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Zone franche urbane: il Centro storico di Napoli è l’area più adatta

di Giuseppe Ossorio
Vicepresidente Commissione Bilancio della Camera dei Deputati
 
dal Corriere del Mezzogiorno del 1 maggio 2007
 
Caro direttore, come deputato tento di non perdere di vista i problemi della mia città. Ecco perché alla prima lettura, in Commissione Bilancio, dell'ultima legge Finanziaria dove si prevedevano le Zone Franche Urbane (meglio sarebbe stato zona a fiscalità differenziata) per le «... aree e i quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno...» mi parve giusto proporre un emendamento - approvato dal Parlamento - a favore del Centro Storico di Napoli. Ritenni, cioè, di proporre un'opportunità per i quartieri che costituiscono il cuore della città, la sua memoria storica. Il Centro Storico di Napoli ha, rispetto agli altri quartieri, una grande potenzialità che deve essere valorizzata, che può fungere da volano per la ripresa socio-economica dell'intera città. È un'area che presenta una indubbia necessità di un profondo recupero urbano, rappresentando un quartiere notevolmente degradato, ma è altresì caratterizzata da un'indiscutibile forza di attrattiva. Il suo rilancio coinciderebbe con la possibilità di arricchire l'intera città, contribuendo alla ripresa delle altre zone disagiate.
Non ritengo che la costituzione di una Zona Franca Urbana per il Centro Storico sia risolutiva per i tanti problemi di quei quartieri. Esso è solo uno strumento dimostratosi particolarmente utile in diversi contesti europei per ottenere il rilancio e la riqualificazione di aree urbane segnate da degrado sociale ed evidenti problemi strutturali, come ha ben scritto nei giorni scorsi Attilio Belli in un fondo del Corriere del Mezzogiorno e come è emerso nel recente dibattito organizzato dal Dipartimento di progettazione urbana all'Istituto italiano per gli Studi Filosofici, da Claudio Claudi. L'Ue indica le Zfu, in effetti, come territori nei quali applicare un azzeramento provvisorio o una riduzione temporanea delle aliquote fiscali e contributive fino al momento della riqualificazione della zona in questione. Solo in Francia esistono ben 90 città con zone franche, ossia aree create in quartieri con più di 10 mila abitanti, particolarmente svantaggiati in relazione a parametri come il tasso di disoccupazione, la proporzione dei giovani usciti dal sistema scolastico senza diploma, la proporzione dei giovani di età inferiore a 25 anni e il potenziale fiscale dei comuni interessati. Il giorno 11 aprile la Giunta comunale di Napoli ha indicato l'area orientale della città, dove giace l'ex complesso industriale, come quella in cui istituire una Zona Franca urbana, indicazione comprensibile viste le evidenti necessità presenti nella zona indicata. Ma già nel febbraio dello scorso anno il Consiglio comunale di Napoli aveva votato un ordine del giorno all'unanimità nel quale ribadiva l'importanza di un intervento di riqualificazione nel centro storico, di cui ribadiva il grande interesse ai fini della rinascita dell'intera città. E le quattro Municipalità comunali del centro lo hanno ribadito.
Bisogna pensare Napoli come città sistema, il cui centro storico non a caso è stato riconosciuto patrimonio dell'Umanità dall'Unesco, nel 1995. Una realtà peculiare, unica al mondo, dove le risorse dovrebbero esser potenziate in una logica strutturale. Non potrà esservi prospettiva europea di sviluppo e di riqualificazione urbana per la città, se non partendo dal presupposto che il capoluogo campano presenta due emergenze: da un lato ha necessità di un risanamento urbanistico del centro storico, dall'altro ha urgenza di riqualificare l'ex complesso industriale, sito nella zona est di Napoli. Il Centro storico appare ancora più qualificato, determinandosi in esso quelle condizioni di densità abitativa, degrado fisico strutturale e depressione economica che sono indicate espressamente dall'Ue quali motivazioni elettive per le provvidenze previste.