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UN CANDIDATO DA MANUALE

Chiunque si voglia sobbarcare l’onere e, naturalmente, l’onore di candidarsi alla guida di una grande e difficile città, dovrebbe, a mio modo di vedere, delineare una visione della città fondata sul rilancio di ciò che di buono si è fatto, penso alla metropolitana e alle stazioni dell’arte. E sulla coraggiosa revisione di ciò che ha bloccato lo sviluppo della città in senso moderno. I vincoli nel Piano Regolatore hanno messo indubbiamente in sicurezza il territorio, ma hanno anche reso difficile lo sviluppo della città che deve con gradualità, senza sconvolgimenti trasformarsi per vivere, per essere veramente una metropoli.

Non si tratta di predisporre, sin da oggi, un dettagliato programma amministrativo. Si tratta, invece, di delineare una nuova sensibilità per le questioni che sono sul tappeto. Di considerare vero e necessario che Napoli ha bisogno di un Sindaco che si occupi della quotidiana amministrazione perché sia facilitata la vita dei cittadini. Ed è altrettanto vero che ha bisogno di una personalità forte che sappia recuperare una coesione della società, ormai, dispersa, il senso, cioè, di appartenenza della città e, assieme, toglierla dall’isolamento nella quale si trova. Una città che rischia di essere prigioniera dei suoi tic, prigioniera dell’eterno quanto inutile dibattito sulla sua diversità, fatta di camorra e spettacolare bellezza. Condannandosi, così, ad una eterna marginalità.

Il Partito democratico, il partito che governa il Paese e la Regione, ha il dovere morale e politico di affrontare la questione di petto, senza temere le primarie, naturalmente ripensate e, soprattutto, seriamente regolamentate fin da ora, come si avviano a fare con serietà e sobrietà a Milano. Potrebbe così aversi un Sindaco che si contraddistingua per garbo istituzionale; che non isoli Napoli da Roma. Soprattutto, che sappia “costruire” come esponente di sinistra una larga coalizione e tenere insieme le forze di sinistra con gli strati attivi e sani della società napoletana; con una piccola e media borghesia riottosa verso un nuovo impegno politico; con quelle larghe fasce dei cittadini che vivono ben sotto le soglie del bisogno. E, diciamolo senza infingimenti, sappia e voglia aprire un rapporto franco e costruttivo con l’Ente Regione. Napoli non può essere isolata da Roma, ma deve anche avere un rapporto utile con il vertice regionale. Se Napoli ha bisogno di un rapporto utile con la Regione, nello stesso tempo bisogna chiedersi che cosa sarebbe la Regione senza un rapporto proficuo e funzionale con Napoli, con o senza la definizione della Città Metropolitana. Sono oggettivi i comuni interessi delle due Istituzioni.

In questa prospettiva, a me pare che le primarie normali siano un metodo valido, uno strumento, cioè, utilissimo per coinvolgere la città, chiamarla ad un preliminare confronto sul suo futuro. Sarebbe un modo per preparare una campagna elettorale degna del nome. Per individuare assieme al Sindaco idee, programmi e risorse umane e politiche che a Napoli ci sono, evitando accuratamente la vecchia società cortigiana. Per proporre a Napoli un Sindaco la cui personalità e la cui rilevanza politica consenta di andare “ben oltre i confini del partito stesso”, sia nel campo politico, propriamente detto, sia nei confronti di quel mondo associativo che è parte essenziale del civismo di una città. Un Sindaco, insomma in grado di gestire i rapporti istituzionali con capacità, autorevolezza e garbo istituzionale.