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Etica e conti pubblici: subito la legge per una spesa virtuosa

di Giuseppe Ossorio
Vicepresidente Commissione Bilancio della Camera dei Deputati
 
dalla prima pagina de Il Denaro – venerdì 25 maggio 2007
 
La questione morale: è questo il vero nocciolo del dibattito pubblico di questi giorni sui costi della politica. La querelle merita molta attenzione e impone di osservare l'altra faccia della medaglia: ossia l'aspetto qualitativo dell'azione dei pubblici poteri. Perché a ben vedere l'etica politica è connessa alla disfunzione della spesa pubblica e può trovare soluzione soltanto in una maggiore produttività delle risorse pubbliche e in un loro uso trasparente ed efficace. La parola chiave dunque è 'qualità' della spesa, da rendere produttiva attraverso verifiche, controlli, gestione diretta, deburocratizzazione, trasparenza.
Serve pertanto un serio intervento legislativo che renda concreto tutto questo. Occorre configurare un modello che sia in grado di misurare le performance degli amministratori statali e locali e che una volta configurato, possa essere applicato ad altri organi dell'amministrazione statale e locale e delle società partecipate dallo Stato. La proposta di legge che porta la mia firma e che mi accingo a presentare in Parlamento, punta proprio alla creazione di una Unità di Valu-tazione che si richiama ai criteri dell'Ocse di imparzialità, legalità, trasparenza, efficienza, uguaglianza, responsabilità e giustizia. Un organo di monitoraggio che verifica la qualità delle politiche pubbliche di Governo, Enti territoriali, Enti locali e delle società a essi riconducibili. Pensiamo ad esempi concreti, alle società partecipate dallo Stato, come l'ex Sviluppo Italia, o di aziende pubbliche come la Rai, fonte di grandi opportunità in origine, ma poi oggetto di sprechi e diseconomie. Per le quali non basta abbattere i costi, ridimensionando il numero di consulenti e manager. Per le quali urge un serio e continuo controllo di gestione e qualità super partes. La mia proposta di legge stabilisce che nel caso di valutazioni negative sull'operato delle società controllate e partecipate, per inefficienza o assenza di interesse generale, l'Unità riferisca alla Camera e al Senato che convoca il ministro competente, sollecitando la dismissione della partecipazione azionaria governativa. Se questa Unità fosse stata attiva in passato, nel caso di gestioni come quella di Alitalia, Ferrovie dello Stato o della Cit, lo Stato non si sarebbe reso partecipe di un simile scempio nei confronti dei cittadini, e di un tale aggravio di spese per le finanze pubbliche. E' lodevole che siano i mass media, o il giornalismo di inchiesta a farsi spesso carico di svelare il marcio della gestione pubblica. Ma sarebbe decisamente più responsabilizzante per la classe dirigente del Paese, se a riferire in Parlamento fosse periodicamente un organo di controllo voluto proprio dal Parlamento.