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Partecipare va bene ma ditemi a che cosa

di Giuseppe Ossorio
Vicepresidente Commissione Bilancio della Camera dei Deputati
 
da “la Repubblica” di martedì 18 settembre 2007
 
Da troppo tempo il dibattito attorno al Partito democratico si svolge, essenzialmente, sui modi della partecipazione o su categorie francamente estranee alla politica. Che non è un modo per frenare l'antipolitica e il qualunquismo ma, semmai, per alimentarli. Perciò ritengo interessante l'intervento di Ernesto Paolozzi su "Repubblica" di ieri, che rispecchia, sia pure in est rema sintesi, il con tenuto di un suo saggio sul Pd edito recentemente. La grande novità che il Pd può rappresentare consiste infatti nel saper costruire un soggetto politico nuovo che, avendo le radici ben piantale nella storia, sappia superare i limiti oggettivi del riformismo cattolico democratico, socialista e liberaldemocralico i quali, presi separatamente, stentano a fronteggiare le nuove sfide della modernità e non riescono a comprendere, in tutta la sua complessità, lo sviluppo della società contemporanea.
Meno che mai ritengo che la soluzione del problema consista nel riproporre una ricetta liberista con connotati"' progressisti o di sinistra. Il recupero vero che va fatto è quello del liberalismo e del repubblicanesimo democratico in tutte le loro accezioni, ma con l'umiltà, dettata dall'intelligenza, di comprendere che tale tradizione necessita di essere profondamente rinnovata e contaminata con le altre tradizioni politiche del riformismo. Prendiamo, ad esempio, il tema del rapporto Stato-Chiesa. La questione oggi non è più quella di definire dettagliatamente i rapporti giuridici e politici (qui vale ancora il punto di vista di Cavour o anche di Alcide De Gasperi). Ma è quello di dare risposta, dal punto di vista della politica e dell'etica politica, ai temi sollevati dagli ultimi pontificati rispetto alla grande questione del relativismo. In una società complessa e tollerante c'è posto per principi che si possono ritenere validi in eterno? È un problema, questo, che tocca il laico come il credente. Ragionamenti analoghi si possono svolgere attorno ai temi dell'economia globalizzata, dell'ambiente, del rapporto fra Nord e Sud nel mondo e nei singoli paesi, dell'informazione. II nascente Partito democratico potrebbe avere gli strumenti per affrontare tali questioni se veramente si costituirà come soggetto politico nel quale due grandi partiti che rappresentano due grandi tradizioni si unificheranno aprendo le porte ai contributi di tanti altri soggetti politici che, a loro volta, non trovano cittadinanza in altri schieramenti.
Purtroppo finora il dibattito si è svolto essenzialmente, come si è detto, sui modi della partecipazione dei cittadini, capovolgendo il mondo. Perché prima va stabilito cosa si vuol fare e poi, attorno a un progetto forte e condiviso, si ricercano i modi per la più larga partecipazione. Insomma, discutere un po' di più delle differenze fra nuova sinistra e destra populista, delle questioni pressanti della nostra contemporaneità, e un po' meno di come si dovrà votare alle primarie.