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“LA CITTA COSMOPOLITA DOVE SI VIVE MALE”

Il nodo per il governo della città è come irrobustire, appunto, le condizioni necessarie per proiettare e ancorare la città ad un orizzonte decisamente cosmopolita, e, nello stesso tempo, come attutire quelle che ne hanno decretato da tempo uno scivolamento ai livelli bassi delle graduatorie della vivibilità e delle condizioni economiche e sociali. Alle spalle abbiamo decenni di smantellamento della struttura industriale pubblica, che era di non poco conto, senza aver capito nei decenni scorsi come entrare nell’età della rimodulazione del sistema produttivo urbano, di un’economia postfordista legata alla conoscenza e al lavoro cognitivo.

Questo, in primo luogo, è lo scenario di fondo in relazione al quale il dibattito pubblico non ha ancora maturato una sicurezza nelle risposte. Ma l’organizzazione del governo comunale deve tenere conto, in secondo luogo, anche dell’ombra lunga data dalle politiche dello Stato-nazione, ancora fortemente accentrati e restii a riconoscere un vero, seppure regolato, decentramento di risorse finanziarie e di scelte nazionali per lo sviluppo dell’economia dei territori.

Napoli appartiene a quell’area dell’Unione Europea maggiormente colpita dalla crisi economica e stretta nella morsa dell’austerità imposta dalla politica comunitaria. Gli effetti si avvertono maggiormente nelle città, soprattutto se si impone una centralizzazione del potere e una costante diminuzione dei finanziamenti dello Stato alle finanze comunali.

Al venir meno del sistema delle sicurezze sociali assicurato dallo Stato, ne è conseguito che si riversano sulle amministrazione del Comune i bisogni primari e le necessità dei cittadini meno abbienti. La città si vede costretta a supplire a funzioni importanti dello Stato.

Non ci ha aiutato, finora, di analizzare le politiche del governo comunale e della Città metropolitana la continua sbornia delle polemiche politiche, di quelle pre elettorali e post elettorali. Ha pregiudicato, come abbiamo scritto, lo strangolamento della finanza comunale, l’assottigliamento dello Stato sociale e l’ingerenza dello Stato nazionale.

Si deve ritornare a parlare del governo di Napoli nell’orizzonte metropolitano. Sbaglieremmo, però, se ritornassimo a parlarne con i vecchi schemi perché mentre lo spazio urbano ha visto aumentare le opportunità in un quadro globale, la precarietà mina le certezze di un’intera generazione.