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IL PRECARIATO DILAGANTE NEL SISTEMA SANITARIO

Tutto qui? Neanche per sogno. Il precariato si estende anche a chi ha l’onere di condurre le A.S.L. e le Aziende Ospedaliere che, in buona parte e da quasi un anno sono gestite da Commissari straordinari. Anche qui è difficile uscirne perché la normativa è in evoluzione. E allora? Forse ci vorrà ancora “tempo” per superare il precariato dei Direttori generali.

Finito? No, per niente. C’è un altro precariato che colpisce la figura che maggiormente  si identifica, nell’immaginario collettivo, con chi è il responsabile dell’assistenza: il Primario del Reparto, che oggi si definisce Direttore dell’Unità Operativa Complessa. Ebbene sì, c’è un precariato anche nella conduzione dei reparti, che rende in qualche modo precaria tutta l’organizzazione degli stessi. Il blocco dei concorsi ed il progressivo pensionamento hanno fatto sì che, in alcune realtà, oltre il 50% dei posti di primario sono ormai vacanti e vengono coperti in modo per lo più precario con lettere di affidamento di incarico ad un Dirigente del reparto.  Va dato atto che, comunque, almeno in alcune A.S.L. sono state attivate le procedure contrattuali, che consentono di coprire il posto temporaneamente attraverso una selezione per titoli tra i dirigenti del reparto. Questa norma, però, non è applicata dovunque. E, comunque, risolve il problema per non oltre un anno.

Dove non si fanno queste procedure e, comunque, trascorso l’anno, chi ricopre la responsabilità di un reparto, spesso con strascichi di contestazioni e azioni legali da parte di colleghi che non riconoscono la regolarità dell’affidamento stesso,  non riceve l’adeguamento della retribuzione. In genere, dopo qualche anno si rivolge al giudice del lavoro, il quale di solito gli  riconosce il diritto alla retribuzione come Primario per gli anni pregressi.   Troppo “tempo perso”, troppe interferenze negative della burocrazia nazionale e troppa farraginosità di una normativa in continua evoluzione per avviare a soluzione tutte queste forme di precariato e per avere un sistema sanitario più efficiente.