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Programmare: è possibile?

Da Il Mattino del 1 dicembre 1984

Di Giuseppe Ossorio
 
Riportiamo un articolo di Giuseppe Ossorio apparso su “Il Mattino” il 1° dicembre 1984 come testimonianza di una battaglia politica tipicamente repubblicana.
La necessità di dare un senso organico alla spesa pubblica del Comune di Napoli portò l’Assessore alla Programmazione e Partecipazioni Comunali di quella giunta comunale a proporre una deliberazione con la quale si tentava di razionalizzare la spesa pubblica.
Purtroppo quel tentativo non fu accolto e la condizione della finanza pubblica pubblica locale è sempre di più peggiorata.
 
Appena lo scorso mese, la stampa cittadina ebbe a sottolineare la illustrazione, avvenuta nella Giunta comunale, di un documento da me elaborato nel tentativo di rappresentare le indilazionabili esigenze di un'azione politica che, pur tenendo conto dell'emergenza, ponesse le basi per il suo superamento e individuasse le direttrici di sviluppo dell'economia cittadini.
Devo dare atto al sindaco Forte e ai miei colleghi di Giunta di avere apprezzato e condiviso in pieno le idee riassunte dal documento sottoposto alla loro attenzione, tanto da impegnare il mio assessorato a varare le delibere conseguenti nel più breve tempo possibile.
In base all'esperienza che ho maturato in questo breve periodo di lavoro sono emerse alcune questioni di fondo che mi sembra utile e doveroso partecipare all'opinione pubblica, anche in vista degli accordi tra i gruppi che dovrebbero portare, si spera al più presto, a rinsaldare le basi di un nuovo organigramma dell'Esecutivo cittadino.
Non vi è dubbio alcuno che, abbandonata l'idea di una programmazione incardinata in un grande progetto nazionale di sviluppo, disaggregato in diverse proiezioni settoriali e territoriali, il nuovo e più concreto orientamento prevalente risulti essere quello incentrato sul ruolo che possono svolgere le autonomie locali nel coordinamento delle diverse iniziative pubbliche e, attraverso particolari strumenti, di quelle private stesse. Se la Regione, per espresse indicazioni della Costituzione, è l'ente territoriale che in larga misura svolge funzioni di programmazione che coinvolgono l'intero territorio e, quindi, gli stessi comuni maggiori, è altrettanto vero che questi ultimi debbano farsi carico di responsabilità egualmente incisive, contribuendo all'adozione di scelte che non possono essere filtrate attraverso la forma più diretta di democrazia, espressa, appunto, dalle autonomie locali.
La carenza di idee, di adeguati dibattiti e di opportune verifiche popolari intorno alle maggiori questioni che nei prossimi anni finiranno col modificare profondamente l'assetto dello spazio regionale, a seconda delle decisioni che saranno assunte, richiede una risposta tempestiva da parte della Giunta comunale.
L'assessore alla Programmazione del Comune, nonostante le previsioni di potenziamento dei suoi servizi, allo stato, per operare, dispone della sola direzione di Statistica. Ciò porta a confondere la programmazione, come processo politico e culturale, con una mera funzione di documentazione.
Proprio perché il lavoro politico fosse suffragato da adeguate verifiche sul piano tecnico, nella mia relazione alla Giunta auspicai la costituzione, con carattere d'urgenza, di un ristretto Comitato tecnico-scientifico, con funzioni consultive orientate a fornire pareri in ordine agli effetti sociali e territoriali dei progetti in discussione.
Nello stesso tempo si sarebbe dovuto fare ricorso a tale struttura, non esistendo alcuno strumento analogo all'interno dell'amministrazione, per riorganizzare i servizi, in modo da passare da una struttura incentrata sulla raccolta statistica dei dati, seppure efficiente, ad un più articolato servizio che potesse funzionare da supporto per la programmazione, valorizzando le professionalità interne, di certo adeguate ai nuovi più impegnativi compiti previsti dal riassetto.
