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Le ruspe impossibili del centro storico

di Raffaele Raimondi
Presidente comitato Centro storico Unesco — Napoli

da Il Mattino del 16 marzo 2007

A fronte del degrado del centro storico di Napoli - non adeguatamente arrestato malgrado il progetto Sirena - riaffiora di tanto in tanto una tentazione fuori tempo.
Quella che pretende di riesumare il «Regno del possibile», auspicando abbattimenti in centro storico e traslochi degli abitanti nei nuovi alloggi da realizzare nella zona est, a Bagnoli, ad Agnano. Allo scopo di impiegare invece il tempo proficuamente è opportuno chiarire che quella proposta, accantonata alla fine degli anni '80 dopo approfondito dibattito, è ormai superata

  1. dalla pianificazione urbanistica intanto intervenuta;
  2. dal riconoscimento, nel 1995, del centro storico di Napoli come patrimonio mondiale dell'Umanità in base alla convenzione Unesco del 1972;
  3. dalla mozione votata il 7 febbraio 2006 all'unanimità del Consiglio comunale, con cui si sollecitava il Governo ad onorare l'obbligo di conservazione e valorizzazione derivante dal riconoscimento Unesco, promuovendo con sgravi fiscali e contributivi gli interventi di riqualificazione.
  4. dalla zona franca urbana a tal fine introdotta a favore del centro storico di Napoli dall'ultima legge Finanziaria, grazie all'interessamento di parlamentari napoletani, con in testa l'attuale vicepresidente della Commissione bilancio della Camera, Giuseppe Ossorio;
  5. dalla deliberazione del 5 marzo 2007, con cui il Consiglio congiunto delle quattro municipalità interessate sollecita al sindaco di Napoli la perimetrazione di tale zona in modo da conseguire dallo Stato le risorse a tal fine previste dalla Finanziaria per la rigenerazione anche economica dell'area;
  6. dall'art. 151, introdotto nel Trattato istitutivo dell'Unione, che si propone «di incoraggiare», anche con fondi comunitari, «gli Stati membri alla conservazione e salvaguardia del patrimonio culturale di importanza europea» e, a maggior ragione, quello riconosciuto patrimonio mondiale dell'Umanità. Proprio l'attenzione, che viene dagli organismi internazionali e dal turismo culturale al nostro patrimonio monumentale, avrebbe dovuto stimolare la Giunta comunale, in cui pure non mancano giuristi di vaglio, a cogliere l'occasione per reclamare dal Governo l'adempimento dell'obbligo di attivare, già in sede di Finanziaria 2007, la valorizzazione del centro storico di Napoli. In modo che i complessi e i palazzi d'epoca, che lo compongono, fossero restituiti agli antichi splendori. I proprietari pubblici - leggi Università - e privati sarebbero stati incoraggiati ad impiegare le loro risorse, se il Governo avesse introdotto, accanto alla zona franca urbana per il centro storico di Napoli, una fiscalità di vantaggio. Del genere di quella varata in tale legge per incentivare la riqualificazione termica degli edifici e l'impiego dei pannelli solari: una detrazione Irpef del 55% sulle spese. Il Comune di Napoli ha perduto però l'occasione della Finanziaria. Sollecitato dal Consiglio comunale, e ora anche da quelli delle municipalità, c'è da sperare che non mancherà di cogliere l'occasione che si riproporrà nel prossimo futuro: la fiscalità di vantaggio resta infatti la principale strada per il recupero del centro storico protetto dall'Unesco. Non quella degli abbattimenti del Regno del possibile. Oramai superato e impossibile.