, dallo stesso Pisapia resa ufficiale, con grande onestà intellettuale, di non cimentarsi per un nuovo mandato è la spia, evidente, di un certo logoramento personale e della crescente difficoltà sua di continuare ad avere un rapporto positivo con le sue componenti politiche di riferimento a cominciare dal Pd.
 
Siamo i primi ad essere consapevoli che nessun modello può essere esportato o imitato. Cambiano rapidamente i tempi, le condizioni storiche, sociali e perfino psicologiche. Ma il modello Pisapia potrebbe servire come orizzonte entro il quale disegnare le specificità napoletane.

Napoli ha bisogno, certo, di regole e rigorosa e corretta amministrazione, ma regole e correttezza non devono tramutarsi in insopportabili vincoli, in lentezze burocratiche, in divieti che spesso appaiono estemporanei se non arbitrari e perfino bizzarri. Di eccesso di regolamentazione si muore. Si pensi, ad esempio, alla vicenda dello stadio San Paolo.

E’ questa la sfida, la scommessa. In questo senso, e solo in questo senso, abbiamo richiamato l’esperienza di Giuliano Pisapia.

Oggi non è possibile tenere separati la scelta dei programmi, delle coalizioni e quella del Sindaco, quasi si possano sovrapporre secondo le convenienze del momento.  Il candidato Sindaco deve rappresentare simbolicamente l’idea di governo della città che si vuole proporre. Solo così si evita il rischio del personalismo (il partito dei sindaci, il partito dei Governatori, il partito del Presidente del Consiglio etc) in una società della comunicazione nella quale l’opinione pubblica giudica e riconosce essenzialmente la figura del leader e molto meno, ormai, quella dei partiti.