Per far fronte, poi, alle esigenze più urgenti e stabilire le opportune premesse per realizzare la più ampia diffusione del dibattito si sarebbe dovuto affrontare il problema del coinvolgimento delle forze culturali, imprenditoriali, del lavoro, sviluppando il ricorso alla prassi della convenzione, già fruttuosamente  sperimentata con l'Ateneo napoletano. Successivamente, col contributo del Comitato tecnico-scientifico, l'Assessorato avrebbe tentato di proporsi come luogo di raccordo per l'elaborazione di un progetto di sviluppo globale, che, prendendo le mosse dall' organizzazione di una «Conferenza Economica Cittadina» fosse sfociato nella istituzione di un «Osservatorio dell'economia e del lavoro» in grado di seguire l'evoluzione di questi grandi fenomeni sociali per comprenderne gli orientamenti e predisporre gli strumenti necessari a garantire un ordinato sviluppo economico.
Come cittadino investito di pubbliche responsabilità e come repubblicano, convinto dell'importanza democratica dello strumento programmatorio, ho ritenuto di compiere il mio dovere proponendo alla Giunta una delibera che, con l'indispensabile urgenza, definisse i compiti e le competenze dell'organo di consulenza tecnica dell'Assessorato, prevedendo che questo operasse anche su indicazioni politiche scaturenti dagli altri organi istituzionali del Comune.
Costituendo il Comitato tecnico-scientifico della Programmazione si voleva introdurre, nella prassi della gestione e delle scelte politiche di più ampio respiro, il principio di sottoporre i singoli progetti ad una complessa verifica che, sul piano tecnico, consentisse di valutare anche le conseguenze indirette degli stessi interventi e riferisse questi al quadro generale dello sviluppo economico cittadino. Inoltre, con' il raccordo necessario che si sarebbe realizzato con gli altri settori dell'Amministrazione, si sarebbe attuata, nei fatti, quell'organizzazione dipartimentale del lavoro degli assessorati che, senza stravolgere i limiti delle singole competenze operative, avrebbe garantito una più incisiva azione di governo all'Amministrazione cittadina.
Che questa fosse la strada da seguire non credo ci siano dubbi e che un provvedimento in tal senso sia estremamente urgente mi sembra altrettanto evidente. In questa direzione, infatti, sembrano orientarsi le sollecitazioni espresse da molti autorevoli politici, dentro e fuori dalla maggioranza, a che l'Esecutivo si attivi nel dibattito sulle scelte che, a breve termine, coinvolgeranno, l'intera città e il suo territorio. È assolutamente urgente intervenire in modo propositivo nell'orientare l'impiego delle risorse utilizzabili con l'adozione del «Piano Triennale della Regione», ma è ancora più urgente attrezzarsi adeguatamente, sul piano progettuale, per sfruttare tempestivamente e in pieno le possibilità che scaturiscono dal nuovo assetto decentrato dell'Intervento Straordinario». Ed è, altresì, urgente 1' esame della fondamentale questione dell'area metropolitana e dei problemi relativi alla mobilità della popolazione e dell'apparato produttivo.
Il mancato riconoscimento del carattere d'urgenza della costituzione del «Comitato tecnico-scientifico della Programmazione» fa dubitare della volontà dei gruppi responsabili della politica cittadina di affrontare a monte i problemi di più vasto respiro della nostra città, in un'ottica di medio termine, rivolta a uno stabile sviluppo.
Come repubblicani sapremo far valere le ragioni della razionalità e dell'interesse pubblico sui particolarismi e continueremo a lottare, come ha pubblicamente ricordato il capogruppo del partito on. Galasso, affinché ogni atteggiamento dilatorio sia abbandonato e sia sconfitto quel lassismo politico che già tanti danni ha provocato. In altri termini le dichiarazioni dell'on. Galasso esprimono con fermezza la nostra determinazione a contribuire affinché programmare a Napoli, anche a Napoli, vorremmo dire, sia possibile.