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LA FORMAZIONE DELL’OPINIONE PUBBLICA E L’ESERCIZIO DELLA DEMOCRAZIA AL TEMPO DI INTERNET

Sulla base di questi presupposti, corretti, si è convinti che la “rete” (che a differenza dei tradizionali strumenti di informazione non risponde a logiche e desideri di prìncipi-editori) sia la massima garanzia per la formazione libera dell’opinione.

Invece i destinatari finali dell’informazione non possono esercitare alcuna verifica reale sulla natura delle informazioni. L’unica possibilità è affidarsi ai propri giudizi (pregiudizi) sull’attendibilità apparente (apparentemente intrinseca) del mezzo, della rete. Di talché l’informazione e l’opinione, il fine, coincidono col mezzo.

La rete, facebook, i social network, hanno riportato la collettività – traguardo conquistato nei duecento anni compresi tra il Cinquecento e il Settecento – a semplice somma di singoli. Ciascuno è indotto a credere che la propria opinione, una volta affidata alla “magia” della rete, sia condizione non solo necessaria ma anche sufficiente. E così il web si è trasformato in una brutta copia dello “Speakers’ Corner”, il famoso angolo di Hyde Park, a Londra, dove fin dall’Ottocento chiunque può presentarsi e parlare su qualsiasi argomento.

D’altro canto, buona parte della politica, non riuscendo a trovare la chiave per formare una nuova collettività, cavalca a sua volta l’insieme dei singoli, presentandosi populisticamente come “coloro che ascoltano la base”. Ci sono gruppi, su facebook, dove i partecipanti si rivolgono direttamente al singolo rappresentante politico per chiedere la soluzione di un particolare, individuale, problema. E spesso quel rappresentante tiene il loro gioco e li accontenta.

Ma c’è differenza tra amministrazione condominiale e amministrazione politica. La prima non richiede un sistema, un metodo, una prospettiva: affronta un giorno dopo l’altro. La visione d’insieme, unica garanzia di stabilità, progressivamente sparisce. E ciononostante i singoli sono felici, ignari di aver perduto, così, il proprio futuro.

Gratificati dall’autoreferenzialità di questo simulacro di partecipazione democratica, gli ormai ex componenti della collettività hanno perso, senza accorgersene, la possibilità di contribuire a formare un’opinione pubblica, dove la regola è il dialogo, preferendo far parte dell’inutile – in senso democratico – massa delle innumerevoli opinioni private rispetto alle quali il dialogo viene sostituito dal monologo a senso unico alternato.

Il risultato è che ciascuno, paradossalmente soddisfatto da questa inutilità, non ritiene più utile partecipare ulteriormente all’esercizio della democrazia. E così, nelle consultazioni elettorali, la percentuale dei votanti diminuisce sempre più.