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La nostra identità

I Repubblicani Democratici nascono dal Repubblicanesimo storico nell’intento di rinnovare quell’antica tradizione in una società complessa e articolata, per tanti aspetti diversa da quella che solo qualche decennio fa abbiamo conosciuto.
L’aggettivo democratico qualifica in modo specifico il Repubblicanesimo attuale. Qualificazione che sarebbe altrimenti implicita nel sostantivo stesso. Nella temperie politica e culturale degli ultimi anni, sta a qualificare e a ribadire l’attenzione e l’impegno per i temi dell’equità , della giustizia sociale, delle garanzie dello Stato di diritto, certi che la libertà possiede la forza di combattere le insidie che i suoi nemici opporranno sempre al suo faticoso cammino. Questioni che nessuna particolare contingenza politica può accantonare.
I Repubblicani Democratici sono convinti che i principii fondamentali della Democrazia Liberale, per non risalire alle “virtù civiche” del Repubblicanesimo antico, siano oggi centrali per la vita etico-politica, sebbene, a volte disattesi se non apertamente osteggiati.
Il nuovo sistema economico che da qualche decennio si è configurato, quello che frettolosamente si denomina globalizzazione dell’economia, assieme ad indubitabili vantaggi ha creato profonde lacerazioni; ha posto sul tappeto problemi di tipo nuovo. I Repubblicani Democratici sono convinti che l’etica e la politica debbano precedere, guidare e governare l’economia, mentre oggi sta accadendo l’esatto contrario. Essere favorevoli al libero mercato, alla concorrenza, alla libera circolazione delle idee e degli uomini, senza barriere e frontiere, non significa ritenere che qualunque altro principio debba considerarsi un mero ostacolo alla libera iniziativa.
Per questo motivo i Repubblicani Democratici ritengono che il libero sviluppo dell’economia debba avvenire sempre in un orizzonte etico-politico nel quale i principii di libertà , democrazia ed equità siano rispettati, e che vengano offerte a tutti uguali possibilità . Qui si situa la convergenza fra il Repubblicanesimo storico e il Liberalismo Democratico, che si distingue nettamente dal puro liberismo economico dal liberalismo conservatore.
Coerenti con questa generale visione del mondo, i Repubblicani Democratici ritengono prioritaria e decisiva la costituzione di organismi internazionali e sovranazionali in grado di regolare la convivenza civile fra i popoli e dominare lo sviluppo sfrenato del capitalismo. Organismi, naturalmente, fondati sui principii della democrazia e della libertà e perciò liberamente scelti e resi forti dai cittadini secondo i criteri e i metodi della democrazia.


Elezioni Amministrative per il rinnovo del Comune

Elezioni Amministrative per il rinnovo del Comune Castellammare di Stabia - 12 aprile 1982. Intervento alla manifestazione repubblicana del Presidente del Consiglio, Giovanni Spadolini. Al tavolo della Presidenza: il Ministro Francesco Compagna, il segretario provinciale di Napoli Giuseppe Ossorio, il segretario regionale Antonio La Mura, il segretario della sezione Castellammare di Stabia Franco Amodio e MimଠCavezza.


L’Europa

È, dunque, prioritaria la creazione di un’Europa Unita, sempre più fondata su valori condivisi e capace di operare concretamente non solo sul terreno economico. I Repubblicani Democratici esprimono soddisfazione, dunque, per l’approvazione della Costituzione europea ma, al tempo stesso, preoccupazione perché non sembra essere ancora sentita appieno e vissuta dai popoli europei come una Carta fondamentale dei doveri e dei diritti.
Sarà l’Europa unita a dover e poter affrontare e fronteggiare la grande questione delle migrazioni per costituirsi come un grande Stato multiculturale. Ciò deve avvenire con spirito di tolleranza e responsabilità assieme, evitando ogni forma di demagogia, sia che tenda ad immaginare un astratto mondo di pacifica convivenza, sia che tenda a prefigurare una improbabile cortina di ferro fra “noi” e gli “altri”.
L’unificazione europea, proprio perché si fonda sui principii di libertà e democrazia non può, in nessun modo, configurarsi, come pure da più parti si viene sostenendo, come un grande organismo politico ostile agli Stati Uniti d’America, o quantomeno equidistante tra essi e le altre potenze nazionali. L’autonomia e l’identità culturale dei tanti Stati europei che si unificano per creare la più grande federazione del mondo, non possono essere interpretati, come fanno per motivi opposti l’estrema destra e l’estrema sinistra, elementi di conflittualità con la grande democrazia americana, al di là delle possibili e talvolta necessarie divergenze di opinione circa questioni politiche contingenti ma di grande rilevanza.
Per quanto riguarda la nostra Italia, i Repubblicani Democratici sono convinti che essa debba aderire pienamente alla nuova Costituzione europea pur senza perdere i connotati tipici dello Stato nazionale. La cessione di quote di sovranità , dalla politica estera a quella economica e ambientale non deve compromettere, sul piano culturale e sociale l’identità del nostro paese. In tale spirito i Repubblicani Democratici possono tranquillamente definirsi federalisti, nel senso che diversi popoli e diverse nazioni tendono liberamente ad unirsi sottomettendosi a regole comuni largamente e democraticamente condivise. I Repubblicani Democratici, però, sono agli antipodi del federalismo se per esso s’intenda quella mostruosità secondo la quale l’Italia unita, che a sua volta deve unirsi all’Europa, debba invece frammentarsi secondo spinte particolaristiche ed egoistiche, regionalistiche quando non municipalistiche.
Tessera di Democrazia Repubblicana, anno 1946, la formazione politica costituita da Ferruccio Parri ed Ugo La Malfa, dopo il distacco dal Partito dAzione.
Tessera di Democrazia Repubblicana, anno 1946, la formazione politica costituita da Ferruccio Parri ed Ugo La Malfa, dopo il distacco dal Partito d'Azione.


