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Le elezioni negli USA e il Partito democratico italiano |
Ernesto Paolozzi |
| *Professore presso l'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli |
Le elezioni americane di medio termine segnano una svolta per l’intero sistema politico occidentale. La riconquistata maggioranza da parte dei liberali democratici dopo dodici anni è un avvenimento di notevole portata. Si ridimensiona l’America conservatrice di George Bush, quella che, sul piano ideologico, fondava la propria politica sui presupposti dei cosiddetti neo-conservatori.
Questa America, pur conservando, naturalmente, i tratti fondamentali di una democrazia liberale occidentale, certamente si presentava a tutto il mondo con un volto duro o, peggio, bigotto e perbenista.
Ciò non dipende soltanto dall’attentato alle Torri gemelle e alle susseguenti guerre in Afganistan e in Iraq. Questi avvenimenti hanno solo mostrato al mondo intero, con plastica evidenza, quale fosse la nuova ideologia che sembrava essere accolta dalla maggioranza degli americani.
In realtà i neo-conservatori avevano vinto le elezioni già prima dei drammatici eventi dell’11 settembre. D’altro canto, il vento che spirava negli Stati Uniti oltrepassava l’oceano lambendo la stessa Europa e la nostra Italia, come abbiamo sperimentato negli anni di Berlusconi.
Il neoconservatorismo degli ultimi anni si è presentato come una nuova sintesi, o forse pura giustapposizione, di teorie economiche liberiste, come diciamo soltanto noi in Italia, e intransigente difesa di valori tradizionalisti sul terreno dell’etica e della società, dalla famiglia allo Stato.
Non è questa la sede per analizzare il perché e il per come della condizione culturale e politica che ha segnato i primi anni del terzo millennio. Ma sta di fatto che, per noi che abbiamo sempre interpretato la democrazia liberale in un senso molto diverso, quegli anni sono stati anni bui.
Non abbiamo mai ceduto alla moda antiamericanista che l’amministrazione Bush ha finito col rafforzare e quasi reinventare. Abbiamo sempre inteso opporre a questa un’altra America: l’America dell’intransigente difesa dei diritti civili, dell’individuo al di là dei generi e delle razze, dell’economia di mercato mitigata dall’intervento dello Stato. L’America in grado di svolgere nello scacchiere mondiale un ruolo fondamentale per la difesa delle libertà, ma lontana dai sogni imperialisti che negli ultimi anni si sono pericolosamente riaffacciati.
Non sappiamo ora, naturalmente, cosa accadrà. Ma è un bene assistere, in quel grande paese, all’inizio di un cambio di classe dirigente e all’affermarsi di molte donne, fra le quali spicca la italo-americana Pelosi che sarà la nuova Speaker della Camera.
In Italia, purtroppo, i commenti politici si esercitano quasi esclusivamente sulla questione dell’Iraq, come se fosse questo l’unico motivo per cui gli americani stanno voltando le spalle ai neoconservatori.
I corrispondenti dei nostri giornali all’estero cercano faticosamente di dire che dai sondaggi altre motivazioni, preminenti rispetto a quella dell’Iraq, emergono prepotentemente. Ad esempio la questione della corruzione, quella delle esagerate disparità economiche e sociali, e quella della difesa di alcuni diritti fondamentali rispetto all’invadenza delle varie confessioni religiose.
Nel nostro paese, soprattutto presso di una certa sinistra, sembra che non esistano altre questioni che la guerra sbagliata di Bush. E’ un atteggiamento politico infantile e, per certi aspetti, autolesionista. L’America cambierà strategia militare e diplomatica ma non abbandonerà i suoi militari in Iraq. E, ancora una volta, rischieremo di rimanere inutilmente delusi e di dar nuovamente voce alle litanie antiamericane.
Il dato fondamentale, invece, che la sinistra dovrebbe cogliere è questo generale mutamento di opinione avvenuto nel mondo americano. Mutamento che riporta al centro dell’attenzione i temi essenziali della politica liberal, della democrazia progressista, che dovremmo collocare alla base della nostra azione politica e che dovrebbero essere a fondamento del futuro Partito Democratico italiano il quale, non a caso, anche nel nome, si ispira a quello americano.
| Ernesto Paolozzi |
| *Professore presso l'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli |
Nei giorni 9-10-11 febbraio '06 c/o il FOUR POINTS Hotel Sheraton si è svolta a Roma la Xlll Assemblea Congressuale dell'AlCCRE.
Gli Amministratori locali hanno dedicato alla memoria di Umberto Serafini
fondatore dell'AICCRE un momento di riflessione.
L'Assemblea nazionale dopo un lungo dibattito ha eletto il Presidente delta
Regione Piemonte Mercedes Bresso, Presidente dell'AICCRE.
Nel Consiglio nazionale è stato confermato per il gruppo dei Repubblicani Democratici l'Assessore della città di Portici Salvatore Duraccio unico in tutta Italia a rappresentare le istanze dei Repubblicani.
Presso i locali della nuova sede di Torre Annunziata, in via Vesuvio 11, recentemente inaugurata, è stato composto il nuovo Direttivo ed Esecutivo del Partito dei Repubblicani Democratici.
Alla presenza degli iscritti e dei simpatizzanti nella riunione di mercoledì 18 c.m. è stato nominato nuovo Segretario, direttore ufficio postale, Luigi Liotto, affiancato dal riconfermato Rag. Giovanni Flauto.
Nuova figura invece è l’altro vice-segretario la Dott.ssa Mariarosaria Penza , giovane avvocato torrese.
Nell’esecutivo dei Repubblicani Democratici tanto spazio alle donne e ai giovani. Quale responsabile all’istruzione è stata nominata la sig. na Marinella Esposito, Dott.ssa in Sociologia, addetto stampa Anna Maria Sabatino, casalinga con la passione per la scrittura e la lettura, responsabile alle problematiche legate al mondo del lavoro il Rag. Giuseppe Striano , laureando in economia e commercio.
Riconfermate le qualifiche di responsabile alle Finanze, il giovane assistente di laboratorio Maurizio Bisogno ; all’organizzazione delle attività della sezione il Dott. Alfonso Perna, leva atavica del partito torrese. Infine quale responsabile all’urbanistica Gerardo Di Lorenzo, geometra impegnato nel settore edile.
I nuovi dirigenti affiancheranno l’Assessore Rossana Daria Perna nell’attività che la vede partecipe nell’attuale Amministrazione che sostiene il Sindaco Monaco e nello sviluppo e nella crescita di quel pensiero politico che oltre a ribadire i valori di sempre , si propone oggi , come scelta per i neofiti della politica.
Grande fermento e nuova vitalità dunque per i Repubblicani che intendono fare della nuova sezione un punto di partenza per tante nuove e concrete proposte.
Previsti numerosi incontri su temi di grande interesse sociale e culturale.
L’Addetto Stampa
Ansa
Il VII programma quadro sulla ricerca: Opportunità per L'Orientale
lunedì 19 dicembre 2005, ore 10.30
Palazzo Du Mesnil, Via Chiatamone 61/62 - Napoli
Introduce:
Pasquale Ciriello - Rettore dell'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
Interverranno:
Giuseppe Ossorio Presidente Commisione Bilancio e Finanza Regione Campania
Isaia Sales Coordinatore del Gruppo Regionale di lavoro sul programma 2007/2013
Gianni Pittella Deputato Europeo - Relatore Generale per il Bilancio UE 2006
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Il consigliere comunale, Francesco Portoghese, eletto alle elezioni amministrative di Portici ha aderito ai Repubblicani Democratici. Il gruppo consiliare di portici, quindi, si arricchisce di una nuova esperienza democratica. L’amico assessore comunale di Portici, Salvatore Duraccio, svolgerà il suo impegno istituzionale con maggiore incisività, come è nel suo stile di antico repubblicano nell’esclusivo interesse della sua città.
