Contenuto principale

Editoriale di Nord e Sud

di Francesco Compagna - "Nord e Sud", numero 200 - luglio 1971
 
Quando cominciammo a pubblicare «Nord e Sud» ci proponevamo di approfondire ed aggiornare la conoscenza della realtà,meridionale del nostro paese, nelle sue uniformità, nelle sue varietà, nel suo immobilismo tradizionale e nelle modificazioniche fin d'allora avevano cominciato ad investirla: “la nostra rivista — scrivevamo nell'editoriale del dicembre 1954, numero1 di «Nord e Sud» — si propone appunto di contribuire alla valutazione dei nuovi dati della realtà meridionale e di esercitare una pressione costante per adeguare a questi dati l'orientamento dei governi, dei partiti, della stampa, deigruppi qualificati di pubblica opinione”.
Giudichino i lettori fino a che punto abbiamo saputo far fronte al compito che ci eravamo proposti; e giudichino, altresì, se siamo riusciti a portarci e a restare all'altezza “di quella tradizione di cultura meridionale che storicamente si è realizzata soprattutto come tramite fra la moderna coscienza civile dell'Europa e l'arretratezza della società meridionale”;di quella tradizione liberale, “la sola tradizione di cui l'Italia meridionale possa trarre intero vanto”, alla quale ci siamo sempre riferiti, per tradurne sul terreno politico “la continuità e la vitalità”. Noi ci sottoponiamo con serenità a questo giudizio, perché riteniamo di essere stati coerenti: coerenti soprattutto con il nostro impegno anticonformistico,fatto valere polemicamente sia contro il conformismo di destra, che è stato dilagante negli anni '50 e nella prima metà degli anni '60, e che potrebbe tornare a manifestarsi con invadenza negli anni '70, sia contro il conformismo di sinistra, che ha contaminato negli ultimi anni quello spirito critico che dovrebbe essere il connotato permanente della sinistra, e che comunque è l'orgoglio della sinistra seria e politicamente responsabile, quale che sia la sua specifica matrice etico-culturale, crociana, salveminiana o gramsciana.
D'altra parte, a questo giudizio dei nostri lettori, noi ci sottoponiamo nel momento in cui ci è consentita la constatazione di aver pubblicato duecento numeri della rivista. Ed è certo motivo di intima e legìttima soddisfazione, per i fondatori di una rivista, poter constatare che alcuni dei collaboratori e parecchi dei lettori frequentavano ancora la scuola elementare quando, fra molte speranze ad altrettante apprensioni, essi, i fondatori, riuscirono a pubblicare il primo numero.
Si sono voluti ricordare i fondatori perché due di essi sono presenti soltanto nella nostra memoria con ricordi incancellabili l'uno di essi non ha visto pubblicato il numero 100 e l'altro non vede pubblicato il numero 200; ma senza l'uno e senza l'altro, “Nord e Sud” non sarebbe nata e non sarebbe cresciuta; e senza di loro è stato ed è molto difficile tenersi all'altezza della dignità culturale e pubblicistica che la rivista aveva raggiunto quando poteva avvalersi di contributi come quelli che le assicuravano Renato Giordano e Vittorio de Caprariis.
Con i fondatori, nel momento in cui pubblichiamo il duecentesimo numero di “Nord e Sud”, vogliamo ricordare con gratitudinetre amici che ci sono stati sempre molto vicini: Ugo La Malfa, che ha, per così dire, tenuto a battesimo la nostra rivista (e non solo quando ha scritto l'articolo di fondo del primo numero, ma prima, quando disse a Raffaele Mattioli, che a sua volta lo disse ad Arnoldo Mondadori: “questa rivista s'ha da fare”); Aldo Garosci che, così come ci ha elargito preziosi consigli, non ci ha risparmiato i suoi sempre intelligenti rilievi critici (e degli uni conte degli altrie è testimonianza eloquente l'articolo che pubblicammo proprio nel numero doppio che commemorava Vittorio de Caprariis, un anno dopo la sua scomparsa);Manlio Rossi Doria, che dai lontani giorni del 1945 ha insegnato a noi come “dipanare” quello che Guido Dorso chiamò «il mitico filo d'Arianna della questione meridionale» e che poi, anno dopo anno, lo ha «dipanato» insieme a noi, mai facendoci mancare il suo contributo di scritti, di idee e più ancora di sentimenti.
