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Le nuove risorse della zona franca

Di Raffaele Raimondi
Presidente di Cassazione e del Comitato centro storico Unesco

Riportiamo l'articolo "Le nuove risorse della zona franca", da Il Mattino del 30 dicembre 2006, di Raffaele Raimondi, Preidente di Cassazione e del Comitato centro storico Unesco.

Da Il Mattino del 30 dicembre 2006

II centro storico di Napoli è zona franca urbana. Lo ha stabilito la Finanziaria 2007 appena licenziata dalle Camere, recependo l'emendamento presentato dall'on. Giuseppe Ossorio. Già in corso di approvazione della legge opportunamente questo giornale, con servizi e interventi, aveva richiamato l'attenzione sull'argomento evidenziandone l'importanza ai fini del recupero urbano e dell'occupazione. Ma, prima ancora, autorevolmente in questa stessa direzione, si era mossa la mozione approvata all'unanimità il 7 febbraio scorso dal Consiglio comunale. Con essa si sollecitava il governo nazionale ad onorare l'impegno di assicurare la conservazione e valorizzazione del centro storico di Napoli, in conformità alla convenzione Unesco del 1972 (artt. 4 e 5). L'impegno era stato assunto dallo stato italiano nel momento stesso in cui, nel 1995, aveva ottenuto dall'Unesco il riconoscimento del centro storico come patrimonio mondiale dell'umanità.
La mozione indicava nella fiscalità di vantaggio (ad esempio una detrazione Irpef sulle spese dell'80% e l'Iva al 4%) lo strumento più appropriato, per conseguire, col coinvolgimento dei privati, le enormi risorse necessarie per il restauro dei complessi e dei palazzi d'epoca. Di qui l'emendamento alla Finanziaria proposto dall'on. Ossorio.
Emendamento, che però è passato nella legge decurtato dell'originario richiamo al centro storico di Napoli come patrimonio protetto dall'Unesco, malgrado il sostegno in tal senso dell'ordine del giorno bipartisan (on. Laurini ed altri) approvato alla Camera. “Tuttavia la sola indicazione di zona franca urbana resta un'importante affermazione di principio. Non meno importante è l'attenzione portata al problema in Parlamento. “Peraltro, l'aver depennato il riferimento alla tutela Unesco lascia paradossalmente ben sperare: il governo, autore del maxiemendamento poi approvato, nella maturata coscienza di non avere onorato l'impegno assunto a livello internazionale con le modeste risorse previste per le zone franche urbane, sì è riservata la strada per intervenire, sull'esempio di altri paesi, in modo congruo per il centro storico di Napoli, proprio richiamandosi al riconoscimento Unesco.
A questo titolo, l'adozione di quegli sgravi fiscali e contributivi rivendicati, per gli interventi di riqualificazione, dal Consiglio comunale, avrebbe un effetto risolutivo: la forte incentivazione infatti invoglierebbe i proprietari pubblici - leggi Università - e privati a determinarsi immediatamente per profittare della normativa a tal fine varata. Metterebbero in campo le loro risorse, magari chiedendone altre alle banche: si avvierebbero così all'istante gli interventi di recupero, anche impegnativi, di cui l'area protetta necessita. Poiché questi, inoltre, sono interventi ad elevatissimo indice occupazionale, la loro attivazione provocherebbe subito una straordinaria occupazione, non assistita e qualificante. In una parola, un grande evento in progress.