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In occasione dell'anno mazziniano, venerdì 25 novembre 2005 alle ore 17.30 presso il Jolly Hotel di salerno (Lungomare Trieste, 1) "L'Ulivo e la nuova Italia". interverranno Nicola Scarsi, Antonio Guariglia e l'On. Vincenzo De Luca.
Pubblichiamo l’interrogazione urgente e la discussione in aula del consigliere regionale Giuseppe Ossorio sulla in attuazione della Regione dei piani territoriali di coordinamento
Il sottoscritto Consigliere Regionale dott. Giuseppe Ossorio,
PREMESSO
TANTO PREMESSO INTERROGA
Il Governo regionale, ovvero gli Assessori all’Urbanistica, ai Trasporti, ai Lavori Pubblici, al Turismo e Beni Culturali, Industria e Commercio per conoscere lo stato di attuazione del disposto legislativo ed in particolare lo stato dei lavori preparatori settoriali e dell’iter di redazione ed adozione del Piano, a meno di tre mesi dalla scadenza del termine stabilito dalla legge.
dott. Giuseppe Ossorio
PRESIDENTE: Passiamo all’interrogazione a firma del consigliere Ossorio, reg. gen.13, a oggetto: “Ptr, piano territoriale regionale”.
E’ iscritto a parlare il consigliere Ossorio, ne ha facoltà.
OSSORIO: Intanto ricordo l’interrogazione che ho rivolto non soltanto ad alcuni assessori, ma anche al presidente, perché ritengo che egli sia il punto di sintesi dell’attività degli assessori. L’interrogazione riguarda un punto cruciale delle norme di governo del territorio. Una legge importantissima quella che noi abbiamo approvato circa un anno fa. Dobbiamo dare atto all’assessore Di Lello della sua notevole attività in quell’occasione, come anche in altre.
Quella legge, all’art. 13, prevede il Ptr, il piano territoriale regionale, all’art. 18, il Ptp, il piano territoriale della provincia e, infine all’art. 22, il Puc, quello urbano.
Abbiamo, appena, un mese e mezzo o due per l’approvazione del Ptr che come lei ben sa, assessora Cundari, immaginando che sia lei a rispondere alla mia interrogazione, potrà essere approvato anche solo dalla giunta, penso con la trattazione in commissione. Ma la cosa importante è che, attualmente, in assenza di questo piano, le province non stanno elaborando il proprio piano. I Puc, se dovessero essere elaborati, verrebbero elaborati senza un quadro d’insieme, non conoscendo le norme di salvaguardia, che sostanzialmente mancano. La mia interrogazione era rivolta non soltanto a sollecitare l’attività della giunta, ma anche a sapere in che modo lei ritiene che le province debbano adoperarsi in questo frangente e come i comuni si possono attivare.
PRESIDENTE: E’ iscritta a parlare l’assessore Cundari, ne ha facoltà.
CUNDARI, assessore all’urbanistica e politiche territoriali: Ringrazio il presidente per la domanda. Mi limito a fare riferimento soltanto alle delibere precedenti: 2000, 2001, 2002 e 2003, poi le darò una copia più puntuale della risposta. Mi fermo, in particolare al 2004 quando iniziò la seconda fase della redazione del Ptr, perché in quella seconda fase, a settembre dell’anno scorso, avemmo una riunione allargata con tutti gli enti locali, le forze sociali e le forze economiche regionali che dettero il loro apporto e il loro contributo, con integrazioni varie, alla formulazione, poi, della delibera che è stata pubblicata, della parte relativa al Ptr che è stata raccolta nella legge 16.
Tengo a precisare che in quel caso ci furono incontri organizzati con l’Anci, con la Postit e, quindi, sotto quest’aspetto tutti i procedimenti sono stati presi. Nel febbraio del 2005, finalmente l’iter regolamentare era finito e il 4 ottobre scorso, con l’avvio della nuova legislatura, abbiamo dato avvio, con le province, alla fase dell’organizzazione di una conferenza di pianificazione prevista, appunto, dalla legge 16. Quindi, il primo incontro c’è stato il 4 ottobre scorso.
A quest’incontro, sono seguite una serie di consultazioni con la commissione consiliare competente, perché stiamo cercando di attuare una delibera per la formulazione degli sportelli che dovranno aiutare i comuni più piccoli, quelli inferiori a 1000 abitanti, a dotarsi di un Puc, e nello stesso tempo, proprio perché i tempi stringono, abbiamo previsto, entro il prossimo mese di novembre, la conclusione dei lavori della conferenza di pianificazione. In più, abbiamo preso un accordo con i diversi assessori provinciali per l’elaborazione dei loro piani provinciali, in modo che siano congruenti sia a quelle che sono le iniziative di livello legislativo, cioè siano congruenti alla legge regionale, sia a quelle che sono le nostre intese con gli sportelli che dovrebbero partire. Oggi abbiamo fatto un’ audizione e una riunione in IV commissione, che ha dato il via alla delibera degli sportelli per l’elaborazione dei Puc. Infine, penso che per la fine del gennaio prossimo, finite le elaborazioni di tutte le osservazioni e le modifiche proposte, ci potrà essere la definitiva approvazione da parte dei consiglieri. Tutto questo, chiaramente, ha richiesto un’opera congiunta, cioè senza formalizzare step diversi, una volta per la regione, una volta per la provincia, una volta per i comuni, perché si sarebbero allungati a dismisura i tempi e perché i comuni, appunto, come il presidente Ossorio diceva, non possono rimanere senza l’appoggio e l’apporto della regione. Ma, siccome si tratta di atti che sono finalizzati ad un’unica legge, quindi devono corrispondere a un disegno comune, stiamo lavorando contemporaneamente sui vari piani, in modo da attuare una più precisa normativa e anche una più precisa attuazione di tutto quello che è il disegno regionale della legge 16.
PRESIDENTE: Grazie, assessore. E’ iscritto a parlare il consigliere Ossorio, per la replica, ne ha facoltà.
OSSORIO: Ringrazio l’assessore. Intanto mi dichiaro soddisfatto soprattutto per l’attività incessante che dalla sua risposta intravedo che prende atto dell’esistenza di questo problema. Voglio ricordarle, assessore, che la scadenza è il 22 dicembre 2005 e non il 22 gennaio 2005 e, in secondo luogo, che i piani territoriali di coordinamento provinciale valgono come piani paesistici, per i quali, allo stato, noi abbiamo un territorio ingessato. Sappiamo di tanti interventi di natura produttiva, irrealizzabili perché i piani paesistici elaborati dalle sovrintendenze non fanno altro che fotografare ma non ragionare sulle necessità del territorio.
Bilancio regionale e sviluppo |
Pubblichiamo l’intervento nel Consiglio Regionale della Campania del Presidente della “Commissione Bilancio e Finanze”, Giuseppe Ossorio, sull’approvazione del bilancio preventivo del 2005. Il bilancio è stato approvato nella seduta consiliare del 27 luglio. Il dibattito nei giorni scorsi è stato ripreso da Il Mattino, La Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno. La posizione espressa dal consigliere regionale dei Repubblicani Democratici Giuseppe Ossorio è stata riportata nella cronaca di questi giornali.
