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“IL SINDACO SARA’ METROPOLITANO”

Una politica economica d'insieme dovrebbe porre la città di Napoli nelle condizioni di dialogare con enti nazionali e transnazionali in maniera autonoma, con un’unica guida.

Chi parla di questo scenario agli elettori napoletani?  Non crediamo “nelle città felici” come diceva Vittorio de Caprariis, né pensiamo che si possano compilare “liste per le trattorie del futuro”. Qui si tratta di rivoltare come un calzino le Istituzioni locali, di cambiare la mentalità del ceto politico, degli imprenditori e delle organizzazioni sindacali, di quello che rimane del lavoro dipendente, di tenere conto di una fascia di emarginati, di giovani e vecchi, che aumenta in modo esponenziale. E’ necessario che gli elettori sappiano e siano coinvolti in questa prospettiva.

Il Consiglio comunale di Napoli, come tutte le istituzioni rappresentative, è in bilico fra il luogo classico della democrazia fondata  sui partiti che almeno a Napoli non ci pare diano segni di vitalità, nello stesso tempo è quello in cui si afferma il ruolo forte del Sindaco eletto direttamente dai cittadini. Siamo nel guado: da un lato c’è una concezione della democrazia rappresentativa troppo lenta e farraginosa, rispetto alla velocità dei mutamenti sociali, economici e tecnologici, che non ha più un  aggancio reale con la società, dall’altro lato una democrazia che vuole essere decisionista, nella quale il rapporto fra il cittadino-elettore e il Sindaco è stretto e non è più mediato dai partiti. Perciò i candidati a Sindaco devono parlare in campagna elettorale non solo di come intendono affrontare i problemi cittadini, ma anche delle politiche pubbliche che interesseranno la Città metropolitana.

Le istituzioni sono formule vuote se l’uomo non vi mette, di volta in volta, il contenuto delle sue passioni. I partiti che dovrebbero sostanziarle sembra quasi che non partecipino alla campagna elettorale. E’ giocoforza, quindi, provarsi a sperimentare nuove forme di aggregazioni politiche, fondate sulla condivisione di idee e di programmi   e sviluppare un civismo benemerito che supplisca l’afasia dei partiti e  tenti di ripristinare  il rapporto fra le Istituzioni e gli elettori.