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“IL CENTRALISMO DI RENZI E LA CIVILTA’ COMUNALE”

L'Italia è il Paese di una civiltà "di Città generatrici di Città" come sosteneva Carlo Cattaneo. In essa si sviluppano energie imprevedibili. La civiltà comunale è stata ed è fondamentale per la nostra storia. Tante differenze che insieme costituiscono una grande ricchezza. La figura del Sindaco è centrale nella vita politica, non a caso nell’immaginario collettivo rimane quella più avvertita, amata o avversata dai cittadini.

Non verremo fuori dalla crisi e dalle drammatiche lacerazioni territoriali e generazionali se già oggi, in occasione delle prossime elezioni per eleggere il Sindaco e il Consiglio comunale di Napoli, non imboccheremo una strada diametralmente opposta a quella corrente. Non sarà il neo-centralismo spinto ad imporre comportamenti amministrativi virtuosi o rallentare il declino del Paese. Dovrebbe saperlo il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per la sua biografia politica e l’esperienza di Sindaco.

E’ indispensabile reagire facendo leva sulla regola aurea di fare di più e meglio, eliminando sprechi e diseconomie ma non certo soffocando i bilanci e le prerogative dei Comuni. In questa prospettiva il Governo nazionale deve essere posto al servizio del territorio alimentando nuove intraprendenze, relazioni virtuose, cultura d'impresa, creazione e valorizzazione del lavoro.
 
Che senso possono avere le elezioni amministrative senza che emergano con chiarezza i tempi, le modalità di attuazione e i costi di programmi concreti e delle scelte amministrative?  Le persone su cui investire, in quanto affidabili per visione ed autonomia istituzionale?

Il dibattito politico in città, fra il sostanziale disinteresse dell’opinione pubblica, sembra confinarsi nei vecchi schemi politici di intese ed alleanze fra partiti politici sempre più autoreferenziali, incapaci di sintonizzarsi con la realtà.  Non vi è nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. La stessa antipolitica organizzata nel Movimento 5 Stelle, dopo le vicende di Quarto, mostra tutti i suoi limiti e sembra in ritirata. La partita, dunque, sembra giocarsi su un fronte del tutto inedito.

A Napoli si avverte un mutamento della cultura sociale. E’ in corso una voglia rinnovata di costruire,  senza forme estreme di populismo, un rapporto diretto con le associazioni di cittadini e con le rappresentanze di interessi produttivi non speculativi. I partiti politici non s’accorgono che la città è un laboratorio di confronto che potrebbe aprire scenari nuovi. E’ comprensibile e perfino auspicabile, perciò, che si provi a supplire la liturgia della politica organizzata. Gli accordi nei partiti e fra i partiti propongono solo false sicurezze, già produttrici di sconfitte. Napoli può indicare nuove rotte all’intero Paese.