Signor Presidente, Sig.ri Consiglieri
I dati del Rapporto SVIMEZ 2005 mettono in evidenza una situazione economica di forte squilibrio tra Nord e Sud del Paese. Ma in Europa e in Italia, a livello di ‘governo’ dei processi e delle società, si dispone oggi di capacità, di risorse e di strumenti per influenzare la storia e l’economia, e per impedire che le inevitabili differenze tra gli individui si sommino con le differenze tra loro aree territoriali di significativa dimensione. Il sostegno pubblico ad uno sviluppo che tenda in prospettiva all’equità e all’equilibrio tra le macro-regioni di un Paese, deve consentire proprio a chi ha risorse e condizioni di benessere significativamente minori di crescere ad una velocità almeno maggiore di quella che i primi riescono ad assicurarsi, se non si vuole che ci si trovi a correre una “gara” eternamente falsata o truccata, destinata a non finire mai.
Per tali ragioni, la politica economica regionale deve tendere nella direzione di un disegno nuovo, innovativo, ma anche fattibile, perché è alla portata delle intelligenze, degli strumenti e delle risorse di un Paese mediamente ricco (seppur gravato da un eccessivo ‘debito pubblico’) come è oggi l’Italia. Naturalmente sempre che tali “risorse”, e quelle europee che potranno concorrervi, siano prioritariamente e razionalmente impiegate, per la “coesione” e per la “unificazione economica” nazionale, che oggi più di ieri appare obiettivo effettivamente “prioritario”.
Tale impostazione della politica economia regionale appare quanto mai opportuna sia per dare continuità alle azioni di sviluppo dell’economia regionale poste in essere dalle legislature precedenti, sia per attivare processi virtuosi di sviluppo.
Il principale obiettivo del bilancio regionale di previsione dell’anno finanziario 2005 è coerente con tale impostazione metodologica della politica economica regionale in quanto punta a proseguire i percorsi di sviluppo, e nello stesso tempo, al contenimento delle spesa pubblica regionale.
In tal senso il documento contabile prevede interventi sostanziali lungo i seguenti assi che appaiono strategici per il perseguimento degli obiettivi suesposti:
Per quanto riguarda le politiche sociali, l’attività dell’ente regione si concentrerà sul sostegno al reddito e sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale, nodo cruciale della politica di risanamento. Relativamente a quest’aspetto il tema molto delicato va gestito considerando la rilevanza sociale della sanità, ma anche le spese ad essa sottese.
Altro obiettivo importante è rappresentato dal riordino della macchina burocratica regionale e dal risanamento finanziario. Tali interventi iniziati nelle legislature precedenti, hanno consentito all’ente regione una lusinghiera valutazione di rating da parte delle maggiori agenzie internazionali quali Standard e Poor’s e Moody’s. In tal senso, dalla lettura del Bilancio in esame, si rileva che rimane ferma l’intenzione di questo governo di fare in modo che l’obiettivo raggiunto sia una logica conseguenza di un processo di normalizzazione dell’attività regionale e punto di partenza per il conseguimento di un credito ancora maggiore.
Dai dati che si rilevano dalla relazione dell’Assessore Antonio Valiante, dalla lettura del bilancio e dalla legge finanziaria, nonché, e dall’emendamento generale approvato dalla Commissione, documento quest’ ultimo sottoposto alla nostra attenzione in uno alla legge finanziaria per l’approvazione, emerge che la manovra finanziaria per l’anno in corso è stimata in €. 19.640.011, da essa bisogna detrarre per evidenziare la effettiva manovra in sostegno delle attività degli organismi della Giunta, la cifra di euro 3.324.00 che è l’importo assegnato al Consiglio regionale per il funzionamento dei suoi organismi.
Ciò è stato necessario perché, analizzando le appostazioni di spesa nel bilancio preventivo del 2005 proposto dalla Giunta, risulta che esso pur muovendosi nella continuità degli anni precedenti, per l’eccessiva rigidità della spesa, per i tanti vincoli statali e contrattuali, pur concentrandosi in particolare su una politica attiva dello sviluppo della economia regionale, quelle appostazioni di spesa nel Bilancio proposto dalla Giunta avevano necessità di essere rafforzate e rimodulate.
Lo sviluppo locale, l’attrazione di ulteriori investimenti, l’utilizzo dei fondi europei, la politica attiva per il turismo, l’innovazione e la ricerca, l’università, i servizi, sono punti che hanno avuto necessità di un adeguamento all’impostazione degli obiettivi indicati dal Governo. Quegli obiettivi che, non ultimo, sono stati evidenziati nell’intervento introduttivo del presidente Antonio Bassolino, pronunciato ieri nel corso del dibattito che si è svolto.
Nel bilancio preventivo, ovviamente, come è stato più volte evidenziato, non sono stati trascurati gli interventi nei settori delle politiche sociali quali il sostegno del reddito ed il comparto della sanità. Essi sono stati tenuti nel debito conto nonostante la rigidità propria del settore della sanità.
Non sono stati, quindi, trascurati nel bilancio preventivo gli interventi sulle condizioni strutturali del vivere quotidiano che rappresentano fra le cause determinanti del disagio sociale e delle tensioni sfocianti nella criminalità organizzata.
Al riguardo è da evidenziare che la politica di alienazione del patrimonio regionale è diretta proprio in questa direzione: a sostenere cioè lo sviluppo dell’occupazione. Perchè anche con interventi in questo senso si può porre un argine al dilagare dei fenomeni malavitosi cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.
Ciò premesso, appare opportuno fornire un quadro sintetico per quanto riguarda le categorie di entrata e di spesa.
Per le entrate il punto chiave è rappresentato dalla finanza derivata cioè dai trasferimenti dello Stato.
Oggi più che in passato occorre riflettere maggiormente in merito ai vincoli di compatibilità imposti dal Patto di stabilità e dal trattato di Maastricht. Cioè bisogna riflettere e ragionare su un orizzonte più ampio per quanto riguarda detti vincoli, dal momento che il sistema di Entrate collegate al c.d. “Federalismo fiscale” ha fatto si che lo sviluppo di una politica economica regionale rimanga subordinato alla capacità di “svincolo” dalle decisioni centralistiche.
La graduale accresciuta autonomia della spesa per effetto del federalismo, se da un lato comporterà il superamento del procedere per riforme parziali, per interventi scanditi dai problemi di bilancio, soggiacendo agli imperativi contabili, dall’altro accrescerà la “responsabilità” della Regione, la quale devrà porsi il problema della economicità della gestione di queste risorse e quindi del rispetto del Patto di stabilità. Esso mira, appunto, a coinvolgere le regioni nel delicato passaggio da una finanza derivata, in cui la quasi totalità delle risorse delle regioni deriva da trasferimenti dello Stato, per di più a destinazione vincolata, ad una finanza autonoma in cui le risorse provengono da tributi propri e da compartecipazioni a quelle erariali.
Con l’effetto che il loro utilizzo, in misura sempre più crescente, sarà lasciato alla autonoma decisione regionale. Ne deriva quindi l’esigenza da parte della Regione di tenere sotto controllo l’andamento della spesa, ma soprattutto la qualità della stessa in maniera da evitare che, in mancanza di una gestione oculata, i disavanzi finiscono per riflettersi anche inevitabilmente sulla contabilità nazionale. Ma questo porterà a far decollare una vera e propria politica regionale soprattutto nel momento in cui avremo la possibilità di incidere in profondità sulla spesa libera.
Il rispetto di quell’accordo è tanto più importante se si ricorda che l’art. 53 della L. 388/2000 prescrive che i presidenti delle Giunte regionali devono garantire il rispetto del Patto di stabilità, per cui devono riferire trimestralmente in sede di Conferenza Stato-Regione sull’andamento della spesa, entrata, saldi di bilancio. Questo per dire quanto sia importante il rispetto di detto accordo.
Quanto disamina della spesa risulta che essa si concentra su interventi afferenti politiche di sviluppo economico e sociale. Ma come è noto l’intervento più corposo riguarda la promozione e tutela della salute e l’assistenza e servizi sociali per complessivi 7.647.471.302 euro.
