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“PRIMARIE UTILI MA SENZA L’ALBO”

 

In questi giorni, stupiva l’assenza del Partito Democratico di Napoli. Poi la svolta, l’indizione, finalmente, staremmo per dire, delle primarie per il sette febbraio. A seguire, poche ore dopo, la prima candidatura ufficiale, quella di Antonio Bassolino. Altre si annunciano sui social a dimostrazione della validità della scelta delle primarie, compiuta anche, diciamolo, per le pressioni dell’opinione pubblica cittadina, soprattutto dei giovani. E cominciano anche, come era prevedibile, gli scontri interni al Partito Democratico e le notizie più o meno fondate su un presunto rinvio di quelle consultazioni.

 

Ci auguriamo per la città di Napoli, che si celebrino primarie veramente aperte. Poi, chi ha filo tesse. E’ fondamentale, però, (in questo momento in cui primeggiano chiacchiere e fanfaronate demagogiche) riaprire un rapporto con i cittadini che non si risolva nel retorico e vuoto ascolto, come si ripete in una stucchevole litania nelle stanze chiuse dei partiti.

 

In questo senso le primarie restano uno strumento da utilizzare fino in fondo e nel modo più libero possibile evitando trucchi, come quelli che si possono nascondere dietro proposte innocenti o innocue. Si sente dire che è indispensabile restringere la platea dei votanti attraverso l’iscrizione ad un albo dei votanti. Nelle attuali condizioni sarebbe, come dire, far votare solo gli iscritti del Partito Democratico. Che senso ha? Si vanificherebbe il valore stesso delle primarie. Sono necessarie, invece, primarie di coalizione come quelle svolte solo poco tempo fa per le elezioni regionali. Primarie combattute ma che si sono svolte in assoluta correttezza.

 

Napoli è piena di energie, di vitalità, di associazioni di volontariato, di difesa dell’ambiente, di lotta alla camorra, disseminati nei quartieri della periferia e del centro. Una leva di giovani scrittori si è affermata a livello nazionale. Talenti come Paolo Sorrentino e Mario Martone lo dimostrano. Sorgono nei quartieri molte associazioni che riscoprono i valori dell’appartenenza alla città. Con essi bisogna aprire un dialogo. Così come bisogna aprire una franca discussione con il Governo nazionale. Ricostruire i rapporti istituzionali sulla base della lealtà e della collaborazione, coinvolgendo i ceti produttivi. Costruire una nuova agenda politica che non si limiti a polemizzare sul lungomare liberato o vietato, su come regolamentare il flusso dei cittadini nella strada dei presepi, o ad invocare legalità e sicurezza, senza, poi, concretamente combattere la malavita organizzata che non sia una solita marcia o fiaccolata.

 

Le primarie aperte e pubblicizzate potranno aiutare il Partito Democratico e, di conseguenza, tutti i partiti della coalizione a misurarsi su questioni vere e, così, a riconciliare la politica con i cittadini. Si vorrà capire tutto questo? Ancora non lo sappiamo. Le classi dirigenti spesso si suicidano inavvertitamente come insegna la storia.