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I luigini contro i contadini

Da “la Repubblica” di giovedì 28 luglio 2011

Di Giuseppe Ossorio
 
Un nuovo “Manifesto a sinistra”. L’ha pubblicato qualche giorno fa la Repubblica. E con i problemi che abbiamo a Napoli, avrei avuto molti dubbi a leggerlo se a firmarlo non fossero personalità note del riformismo socialista, postcomunista, liberale e di un certo cattolicesimo democratico. Forse, per alcuni versi potrebbe interessare anche il centrodestra.
Il punto centrale è ancora il tentativo di mettere assieme quei riformismi. Ciò che era all’origine del Partito democratico. Ma è noto che i gruppi dirigenti provenienti dalla Dc e dal vecchio Pci, poi Pds e, successivamente, Ds, non hanno saputo o voluto interpretare quel tentativo.
Il “Manifesto” sarebbe stato pi๠costruttivo se avesse indicato le fondamenta di un moderno partito. Come dice Aldo Trione, attualizzando “ la grande lezione del meridionalismo democratico e liberale, di liberarsi di vecchie e ingombranti eredità ideologiche”, per confrontarsi con la sfida dei tempi nuovi.
Il punto è che manca una leadership nazionale non incline alla protezione dei corporativismi di categoria e territoriali. Troppi sono i privilegi custoditi da una società ingessata e invecchiata, spesso mascherati da Stato sociale. Sono proprio necessarie, per esempio, le Province con una Regione forte e onnipresente? E gli Ordini professionali, così come sono, davvero servono alle libere professioni e alla nostra economia?
Ecco, questo avremmo voluto leggere nel “Manifesto a sinistra”.
L’analogia con il centrodestra è nella rivoluzione liberale mancata. Infatti, era al centro del progetto politico del centrodestra, come promessa di saldare la voglia di intraprendere e di crescere del ceto medio con l’impellente necessità dei ceti svantaggiati e dei giovani. Di ritornare ad essere economicamente e politicamente integrati nello sviluppo della società italiana. Avrà la forza il centrodestra di ritornare a quei programmi?
La realtà è ben diversa. Vedo le cose come sono e non come dovrebbero essere. Non ci sarà alcuna rivoluzione liberale. Né a destra, né a sinistra. Né vi sarà un profondo cambiamento per modernizzare la nostra società . Da qui il possibile fallimento del bipolarismo italiano.
A cosa porterà questa mancanza di coraggio? La risposta è sotto i nostri occhi: il nostro impoverimento è ineluttabile e progressivo. I laureati alla soglia dei 35 anni non lavorano. Sono gli invisibili, gli scoraggiati. Si parla di spreco di cervelli. L’ultima indagine di Banca Italia ci dice che in Campania il 32,9% dei laureati fino a 34 anni si trova in una condizione di apatia e di perdita di speranza. 
Nel “Manifesto a sinistra” avrei voluto leggere come sbloccare la nostra società . In Italia e nel Mezzogiorno è in atto un grande scontro di classe. Nessuno lo dice ed è miope chi non lo vede. Non è lo scontro di classe dell’utopia comunista. Carlo Levi l’aveva già scritto: i Luigini contro i Contadini. I Luigini sono i “fisiocraticamente parassiti”, sono gli spartitori delle rendite. I Contadini sono gli artigiani, i piccoli imprenditori, i lavoratori precari e a tempo determinato. È questa conservazione degli equilibri che alimenta la crisi della politica.  
In Italia, e a Napoli in modo vistoso e quasi paradigmatico, monta sempre pi๠quella che molti definiscono l’antipolitica. Un sentimento collettivo, rancoroso e pericoloso per le sorti stesse della democrazia. Se i partiti di tutti gli schieramenti e le classi dirigenti non dimostreranno di avere le idee chiare vivremo momenti traumatici. Qui non è in gioco, come sembra emergere a volte dal pettegolezzo politico, la sorte di un governo, di un partito o di una corrente. Ci troviamo al cospetto di un cambio di sistema. Un terremoto che colpirà tutti i partiti. Solo chi riuscirà a rinnovarsi e a ricostruirsi su nuove fondamenta potrà candidarsi a guidare il paese. Invece, tutti si concentrano sul terreno tattico del posizionamento. Chi in cerca di alleanze forse impossibili, chi in attesa di eredità che forse non ci saranno. Mentre sarebbe il caso, responsabilmente, di ricostruire assieme le irrinunciabili regole di una democrazia liberale moderna.