Al riguardo l’articolazione del bilancio in Funzione Obiettivo ci mostra che la maggior parte delle risorse regionali (superiore al 50 % del totale generale della spesa) è destinata alla sanità. È evidente che occorre tenere sotto controllo tale spesa non solo per il rispetto del vincolo del Patto, ma soprattutto per la grave situazione di cassa del comparto.
Avremmo avuto un ulteriore aggravio nella legge finanziaria collegata al bilancio se l’Assessore alla Sanità responsabilmente non avesse ritirato una sua proposta emendativa i cui contenuti, bisogna dirlo, si presentano urgenti ed essenziali. Essi comunque sarebbero stati insopportabili per la tenuta del bilancio.
Tuttavia va prendendo corpo una razionalizzazione del settore che pare realizzarsi non secondo la logica dei tagli, ma sulla base di una ristrutturazione funzionale dei meccanismi di tutela. Grazie al lavoro della V° Commissione nella scorsa legislatura.
In questa direzione si muove il nuovo Piano sanitario regionale, che raccordandosi con la legge di contabilità, ha assunto i connotati di uno strumento fondamentale servente la programmazione finanziaria della Regione.
Nel contempo va affrontato con urgenza un altro aspetto connesso al precedente che ritengo essere di estrema importanza per la Regione. Mi riferisco al problema del ripiano della spesa sanitaria, punto essenziale della politica finanziaria, contabile e normativa del settore della sanità regionale.
In particolare, bisogna poi considerare che la legge Donat Catttin va esaurendo la sua funzione di strumento legislativo di finanziamento. Quella legge nazionale va rifinanziata perché ha consentito la ristrutturazione di appena il 40% delle strutture sanitarie della Regione Campania, e solo il poderoso sforzo dello Stato, sollecitato dalle regioni, potrà consentirlo. Ma ciò non basta per risolvere il problema della spesa sanitaria, occorre infatti che in seno alla Conferenza Stato-Regione si ponga la questione di rideterminare i criteri di ripartizione nazionale dei fondi ai fini del ripiano del disavanzo nel senso di premiare maggiormente i criteri delle classi di giovane età.
La questione di fondo riguarda quindi la struttura della spesa sanitaria, estremamente anelastica. Possiamo fare tutti i ripiani di questo mondo, non risolveremmo il problema della spesa per la sanità se non si ridetermineranno i criteri di ripartizione del fondo nazionale. Perché anche un grosso intervento in tal senso, con le sole finanze regionali, non determinerebbe il mutamento della dinamica della spesa. Da un’analisi empirica della spesa in parola si ricava che l’indice di elasticità è molto basso. E considerata l’incidenza della stessa, superiore al 50 % della spesa complessiva iscritta in bilancio, se ne ha che essa costituisce la palla al piede per lo sviluppo della Regione.
È per questo che occorre intervenire da subito presso la Conferenza Stato-Regione per ottenere la rideterminazione dei criteri di ripartizione dei fondi. Solo attraverso il ripiano è possibile attenuare le distorsioni che la spesa sanitaria riverbera sul bilancio regionale, e quindi assicurare oltre ad una maggiore efficienza dei servizi e il rispetto dei livelli minimi di assistenza e quindi una maggiore flessibilità di manovra di bilancio.
In ogni caso il comparto della sanità rimane un’area critica che necessita di ulteriori interventi di ristrutturazione per far fronte alle passività finanziarie riconducibili alle passate amministrazioni.
È questo l’unico settore che ha influenzato in basso i rating. I quali pure hanno dato atto alla Regione Campania dell’opera di risanamento dei conti assegnando una lusinghiera valutazione, attribuendole una buona sicurezza finanziaria ed un’alta capacità di far fronte alle obbligazioni finanziarie.
Tali fondi hanno portato l’Italia ad assumere un rilievo nelle realtà politico-economiche del Mediterraneo. Convince in proposito l’iniziativa svolta dal Governo regionale perché il nostro paese si colleghi tali realtà. E bene ha fatto il presidente Bassolino a suscitare l’interesse sul tema nella Conferenza dei Presidenti delle Regioni meridionali.
Di contro abbiamo una tipologia di spesa come i fondi europei che hanno “invece” un indice di elasticità molto alto, che se bene impiegata può costituire il volano dello sviluppo della Regione, come in effetti si è verificato in questi ultimi anni.
Voglio ricordare che questa manovra di bilancio ha assunto il significato di un assestamento al bilancio. Tenuto conto che siamo oltre la metà dell’esercizio finanziario, quale manovra si può fare a questa data? Votare cioè un bilancio che per l’effetto non è più preventivo bensì consuntivo.
Noi oggi, siamo oltre alla metà dell’anno di riferimento, non stiamo apportando aggiustamenti dovuti a meri errori materiali o per acquisire nuove entrate. Non stiamo rideterminando la competenza il cui ammontare non era noto con precisione alla data dell’approvazione della delibera di Giunta, ma per intervenire in merito all’adeguamento delle leggi di spesa rispetto a situazioni emergenziali, per il finanziamento di leggi prive di copertura, nonché per far fronte ad enormi spese indilazionabili, come la messa in sicurezza dello stabile di proprietà della Regione Campania da attuarsi con relativo mutuo che grava annualmente, come è ovvio, con la semplice rata di annualità.
Quanto ai contenuti della manovra, essa ha investito i settori dello sviluppo economico: l’ambiente, il sostegno alle piccole e medie imprese, l’informatica, il sostegno ai comuni, la mobilità, la ricerca scientifica, la promozione culturale ed artistica, il rifinanziamento di leggi regionali vigenti, come abbiamo già detto, l’integrazione della disciplina in tema di impianti ed attrezzature sportive, il finanziamento di piani di integrazione tra gli atenei della Campania, l’istituzione della vigilanza ambientale, iniziative sulla competitività, l’incentivazione ai comuni a dotarsi del P.U.C., ecc. Oltre altri interventi concernenti eventi straordinari e la mobilità per alcune categorie di cittadini. Sul fronte delle entrate sono state definite con disposizioni sostanziali: l’attività di accertamento dei tributi afferenti la distribuzione del carburante, nonché la semplificazione dei rapporti tra Regione e contribuenti.
La Commissione Permanente "Bilancio e Finanze" del Consiglio Regionale della Campania ha eletto all’unanimità presidente Giuseppe Ossorio. Egli ha dichiarato di predisporre con estrema urgenza i lavori della importante commissione per l'approvazione urgente del bilancio annuale, che la lunga pausa elettorale ha di fatto procrastinato. Questa e' la terza legislatura regionale dell'esponente repubblicano, che ha già ricoperto altri ruoli importanti nella vita istituzionale della campania. Repubblicano da sempre, si è formato nella federazione giovanile repubblicana ed ha affiancato per lunghi anni Francesco Compagna nel suo impegno di parlamentare. È stato vice segretario nazionale del P.R.I. partito che ha lasciato nel 2001 per fondare il partito dei Repubblicani Democratici. Dottore commercialista, è stato docente a contratto di materie professionali presso l’Università degli Studi di Napoli "Federico II".
Il Consiglio Regionale della Campania è interessato alla modifica, del regolamento dei lavori del consiglio. Essa è resa necessaria perchè attualmente riflette un sistema politico proporzionale e consociativo, sostanzialmente superato dalle leggi elettorali per l'elezione diretta del presidente della Regione, ma anche per i tanti poteri ad esso attribuiti.
Si rende, quindi, necessario una modifica organica del regolamento che contingenti i tempi degli interventi, ma anche disciplini il numero dei consiglieri regionali per costituire un gruppo consiliare.
