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“LA FONDAZIONE BANCO DI NAPOLI”

Il Banco di Napoli venne trasformato in Società per Azioni nel 1991. Alla Fondazione Istituto Banco di Napoli furono attribuite 500 milioni di azioni per un valore di 1.988,5 miliardi di vecchie lire.  Nel 1996, però, il capitale della Società per Azione fu azzerato in virtù di una enorme perdita rilevata sulla base di una ispezione della Banca d’Italia, determinando un danno rilevantissimo per gli azionisti e per la Fondazione e, di conseguenza, per Napoli.  Aggiungeremmo per tutto il Sud Italia. E’ bene ricordare che la Fondazione ha come scopo la promozione dello sviluppo economico e culturale, il perseguimento di fini di interesse sociale, della ricerca scientifica e tecnologica, dell’educazione e della formazione, dell’arte e dei beni culturali, del volontariato e della filantropia.

La S.G.A. s.p.a.  ha portato a termine e con grande profitto la sua attività riscuotendo buona parte dei crediti del Banco di Napoli. Con il decreto legge viene acquisita dal Ministero dell’Economia ad un prezzo irrisorio. Ciò ha provocato la richiesta di convocazione del Consiglio Generale del professore Francesco Fimmanò, per l’assunzione degli opportuni provvedimenti a tutela della Fondazione bancaria.

Egli nella sua lettera sostiene che quanto è accaduto in questi anni, “evidenzierebbe che le perdite che generarono l’azzeramento e conseguente il danno per la Fondazione sarebbero state enormemente sovrastimate, con una sorta di eccesso di prudenza secondo una lettura in buona fede. In ogni caso delle due l’una: o le perdite all’improvviso affiorate furono frutto della culpa in vigilando, o al contrario  non esistevano affatto, come conclama il decreto legge.” E conclude Fimmanò nella sua lettera “Come noto nella operazione concepita come pseudo-salvataggio venne creata la S.G.A., una società veicolo, che acquistò tutti quei crediti a rischio del Banco Napoli. Grazie agli incassi delle somme recuperate, il “debito” della S.G.A. si è via via ridotto, poi annullato e poi trasformato in un affare colossale. E non è possibile e/o tollerabile che leggi dello Stato avallino operazioni con queste risultanze finali senza meccanismi di compensazione risarcitoria. E’ assolutamente immaginabile che tutto sia avvenuto in buona fede, ma in tal caso a maggior ragione va in altrettanta buona fede risarcita la Fondazione con le risorse risultanti, che viceversa vengono dirottate aliunde.”.

Scritto questo, il consigliere Fimmanò chiede appunto “di convocare senza indugio il Consiglio Generale al fine di discutere della fattispecie in oggetto” e “di  porre in essere tutte le iniziative giudiziali e stragiudiziali a tutela delle legittime ragioni e prerogative della Fondazione.”.

La Fondazione andrà fino in fondo alla richiesta del suo componente? O quella richiesta approderà e si concluderà nel dibattito interno all’organismo di indirizzo della Fondazione? Non abbiamo elementi per saperlo. Certo, sarebbe nell’interesse della città di Napoli e del Mezzogiorno che si vada fino in fondo nell’approfondire ogni aspetto della vicenda.