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La doppia zona franca

di Giuseppe Ossorio
Vicepresidente Commissione Bilancio della Camera dei Deputati
 
da Il Mattino del 26 aprile 2007
 
«Per favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno, identificati quali zone franche urbane...», così è scritto nella Legge Finanziaria 2007. Allora, mi chiedo chi non avrebbe proposto di aggiungere «con particolare riguardo al Centro storico di Napoli». Devo dire sinceramente che non credevo di suscitare tante reazioni nel promuovere, come deputato di Napoli, il Centro Storico della città all’attenzione del Governo e del Parlamento per l’istituzione della cosiddetta Zona Franca Urbana, che io avrei preferito definire zona a fiscalità differenziata. L’intento era ed è duplice: da un lato conseguire un risultato concreto, dall’altro portare all’attenzione del dibattito politico nazionale la questione Napoli, da troppo tempo derubricata dall’agenda politica, nonostante gli sforzi del sindaco Rosa Iervolino che ha appena incontrato il presidente Romano Prodi anche su questo particolare tema.
Devo dire con sorpresa che attorno a questa proposta, accolta nella Legge Finanziaria, vi è stata, soprattutto, una larga convergenza di gran parte della cultura napoletana, soprattutto di quegli intellettuali, economisti, architetti, filosofi e storici, da sempre impegnati nella difesa e nella valorizzazione del più grande Centro Storico d’Europa; ma vi è stata anche partecipazione e coinvolgimento da parte di tante associazioni di cittadini, di gente comune, di tanti piccoli imprenditori e di artigiani che affollano le strade di quei quartieri che sono il cuore di questa città. E presto, spero, potrà partire un’iniziativa che vedrà coinvolte le più grandi istituzioni culturali che da sempre hanno sede in questo territorio, dall’Università Federico II all’Orientale, da Suor Orsola Benincasa al Conservatorio di San Pietro a Maiella, dall’Istituto Italiano per gli Studi storici all’Istituto Italiano per gli Studi filosofici, alla Fondazione Banco Napoli e, mi auguro che altri soggetti istituzionali potranno unirsi in questo impegno.
Ma si è registrato anche un dato politico di assoluta rilevanza. Per la prima volta, quattro Municipalità comunali con i loro presidenti, Patruno, Lebro, Principe e Chiosi (quest’ultimo presiede una Municipalità a maggioranza di centrodestra), in rappresentanza di ben 400.000 cittadini, si sono espresse con un atto amministrativo ufficiale in favore del progetto ed hanno deliberato la perimetrazione del Centro storico in analogia a quella proposta dall’Unesco.
Si tratta di un atto politico, prima ancora che amministrativo, rilevante e, pur senza voler indulgere alla retorica, rappresenta un momento fondamentale per quella «democrazia dal basso» che tutti invochiamo in dibattiti e discussioni.
Si è registrato anche il consenso dei viceministri Sergio D’Antoni e Paolo Cento.
Un risultato importante, mi sembra, si sia già raggiunto: quello di suscitare, finalmente, la passione culturale e politica di molti cittadini napoletani che, nelle loro esigenze più profonde, non si sentono rappresentati dalla politica.
È nata, purtroppo, qualche incomprensione con l’amministrazione comunale. Il vicesindaco Santangelo, riconoscendomi un’attenzione ai problemi di Napoli, ha esposto, proprio su «Il Mattino», le sue perplessità sulla individuazione del Centro Storico ed ha indicato i motivi che la giunta sostiene perchè la denominazione di zona franca sia più consona all’area Est della città. È un punto di vista legittimo che io rispetto e per qualche aspetto condivido. Eppure, non mi sembra necessariamente in collisione con la mia proposta già approvata dalla Legge Finanziaria in favore del Centro Storico. Non si può non partire dal cuore della città, dal suo centro che, come si è visto, mobilita coscienze e passioni civili intense e forti, per riaprire un ampio e serrato confronto con il governo nazionale e, soprattutto, con la cultura del nostro paese e della nostra città, per portare il problema di Napoli nei luoghi forti dell’economia nazionale, in una parola per «esportare» il problema Napoli.
Io ritengo che in politica non ci si debba mai attestare su posizioni che non abbiano uno sbocco concreto ed operante. Meno che mai ancorarsi alla propria posizione quasi dogmatica. Ciò che mi preme, e che ritengo indispensabile, è che le forze politiche napoletane, e soprattutto quelle di centrosinistra, ritrovino una sostanziale unità nei confronti del dibattito nazionale e ricostruiscano un percorso comune con gli intellettuali della città e, soprattutto, con i cittadini delle quattro Municipalità comunali. Una sorta di soggetto etico-politico collettivo che possa battere in breccia antichi e nuovi pregiudizi che la stagione del leghismo e del finto federalismo hanno riportato sciaguratamente in vita.