Giuseppe Ossorio, consigliere regionale dei Repubblicani Democratici in Campania, ha presentato alcuni emendamenti per salvaguardare l'identità di una forza politica presente in Consiglio Comunale con un consigliere. Gli emendamenti prevedono la rappresentanza nella conferenza dei capigruppo e nelle Commissioni di garanzia del singolo rappresentante. Tale prerogativa si perde allorquando quel singolo candidato eletto che rappresenta una forza politica cambia tale appartenenza. Questo emendamento produce i suoi effetti anche contro i tanti trasformismi che caratterizzano la lotta politica odierna.
Il Consiglio Regionale della Campania si è insediato oggi.
Giuseppe Ossorio, consigliere regionale dei Repubblicani Democratici, ha manifestato la necessità di una maggiore intesa fra le forze laiche del centrosinistra.
Giuseppe Ossorio è stato proclamato Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici. Proclamati dal Tribunale di Napoli i consiglieri regionali della Campania.
Pubblichiamo le liste dei Repubblicani democratici che concorrono alla elezione del Presidente della Giunta Regionale e del Consiglio Regionale della Campania, nonchè la lista per l'elezione del Consiglio Provinciale di Caserta.
| Cognome | Nome | Collegio | |
| 1. | del Piano | Nicola | Alife |
| 2. | Baldini | Assunta | Aversa I |
| 3. | Cipullo | Fausto | Aversa II |
| 4. | Zampella | Antonio | Aversa III |
| 5. | Scirocco | Italo | Caiazzo |
| 6. | Sperino | Luigi | Capua |
| 7. | lannotta | Francesco | Carinola |
| 8. | De Felice | Giovanni | Casal di Principe |
| 9. | Cecere | Generoso | Casaluce-Frignano |
| 10. | D'Arrigo | Emanuele | Caserta I |
| 11. | Riviello | Massimiliano | Caserta II |
| 12. | Notarbartolo | Emanuele | Caserta III |
| 13. | Gentile | Romolo | Casera IV-Casagiove |
| 14. | Turtoro | Michele | Castel Volturno |
| 15. | Pezzulo | Pietro | Grazzanise-Pignataro Maggiore |
| 16. | Conte | Salvatore | Gricignano DAversa |
| 17. | Neri | Caterina | Lusciano |
| 18. | Scalera | Carlo | Maddaloni I |
| 19. | Bencivenga | Antonio | Maddaloni II |
| 20. | Bagarolo | Salvatore | Marcianise I |
| 21. | Paone | Salvatore | Marcianise II |
| 22. | Notturno | Gabriele Francesco | Mondragone |
| 23. | Riselli | Maria Immacolata | Piedimonte Matese |
| 24. | Napolitano | Maria Cristina | Roccamonfina |
| 25. | Bagarolo | Salvatore | San Cipriano d'Aversa |
| 26. | Nappi | Franco | San Felice a Cancello-Arienzo |
| 27. | Amoroso | Francesco | San Nicola La Strada |
| 28. | De Felice | Giovanni | San Prisco |
| 29. | Notarbartolo | Emanuele | Santa Maria a Vico |
| 30. | Munno | Antonietta | Santa Maria Capua Vetere I |
| 31. | Marcoccio | Gaetano | Santa Maria Capua Vetere II |
| 32. | D'Alessandro | Giancarlo | Sant'Arpino-Orta di Atella |
| 33. | Zannini | Vito | Sessa Aurunca |
| 34. | Scialdone | Bartolomeo | Sparanise |
| 35. | Palmieri | Mauro | Teano |
| 36. | Musto | Francesco | Trentola Ducenta |
Cari Amici,
siamo entrati nel vivo della campagna elettorale. Valerio Zanone verrà a presentare la candidatura del Consiglere regionale uscente, dott. Giuseppe Ossorio, capolista dei Repubblicani democratici a Napoli.
L’incontro rappresenta un momento essenziale del processo che abbiamo avviato ormai da qualche tempo per la costituzione di una vasta area democratica in grado di porsi come referente fondamentale nei prossimi anni della politica regionale e nazionale.
Vi prego pertanto caldamente di non mancare all’appuntamento ma anche di dare quanta più pubblicità è possibile all’iniziativa. Sarei inoltre lieto se a vostra volta poteste organizzare incontri con amici e simpatizzanti, ai quali parteciperei volentieri per confrontarci e per approfondire il nostro comune progetto.
L’appuntamento con Valerio Zanone e Giuseppe Ossorio è lunedì 7 marzo alle ore 17.30 all’Hotel Oriente, in Via Diaz, Napoli.
Vi prego di non mancare,
Ernesto Paolozzi
Lunedì 28 febbraio 2005, alle ore 17.30, all'Hotel Oriente in via Diaz a Napoli, vi sarà l'incontro dei candidati dei Repubblicani Democratici delle cinque liste provinciali alla prossime elezioni regionali della Campania.
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tratto da "Il Mattino " - domenica 9 gennaio 2005
La Margherita risponde a muso duro al segretario regionale dei Ds, Gianfranco Nappi, che rilancia la proposta di lista unitaria, altrimenti la lista del presidente Bassolino. «La Margherita non può dire sempre no», rilancia Nappi. «Il segretario Ds - si legge in una nota diffusa dal coordinamento regionale della Margherita - sembra non rendersi conto che, allo stato dei rapporti, non la lista unitaria, ma la costruzione della stessa alleanza di centrosinistra appare difficile». Nessuna firma in calce al documento, ma l'ispiratore sarebbe Ciriaco De Mita.
Non è chiusa la vertenza con l'Udeur e già se ne apre un'altra nel centrosinistra. «Una reazione nervosa ingiustificata - esordisce il segretario Ds di Napoli, Diego Belliazzi. È il nostro elettorato che chiede unità e governabilità». L'ala sinistra dei Ds, in Consiglio regionale capeggiata da Angelo Giusto e Marcello Chessa, è contraria alla lista unitaria. «Inutili gli estremismi quando non c'è la disponibilità - dichiara Giusto. La dichiarazione di Nappi, ispirata da buone intenzioni, può apparire come una dichiarazione di guerra e non aiuta a trovare le soluzioni su programmi che uniscano». «Da Nappi nessun diktat - risponde il capogruppo Ds, Nino Daniele. E una sollecitazione a trovare i modi di una discussione utile a vincere». E Andrea Cozzolino: «Curioso che i Ds, che lavorano al percorso unitario, siano accusati di voler imporre il progetto a colpi di ultimatum». Divisa anche la Margherita. «Pensiamo a regole e programmi - dice l'eurodeputato Alfonso Andria. La lista unitaria non mi scandalizza visto che i parlamentari nel 2001 sono stati eletti sotto l'unico simbolo dell'Ulivo. Se però alle regionali in Campania i singoli partiti possono esprimere un potenziale di consensi maggiore correndo da soli, visto anche il sistema elettorale a preferenza unica, sarebbe sbagliato complicare le cose».
Il deputato Giuseppe Gambale, pur favorevole alla lista unitaria, esprime perplessità: «Bassolino e i Ds dovrebbero contribuire prima di tutto alle condizioni programmatiche della lista unitaria. La Campania è stata laboratorio, ma bisogna dire che si sono persi pezzi per strada, Rifondazione e Pdci oggi sono fuori dalla maggioranza. Sono però convinto che il progetto prodiano è vincente».
«L'unità deve avere dei valori - attacca il repubblicano Giuseppe Ossorio - Bisogna organizzare l'unità dei partiti simili, altrimenti lo spirito della lista fallirà».
«Se facciamo la lista senza la Margherita rischiamo di confondere gli elettori», avverte il senatore Tommaso Casillo dello Sdi. «Non siamo contrari - puntualizza il segretario regionale Sdi, Fausto Corace - Dobbiamo fare i conti anche con il sistema elettorale che rischia di penalizzare alcuni candidati».
