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Zone franca cavallo di Troia

di Guido Donatone
Presidente di Italia Nostra Sezione di Napoli
 
da “la Repubblica” di sabato 5 maggio 2007
 
Nel dibattilo sulla zona franca, la posizione I che mi sembra condivisibile è quella di Giuseppe Ossorio, favorevole all'individuazione di due zone: una a est, indicata dalla giunta comunale, l'altra nell'ambito del centro storico riconosciuto dall'Unesco, come previsto nella Finanziaria grazie a un emendamento dello stesso Ossorio. Aggiungo: con differenziati criteri e modalità delle agevolazioni e fiscalità di vantaggio per le due aree, per le quali il piano regolatore prescrive diversificate normative d'intervento.
Sarebbe superfluo ma è opportuno sottolineare che le perplessità già avanzale da Italia Nostra ('Repubblica" del 24-11-2006) sulla operazione zona franca senza le necessarie misure di cautela e di adeguamento sono dettate dalla primaria esigenza della tutela del centro storico. La salvaguardia e la conservazione dello stesso si deve, è opportuno ricordarlo, all'azione di Antonio Iannello di Italia Nostra, il quale nel 1972 riuscì a far modificare dal ministero dei Lavori pubblici il piano regolatore varato dal Comune, introducendovi la rigorosa normativa di restauro conservativo del centro storico, recepita anche dall'attuale piano.
I sostenitori a oltranza della zona franca nel centro storico, come Giulio Pane ("Repubblica"di ieri) continuano a fare riferimento alle riuscite esperienze francesi. Già in un precedente contributo lo stesso Pane ("Repubblica" 12-11-2006) così definiva le caratteristiche dell'operazione zona franca da applicare anche al centro storico: «riqualificazione di ambiti urbani degradati da risanare... da integrare con opportuni interventi funzionali...». Nel successivo, citato intervento oggi ammette che «le norme francesi debbono trovare... un adeguamento alle condizioni locali». Infatti il piano regolatore vigerne non consente affatto interventi di integrazione edilizia, ma solo di restauro conservativo nel centro storico, lì strano che non ci si avveda che la zona franca costituisce un cavallo di Troia per scardinare surrettiziamente i vincoli previsti dal piano (non a caso tra i sostenitori della zona franca nel centro storico è presente la firma di un architetto che è stato uno dei principali promotori del famigerato "Regno del Possibile").
Fuorviante è richiamare, come fa Pane, l'esempio della zona franca nel quartiere Marais di Parigi, dove sono state insediate imprese industriali medio-piccole: ciò era possibile perché non esisteva alcun vincolo come quello previsto per il tessuto edilizio storico napoletano. Insomma in questa occasione bisogna dare atto al sindaco Iervolino e al vicesindaco Santangelo di aver mantellina ferma la coerente posizione di garanti del piano, escludendo che si possano promuovere iniziative industriali anche se medio-piccole nel centro storico, dove sono da sostenere e promuovere invece attività artigianali e commerciali compatibili con l'ambiente. Il problema della rivitalizzazione del centro storico resta quello del reperimento dei fondi per il restauro dell'edilizia degradata di proprietà del Comune e di chi non dispone di mezzi finanziari, come è stato da tempo già fatto dall'amministrazione comunale di Bologna.