Contenuto principale

Zone franche, duello tra Comune e Regione

di Francesco Vastarella
 
da Il Mattino di giovedì 5 aprile 2007
 
Tra una settimana bisognerà andare a Roma con le proposte: ecco le zone franche che vogliamo istituire. Almeno questo si aspetta il governo al tavolo per il Sud programmato il 12 aprile dopo il primo incontro di una settimana fa. Appuntamento che potrebbe slittare di cinque giorni, il 17 per l’incontro politico e il giorno successivo per l’approfondimento tecnico.

 

 
La sostanza non cambia, il tempo stringe. Ma a che punto è il confronto? Napoli ha scelto? La Regione ha dato le sue indicazioni? E se la scelta si concentrerà su Napoli e il resto della Campania sarà escluso, ci saranno contraccolpi politici? Al Comune spingono per l’area Nord e Scampia in particolare per ragioni ben note di degrado e depressione economica. In Regione sono ritenute essenziali il porto e l’area est per motivi strategici e di logistica che s’intrecciano con prospettive mediterranee di sviluppo dei traffici commerciali. Quattro municipalità dell’area centrale di Napoli hanno messo nero su bianco con una delibera: per noi il centro storico è quello del perimetro individuato dall’Unesco nel 1995 come patrimonio mondiale dell’umanità. Vale a dire: se in Finanziaria è scritto centro storico come zona franca non si può fare a meno di questo perimetro, altrimenti si cambi la Finanziaria. Insomma, se le cose restano così, tra una settimana a Roma non si potrà che andare con tutte e tre ipotesi e attendere la risposta.
La palla ripassa al viceministro per il Mezzogiorno, Sergio D’Antoni, che ieri in commissione Bilancio alla Camera è stato messo sotto torchio proprio sulle zone franche. L’ex leader della Cisl ha puntualizzato che oltre le 10-12 zone franche, complessivamente in tutte le regioni meridionali, non si potrà andare. Una cifra che restringe di parecchio il campo d’azione in Campania se per Napoli si dovesse arrivare a istituirne due. In Commissione D’Antoni ha specificato il dispositivo della Finanziaria sul centro storico di Napoli e ha puntualizzato di non avere avuto alcuna indicazione al momento, tranne la deliberazione inviata dai quattro presidenti di municipalità. Della commissione, tra l’altro, è vicepresidente il napoletano Giuseppe Ossorio, che propose l’emendamento alla finanziaria per parlare di centro storico. «Napoli ha le caratteristiche per averne due e per partire creando un modello valido per il Mezzogiorno - è l’opinione di D'Antoni.
Per Napoli sceglieranno Comune e Regione e sarebbe auspicabile una soluzione che metta insieme le caratteristiche del centro con il suo artigianato e il porto con le grandi potenzialità logistiche». Una proposta, quella di D’Antoni, che rappresenterebbe quasi la quadratura del cerchio. Ma le altre zone della Campania resteranno a guardare? «Non c’è dubbio - risponde Ossorio - che Napoli ha bisogno di una attenzione maggiore per motivi oggettivi. Puntare su zone del centro storico avrebbe effetti sull’intera regione sia dal punto di vista economico che per il traino sulla rivitalizzazione del tessuto urbano e sociale. Insomma, come dice D’Antoni, è qui che si può sperimentare l’efficacia delle zone franche urbane. In Francia, il modello che stiamo studiando e che sarà riadattato - conclude Ossorio - è stato attuato a partire da aree come quelle del centro di Napoli». Isaia Sales, consigliere economico del governatore Antonio Bassolino, fa invece un ragionamento diverso: «Se come dice D’Antoni non si andrà oltre le 12 aree, bisognerà capire la ripartizione, se una a regione due alle grandi o se una per regione. Se una sceglierà la Regione la città e il Comune indicherà il perimetro, ben preciso così come hanno fatto i francesi».