L'assessore socialista al Comune di Napoli, Roberto De Masi, è in sintonia con il collega ds Nicola Oddati: «In ogni caso è giusto verificare la possibilità di lista unitaria con le forze riformiste disponibili».
Ma il consigliere regionale Sdi Antonio Someone: «Cartelli elettorali per vincere non servono poi alla governabilità».
tratto da "Il Mattino " - domenica 9 gennaio 2005
tratto da "L'Articolo" de L'Unità - n.161 - venerdì 24 dicembre 2004
E' dibattito acceso nel centrosinistra campano sulla prospettiva di presentarsi alle prossime regionali attraverso un'unica lista. Alle critiche lanciate da De Mita sul sondaggio Ipsos secondo cui la stragrande maggioranza degli elettori della Margherita propenderebbe per la lista unitaria, hanno risposto ieri il diessino Nappi ("discutiamo paritariamente, ma nessuno ha il diritto di porre pregiudiziali"); il socialista Corace ("Vogliamo che siano chiare agli elettori le responsabilità di chi non vuole il listone"); e il repubblicano Ossorio ("Divisi non si va lontano").
Giuseppe Ossorio è meno possibilista: «Voglio dirla tutta e subito: io sono per la lista unitaria. Tuttavia, dobbiamo tenere in considerazione tre punti. Primo: c'è necessità di trovare un'area di stabilità politica e amministrativa nel centrosinistra. Il fatto che ci siano tante sigle oggettivamente impone che si formi un'area del genere. Secondo: si è fatto poco e male a proposito della necessità di federare i quattro partiti. E non si può pretendere di fare tutto oggi: bisognava farlo con molta determinazione già molto prima delle Regionali. A ben guardare, non è neanche un problema di unire alcuni partiti, ma quello di fondere tre culture: quella liberale, quella socialista e quella cattolica. Terzo: nella storia nulla si ripete. Dopo dieci anni, Prodi resta il leader incontrastato del centrosinistra, ma ora deve esserci qualcosa di innovativo che dia la possibilità a quella leadership di affermarsi. Questo potrebbe essere la lista unitaria. Ma se i due maggiori partiti della coalizione (e della costituenda federazione) hanno posizioni divergenti, di fatto la lista unitaria non c'è». Ma il dato incontrovertibile è che l'elettorato del centrosinistra chiede unità. «Non possiamo e non dobbiamo farne - risponde Ossorio - una questione di numeri e di percentuali. Uniti si è se c'è la comune volontà, il programma, gli obiettivi, i valori, altrimenti facciamo meta-politica. Altrimenti si rischia di dar vita ad aggregazioni fasulle, in alcuni casi anche becere, transfughiste, mistifìcatrici, proprio perché non fondate su nessun valore comune. Se accettassimo tali condizioni, non andremmo lontano».
da "L'Articolo" de L'Unità
Il Consigliere regionale della Campania dei Repubblicani Democratici, Giusepe Ossorio ha incontrato insieme al Consigliere della circoscrizione del Vomero, il dottor Mario Morelli ed il consigliere della circoscrizione dell’Arenella, architetto Paolo De Luca, presso la Sala dell'Alexander di via Cilea al Vomero, gli elettori di entrambi i quartieri napoletani. Nel corso della riunione è stata valutata la deliberazione del Comune di Napoli di costituire undici Municipalità cittadine con ampi poteri deliberativi, al posto delle attuali ventidue circoscrizioni. L'assemblea si è dichiarata d'accordo con tale ipotesi che imporrà ai Repubblicni del Vomero e dell'Arenella una più incisiva attività politica, ringraziando l’assessore comunale dott. Alfredo Ponticelli ed il consigliere comunale di Napoli Prof. Ignazio Assumma per il lavoro svolto nelle loro sedi istituzionali, nonché il consigliere provinciale dei Repubblicani Democratici dott. Lazzaro Alfano, per l’impegno profuso in questi primi quattro mesi di attività consiliare.
Giuseppe Ossorio ha concluso i lavori mettendo in evidenza la grande trasformazione istituzionale che è avvenuta negli ultimi anni in Italia, nel quadro del rafforzamento dei poteri dell'Unione Europea e delle Regioni italiane.
La riunione si è conclusa con l'approvazione di un documento che evidenzia l'operato dei consiglieri circoscrizionali e mette positivamente in rilievo la recente legge regionale, proposta dal Consigliere dei Repubblicani democratici Giuseppe Ossorio per la valorizzazione e la promozione delle università della Campania, con un finanziamento triennale di 65 milioni di euro. Questa legge ha già sortito l'effetto di stanziare un congruo finanziamento per la a ricerca scientifica nelle università a con la istituzione di numerosi master di primo e secondo livello, di assegni di ricerca, in un sistema di convenzione tra la Regione Campania e le singole Università a modello di tenure track. In sintonia con il Comitato Regionale di coordinamento degli atenei campani.
COMUNICATO STAMPA
Agli organi di informazione - Loro Sedi
Salerno, 6 dicembre 2004
Si è tenuta oggi, presso la sede della federazione dei DS, la riunione dei segretari provinciali dei partiti che aderiscono alla Federazione dell’Ulivo. Hanno partecipato all’incontro Angelo Villani, coordinatore provinciale della Margherita, Angela Pace, segretario provinciale dello SDI, Nicola Scarsi e Antonio Guariglia per i Repubblicani democratici, Alfredo D’Attorre, segretario provinciale dei DS. L’incontro ha segnato una tappa importante nel processo di sviluppo e rafforzamento di questo progetto politico in provincia di Salerno, dove questa esperienza, dopo l’importante risultato della lista “Uniti nell’Ulivo” alle elezioni europee del 13 giugno, ha condotto, fin dal mese di settembre, alla costituzione di un coordinamento permanente tra le segreterie delle quattro forze politiche.
I segretari hanno concordato sull’opportunità di definire un programma di iniziative politiche comuni, in grado di definire più compiutamente il profilo programmatico e sociale di questo progetto nella nostra provincia. L’idea di una più stretta unità d’azione fra le forze riformiste della coalizione intende essere al servizio di più larga coesione di tutte le forze della grande alleanza democratica. In quest’ottica, la Federazione dell’Ulivo vuole essere anche a Salerno un progetto politico che garantisce la diffusione più omogenea e coerente del quadro di centro sinistra nelle esperienze di governo locale, superando le resistenze e le contraddizioni che ancora permangono in alcune situazioni.
Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato il 3 dicembre 2004, una importante legge regionale in favore del sistema universitario della Campania, composto da ben sette università degli studi.
La legge regionale il cui titolo è “Promozione e valorizzazione delle Università della Campania” è stata presentata dal consigliere regionale dei Repubblicani democratici, dott. Giuseppe Ossorio.
Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato la legge all’unanimità.
Molti articoli di stampa, fra i quali quello del Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Prof. Guido Trombetti, sono apparsi sui quotidiani cittadini.
Riportiamo di seguito gli articoli della Legge.
Art. 1 - Finalità
3. Il Programma Triennale degli Interventi si articola in Piani Attuativi Annuali.
Art. 11 - Norme finali
Napoli, 3 dicembre 2004
Riportimo la legge anche in formato PDF scaricabile per consultazione e stampa.
Legge Regionale "Promozione e valorizzazione delle Università Campane"
di Giuseppe Ossorio
tratto da “La Repubblica” del 7 novembre 2004
L’intervento di Ernesto Paolozzi dedicato all'interessantissimo volume di Francesco Flora, Città di Caino, va al di là, a mio avviso, della pur importante ricostruzione storiografica del fermento politico dell'Italia repubblicana. E l'introduzione di Ugo Piscopo pone elementi di dibattito utili per la nostra politica attuale.