Le Istituzioni e la politica

È, pertanto, necessario ridisegnare ancora una volta le istituzioni italiane che, in questi anni di convulsioni politiche, sono andate smarrendo la loro stessa ragion d’essere, la loro coerenza. Il sistema maggioritario, ad esempio, in parte adottato non può rimanere tale senza che ad esso si affianchino altre riforme del sistema politico capaci di bilanciare la forza della maggioranza che rischia oggi di diventare prepotenza. È necessario che si riconsideri la riforma federalista da poco approvata che rischia di creare soltanto lacerazione fra Stato ed Enti locali senza garantire reale autonomia e indebolendo ancor di più le regioni più deboli e, soprattutto, il Mezzogiorno d€™Italia.
I Repubblicani Democratici, infatti, ritengono che la €œQuestione Meridionale€ abbia mutato i suoi connotati ma non sia, per questo, scomparsa. Se è vero che il Sud del nostro paese è molto progredito rispetto a quello descritto dai meridionalisti classici, rimane, comunque, in difficoltà , non solo rispetto ad alcune regioni italiane ma anche rispetto alle regioni più avanzate d’Europa. La nuova questione meridionale va impostata, dunque, nell’orizzonte di una più efficiente organizzazione dello Stato sociale, privilegiando settori fondamentali come quelli della ricerca scientifica, della pubblica istruzione e di uno sviluppo economico fondato sulla qualità e l’innovazione.
Nel ridisegnare la mappa delle istituzioni italiane, rimane fondamentale per iRepubblicani Democratici la difesa e l’incremento della scuola pubblica. Non solo per i motivi storici che ben si conoscono, ma perché oggi la scuola dovrà assumersi un altro grandissimo compito, quello di divenire lo strumento fondamentale per l’integrazione dei tanti immigrati che inevitabilmente verranno ad abitare e a lavorare nel nostro paese. Solo la scuola pubblica, infatti, garantendo l’identità culturale del paese, garantisce allo stesso modo i diritti di tutti coloro che vi accedono. Vi dovesse essere una preminenza della scuola privata, ci troveremmo presto a dover assistere ad un preoccupante, pericoloso urto fra scuole fortemente caratterizzate sul piano ideologico e religioso.
Sul terreno della politica economica, nel rispetto delle indicazioni fondamentali della Commissione europea, è indubitabile che si debba ripensare l’intero assetto dello Stato sociale e comprendere quali possano essere i termini di un nuovo intervento dello Stato in economia. Nessuna nostalgia per lo statalismo assistenziale o per un certo tipo di meridionalismo, ma è fuori dubbio che non è possibile creare sviluppo senza tener conto anche dei disagi sociali e civili che larghi strati della popolazione ancora sopportano.
In questo quadro rientra, ad esempio, un’intelligente politica di difesa dell’ambiente e dei beni culturali. Non si può convenire né con il fondamentalismo ecologico che vorrebbe impedire qualunque intervento sul territorio, ma nemmeno è possibile credere che ambiente e beni culturali siano una mera risorsa da sfruttare, molto spesso a fini puramente privati.
Centrale diventa la questione del lavoro, intesa in modo del tutto nuovo. Oggi i nuovi proletari, i nuovi diseredati, non sono più soltanto i contadini e gli operai di un tempo. Diventano tali larghi settori del cosiddetto ceto medio, mentre la mobilità sociale sembra premiare soltanto alcuni ristretti segmenti della società . La via nuova da seguire è quella di una radicale innovazione del lavoro tradizionalmente inteso, immaginando nuove forme di organizzazione del lavoro e di ridistribuzione del reddito.
Lo Stato di diritto, le garanzie della libertà , non possono in alcun modo essere sottomesse ad esigenze economiche.
I Repubblicani Democratici auspicano che i partiti, le associazioni, i movimenti che si richiamano alla democrazia repubblicana e alla democrazia liberale, all’azionismo come al socialismo liberale, possano trovare in questa particolare fase della storia italiana ed europea nuovi momenti di confronto e di incontro necessario in un momento in cui integralismi ideologici e religiosi, che sembravano sopiti o scomparsi, riemergono con nuova prepotenza.