Contenuto principale

IL MEZZOGIORNO D'ITALIA E NUOVE CLASSI DIRIGENTI

Non è più possibile ripercorrere l’antica strada di un deciso intervento dello Stato, del pubblico, per diminuire il gap fra Mezzogiorno e il resto d’Italia. Non è possibile, se non altro perché mancano le risorse necessarie per affrontare una così grande questione. Ma sono cambiati i tempi in modo radicale. La globalizzazione dei mercati non consente di intervenire sui mercati stessi in modo decisivo, la legislazione europea, corretta o meno che sia, impedisce di fatto di praticare politiche di sostegno all’economia che potrebbero tramutarsi di fatto in politiche che favoriscono una sorta di concorrenza sleale all’interno della vasta comunità europea. Non è più possibile perché, accanto a tanti progressi compiuti grazie all’intervento straordinario dello Stato, nel Mezzogiorno ha proliferato un intervento sprecone e clientelare che ha finito col vanificare le buone intenzioni iniziali.

In queste condizioni il governo italiano ha scelto una strada che potremmo definire pragmatica o anche minimalista. Niente piani elefantiaci, grandi programmi, meno che mai dibattiti e discussioni ideologici. Si pensa di utilizzare al meglio i fondi europei riducendo il ruolo delle regioni e degli enti locali in favore di una cabina di regia centralizzata. Si ritiene di intervenire su questioni specifiche, molto circostanziate, facilmente attuabili e controllabili.

Basterà? È difficile dirlo. Probabilmente no ma, naturalmente, meglio che niente. Non basterà, abbiamo detto, perché la questione è molto più vasta. Innanzitutto è una grande questione politica, perché se non ci si convince che una vera e forte ripresa del Sud d’Italia è necessaria perché l’intero nostro paese e perfino l’Europa possano incamminarsi su un percorso virtuoso di lunga durata, sarà difficile che sia i meridionali sia il resto degli italiani prendano veramente a cuore la nostra questione.

Non saprei dire, naturalmente, cosa possa scuotere il mondo politico e quali possano essere le nuove forme di intervento pubblico che, non solo per il Sud d’Italia ma per gran parte d’Europa, si invocano quando si ammette che bisogna superare la cosiddetta politica del rigore. Ciò che ci sembra di potere constatare amaramente è che, in questo ampio dibattito, ciò che è veramente assente è la voce del Sud. Sia attraverso i partiti politici, che dovrebbero essere i primi soggetti ad intervenire, sia per quanto riguarda le organizzazioni dei lavoratori e degli industriali. Di tanto in tanto si leva qualche voce nel mondo della cultura, ma raramente queste voci trovano veramente udienza. Sommerse semmai da forme di invocazione retorica o romantica di un ritorno ad un antico passato ovviamente ed obiettivamente del tutto fuori dal mondo.

L’augurio è che una nuova classe politica e dirigente si formi anche al Sud, auspichiamo, sulla scia del rinnovamento che, bene o male, con molti limiti e stentatamente si sta comunque affermando nel resto del paese