La posizione di Francesco Flora si collocava all'interno dell'azionismo degli anni Quaranta in maniera originale. Il grande critico, infatti, proponeva una congiunzione fra politiche sociali e libertà costituzionali e civili all'interno del metodo crociano della libertà. Ciò vuol dire che si cerca di superare la contrapposizione storica fra liberalismo e socialismo evitando di sfociare in una forma di democraticismo o giacobinismo estremi. Se ben riflettiamo, è la prova alla quale vengono chiamati ancor oggi, sia pure in condizioni per tanti aspetti diverse, i partiti e i movimenti che nel centrosinistra intendono costruire, in Campania come in Italia, la nuova grande alleanza democratica.
Nel nostro caso, probabilmente, si fa di necessità virtù, nel senso che l'alleanza fin troppo ampia è spinta essenzialmente dal sistema maggioritario e dal parziale presidenzialismo che impongono, sul piano elettorale, di allearsi, se non ci si voglia destinare alla sconfitta sicura. Da qui, come a tutti è evidente, sia nel centrosinistra che nel centrodestra si sono formate coalizioni che a molti sembrano, e in effetti sono, del tutto innaturali: leghisti-secessionisti con nazionalisti a destra, neocomunisti e liberal-democratici a sinistra. Ed è proprio questa innaturalità delle alleanze che forse rende possibile la vittoria elettorale, ma rende quasi altrettanto impossibile la governabilità se, per governabilità, non intendiamo la pura amministrazione corrente. Anzi, quando si passa, come talvolta è accaduto sia nell'esperienza dell'Ulivo che in quella della Casa delle libertà,a procedere sul terreno delle grandi riforme, sono venuti fuori degli ircocervi perché frutto di estenuanti mediazioni.
È forse veramente il caso, allora, che si passi a un chiarimento profondo, rigoroso, delle posizioni culturali che possa servire da fondamento ad alleanze che sono solo strumentali. Checché se ne dica, la Campania in questi anni ha rappresentato un laboratorio interessante nel quale, senza nasconderci le enormi difficoltà, si è sperimentata un'alleanza di governo molto, molto larga, che comprende tutte le culture politiche del centrosinistra. Ma, come è evidente, bisogna andare avanti, perché una coalizione ha sempre bisogno di nuova linfa, nuove passioni e nuove intelligenze.
Nel caso specifico, sono convinto che i termini dell'alleanza debbano, appunto, impostarsi secondo la libertà come metodo. Sul piano istituzionale, ad esempio, nel contemperare l'esigenza azionista e liberale dell'efficienza di governo (dal presidenzialismo all'autonomia amministrativa delle giunte) con l'esigenza democratica e insopprimibile di una maggiore rappresentatività della assemblee elettive, oggi del tutto appannata. Sul piano sociale ed economico, nell'impegnarsi a garantire livelli di giustizia sociale e l'equità economica promuovendo nel contempo lo sviluppo dell'economia per creare ricchezza, senza distogliere i mezzi finanziari e la spesa pubblica verso forme di evidente inefficienza e improduttività. Bisogna convincersi che senza una forte e incisiva politica della ricerca scientifica, e senza sviluppo economico non è possibile l'equità sociale, se non col tornare indietro, verso forme di pauperismo, suggestive sul piano letterario ma prima o poi fortemente nocive proprio per i cittadini meno abbienti, perché non può distribuirsi una ricchezza che non si crea.
Ho fiducia che nella Regione Campania vi siano le risorse culturali e politiche per incrementare questo processo. E sono convinto che proprio gli intellettuali che rappresentano quella tradizione a cui Francesco Flora si richiamava, ossia quella del repubblicanesimo e del liberalismo democratico, se si vuole di sinistra, possano svolgere una funzione, come si diceva un tempo, di cerniera fra le altre grandi tradizioni culturali dell'attuale centrosinistra, quella cattolica-democratica e quella socialista.
L'autore è presidente della commissione Cultura della Regione Campania
Si riproduce di seguito il testo del Documento politico-istituzionale approvato il 18.09.2001 dai Capigruppo consiliari della maggioranza di centro sinistra del Consiglio regionale della Campania. Il Documento fu redatto dal consigliere regionale repubblicano Giuseppe Ossorio, su mandato unanime del Presidente della Regione, Antonio Bassolino, dei segretari regionali dei partiti di centro sinistra, fra i quali Ciriaco De Mita, e dei capi-gruppo consiliari, nella riunione congiunta del 29 luglio 2001. Fu il primo documento approvato in Campania dai partiti politici e dai gruppi consiliari del centro sinistra, relativo alla complessa materia dello Statuto Regionale, approvato, poi, in prima lettura il 17 settembre 2004.
Due fondamentali appuntamenti istituzionali, il referendum confermativo sul federalismo e la definizione della forma di governo nell'ambito del processo statutario regionale, richiedono alle forze politiche della maggioranza regionale, nonché a quelle sociali, economiche e culturali una riflessione franca e attenta in grado di proiettare in avanti il dibattito politico al di là delle pur legittime divergenze.
In virtù di questo processo riformatore alle regioni saranno conferiti nuovi poteri e, dunque, nuovi oneri che consentiranno all'Ente una crescente centralità, giacché le Regioni si troveranno ad essere assieme cooperanti con lo Stato e con l'Unione Europea ma anche garanti dell'autonomia e dell'identità locale. Alle regioni del Sud, in parti-colar modo, spetterà il compito di governare l'ancora confuso cambiamento istituzionale in condizioni politiche ed economiche totalmente diverse.
Per questi motivi è fondamentale trovare una stabilità politica ed istituzionale, raggiungendo un punto di equilibrio fra l'esigenza dell'efficienza, della rapidità dell'esecuzione delle scelte e quella delle garanzie rappresentative, della pluralità dei soggetti politici, dei bisogni culturali e sociali espressi da una società complessa.
Il nuovo assetto istituzionale regionale, allo stato attuale, si limita a giustapporre, una accanto all'altro, la tendenza presidenzialista e maggioritaria a quella parlamentarista. Con l'elezione diretta dei Presidenti, infatti, ci troviamo ad avere due poteri, quello dell'esecutivo e quello del consiglio regionale, che rischiano di contrapporsi, pur trovando legittimazione democratica da una identica fonte: il medesimo voto popolare.
Ancor più stridente rischia di essere la contrapposizione fra il presidente eletto e la maggioranza politica che Io sostiene. Questa condizione di evidente confusione istituzionale, oltre a costituire un serio pregiudizio alla formazione di un indirizzo politico coeso, rischia di alimentare polemiche ed incomprensione che possono, anzi devono, essere necessariamente superate.
Per questi motivi, bisogna che ci si confronti e ci si accordi sul terreno metodologico, al fine di rendere possibile, nel frattempo, un efficiente ed efficace "governo" della Regione, che dialoghi e ascolti la "rappresentanza" democraticamente eletta del Consiglio regionale, per evitare che, in generale, il sistema ad elezione diretta sconfini e decada in personalismi e l'esercizio della rappresentatività pluralistica in vacuo assemblearismo. La democrazia può degenerare sia come democrazia decisionista, sia come democrazia inconcludente.