Né ci si stupisca che questi tre nomi richiamino oggi tre partiti politici della maggioranza democratica di centro-sinistra: sono quei partiti che insieme, e sia pure in una controllata concordia discors, dovrebbero assicurare sul versante laico l'equilibrio democratico e che comunque, sommandosi, danno luogo alla massima consistenza possibile della componente laica di questo equilibrio; e sono tre nomi che ritornano tutti nella cronaca e nella storia del Partito d'Azione come nei sommari del «Mondo» di Mario Pannunzio. Ecco: “Nord e Sud” ha sempre riconosciuto nel Partito d'Azione un suo fondamentale punto di riferimento, come sempre riconosciuto nel “Mondo” di Pannunzio; ed ha sempre sentito il problema dell'equilibrio politico in Italia come problema di equilibrio fra la componente laica e la componente cattolica dello schieramento democratico, adoperandosi per l’unita d’azione fra i laici e contro le divisioni che troppo spesso e troppo dolorosamente l’hanno insidiata o addirittura compromessa.
Perciò, quando abbiamo deciso di dare al nostro duecentesimonumero un'impostazione che valesse, per così dire, a ricordare, se non a celebrare, la nostra anzianità, e proprio pensando ai più giovani fra i nostri collaboratori e lettori, abbiamo scelto i nomi di LaMalfa, di Garosci, di Rossi Doria, per aprirne il sommario. Ed accanto a questi nomi, abbiamo naturalmente collocato quelli dei due, fondatori: un articolo di Renato Giordano su Guido Dorso ed un articolo di Vittorio de Caprariis su Francesco De Sanctis: due articoli che dicono molto, proprio se si accostano i nomi degli autori rispettivamente a quello di Dorso (del quale Renato Giordano, giovanissimo, fu segretario di redazione) ed a quello di De Sanctis (le cui opere de Caprariis aveva frequentato molto intensamente quando aveva scritto il suo libro su Guicciardini).
A completamento di questo sommario del nostro duecentesimo fascicolo, abbiamo quindi scelto contributi che alla rivista hanno dato Nello Ajello, Giuseppe Ciranna, Rosellina Balbi. Nello Ajello, oggi vicedirettore dell'“Espresso”, è stato il primo redattore-capo di “Nord e Sud” e, quando emigrò al Nord, fu Giuseppe Ciranna, venuto da Potenza, a succedergli. Da quando Ciranna si è trasferito a Roma, dove dirige le “Edizioni della Voce", è infine Rosellina Balbi che regge il peso redazionale della rivista, aggravato negli ultimi tempi dalle assenze del direttore ed alleviato dalla soddisfazione di veder continuata ed arricchita una funzione etico-politica che consiste anche, se non soprattutto, nel cercare nuovi “talenti” e lanciare nuove «firme».
A questo proposito, alcuni anni or sono, in una “autobiografia” della rivista, scritta dal direttore e dal condirettore (Francesco Compagna e Giuseppe Galasso, Autobiografia di “Nord e Sud”, gennaio 1967), scrivevamo che con giovani e nuovi amici avremmo tentato di “continuare”. Ci siamo riusciti e tocchiamo ora il traguardo del duecentesimo numero; e più che mai contiamo di poter andare anche oltre questo traguardo, grazie ai nuovi talenti, grazie alle nuove firme. Ma sempre ancorati saldamente alla collocazione politico-culturale che abbiamo scelto e definito nel dicembre del 1954: alla confluenza dei due grandi filoni che hanno concorso a qualificare ed a nobilitare la moderna cultura politica in Italia; alla confluenza, cioè,del filone che da Francesco De Sanctis conduce a Benedetto Croce con il filone che da Carlo Cattaneo conduce a Gaetano Salvemini.