È necessario, allora, individuare delle regole condivise dai Gruppi consiliari, dalle forze politiche di maggioranza e dal Presidente della giunta in grado di assicurare la stabilità di governo, l'efficienza dell'amministrazione, il giusto confronto fra il potere esecutivo, il potere legislativo e la maggioranza consiliare. Pertanto, i partiti e i gruppi consiliari
della maggioranza di centro-sinistra campana, luogo particolarmente importante per la pluralità delle varie culture politiche che lo caratterizzano, hanno sentito il bisogno di individuare i principi di un codice di autoregolamentazione fondato su poche ma certe e condivise regole. Princìpi ed indicazioni che non devono necessariamente condizionare o prefigurare il prossimo dibattito sullo nuovo Statuto, che richiederà altra metodologia di lavoro ed altro approccio istituzionale. Ma che date le attuali norme costituzionali, tentano di dare risposte alle esigenze poste dai capigruppo, dai segretari regionali delle forze politiche di maggioranza nella riunione congiunta con il Presidente della Regione. In tal modo, anche la più serrata e complicata dialettica politica potrà esercitarsi in una cornice chiara che non metta a repentaglio né la necessaria efficacia e rapidità dell'azione di Governo, né la altrettanto necessaria esigenza di salvaguardare l'esercizio legislativo del Consiglio e la rappresentatività dei Gruppi consiliari, nonché la ricchezza dei contributi di idee e di indicazioni provenienti dai singoli consiglieri.
1. Potere di controllo del consiglio nei confronti della giunta e del presidente
La legge costituzionale 1 del 1999, con l'art. 126, II comma, ha assegnato espressamente al Consiglio regionale il potere di sfiduciare il Presidente della Giunta. Ai sensi dell'art. 126, III comma, l'approvazione della mozione di sfiducia comporta lo scioglimento del Consiglio e quindi nuove elezioni. Si tratta, pertanto, di un potere difficilmente azionabile, considerato che comporta l'autodissoluzione dell'organo che lo esercita. Tuttavia, nella sua accezione positiva, l'istituto così congegnato mentre vi segna, in linea di principio, un rapporto fiduciario - aspetto non secondario del disegno riformatore - fra il Presidente ed il Consiglio, ma difficilmente azionabile, come già si è detto, assume una valenza stabilizzatrice, tale da evitare strumentali e
pretestuose crisi parlamentari. Non vi è chi non colga, in quel rapporto fiduciario, l'importanza che il costituente pone alla centralità del Consiglio regionale.
Questo potere fiduciario del Consiglio, seppur senza un voto iniziale di fiducia, insieme ai poteri di indirizzo politico e legislativo, sospingono il modello costituzionale regionale verso un sistema parlamentare ad elezione diretta del Presidente. Tuttavia sono presenti alcuni tratti marcatamente presidenziali, che vorremmo ricordare:
Si può pensare, al fine di rafforzare i poteri del Consiglio e stante le prerogative costituzionali del Presidente, oltre alla classica forma di controllo politico quale la relazione fiduciaria, tipica dei sistemi parlamentari, che come si è visto può costituire, così come è prevista, più uno spettro che un reale strumento, di elaborare ulteriori forme di controllo che affondano le proprie radici politico-culturali anche in modelli fondati sulla separazione dei poteri e quindi sul sistema dei "pesi e contrappesi".
Bisognerebbe, inoltre, prevedere delle forme di assenso del Consiglio sulle persone investite di incarichi assesso-riali. Il Consiglio potrebbe, cioè, essere chiamato ad esprimere un parere sulle competenze tecniche e sul valore politico dei singoli assessori nominati. Si tratterebbe di un parere obbligatorio ma ovviamente non vincolante, che rivestirebbe però un determinante valore politico.
È possibile immaginare, per esempio, ipotesi di sfiducia plurima ed individuale con il duplice risultato di costituire forme di controllo politico, senza determinare le dimissioni dell'esecutivo ed il conseguente scioglimento dell'organo legislativo.
In questo senso, inoltre, rientrano tra le tipologie di controllo gli atti di sindacato ispettivo: interrogazioni, interpellanze e mozioni. E necessario, senza dubbio, rendere più forti, incisivi ed efficaci questi strumenti attraverso previsioni statutarie e, soprattutto regolamentari. Ad esempio, potrebbe essere mutuata l'esperienza della Camera dei Deputati che ha, nel corso della passata legislatura, introdotto due diversi e più pregnanti atti di sindacato ispettivo: le interrogazioni a risposta immediata (c.d. question time) e le interpellanze urgenti, che hanno una cadenza settimanale prestabilita (rispettivamente il mercoledì ed il giovedì) e che consentono all'organo assembleare di interloquire con l'esecutivo almeno due volte alla settimana, su argomenti urgenti e di interesse politico generale. Sarebbe anche un modo per avvicinare l'opinione pubblica all'istituzione regionale, magari attraverso la diretta delle sedute dei question time regionali, sul modello di quanto attualmente avviene per quelli parlamentari, mediante una convenzione con emittenti private e pubbliche del sistema radiofonico e televisivo a diffusione regionale.
Attualmente l'esecutivo disattende al proprio dovere di dare risposte ai quesiti posti dai consiglieri attraverso gli atti di sindacato ispettivo che, d'altro canto, spesso vengono eccessivamente utilizzati per fini puramente propagandistici (in pratica per avere visibilità sugli organi di stampa).
L'aspetto che può ulteriormente qualificare l'azione dei consiglieri regionali è quello di farli concorrere all'azione di governo, attraverso una concreta partecipazione dei Gruppi Consiliari al processo formativo dei programmi, che si realizza in una costante interrelazione fra organi di governo, autonomie locali e mondo produttivo.
2. Ruolo dei gruppi consiliari regionali
La mancanza di una saldatura fra la maggioranza consiliare e la giunta regionale - questo è il vero nodo da affrontare -, rende attualmente residuale e di scarsa importanza il ruolo dei Gruppi Consiliari di maggioranza nel dibattito politico regionale. Si dovrebbe inserire nel nuovo statuto regionale e renderla operativa e cogente fin da ora, una normativa che valorizzi l'importanza del ruolo attivo dei Gruppi Consiliari.
Fermo restando le attuali prerogative del Presidente, per un maggiore riequilibrio dei poteri regionali, si dovrebbe riconoscere l'incidenza del ruolo attivo dei Gruppi di maggioranza sia nella formazione della Giunta regionale, sia nella costituzione di altri organi regionali.
Bisogna istituire e rendere ufficiale una periodica conferenza dei capigruppo di maggioranza con il Presidente della Giunta al fine di individuare tutti i punti di frizione nell'attuazione del programma della Giunta, nonché nello svolgimento dell'attività legislativa.
Si deve istituire e sostanziare di funzioni e competenze concrete un assessorato ai rapporti con il consiglio che, sulla falsariga del ruolo svolto dal Ministero per i rapporti con il Parlamento, si occupi di seguire i lavori consiliari e di tenere con il Presidente i rapporti con i Gruppi, soprattutto di maggioranza, garantendo quel necessario raccordo tra giunta e consiglio che finora è mancato.
È necessario, altresì, potenziare le funzioni della conferenza dei capigruppo di maggioranza nel raccordo fra Giunta e Consiglio.
Dovrebbe essere riconosciuto un ruolo più centrale alla conferenza dei capigruppo del Consiglio nella definizione del calendario dei lavori, attribuendo magari all'opposizione (come avviene alla Camera) la facoltà di indicare almeno un quinto dei disegni di legge da calendarizzare.
La elaborazione di un disegno di legge, prima di passare in fase di commissione, per l'inizio dell'iter legislativo deve trovare la propria spinta propulsiva proprio nei gruppi consiliari. Essi per rispondere con dignità a questa funzione devono essere riconosciuti non più come semplici organizzazioni interne del Consiglio. È nella autorevolezza e funzione che si attribuirà e si riconoscerà ai Gruppi, che si verificherà la sostanziale e necessaria saldatura e coesione fra maggioranza, giunta e Presidente e si potrà incrementare il lavoro legislativo di alto profilo.
I Gruppi Consiliari, in attuazione dei principi di autodeterminazione, devono potersi organizzare in modo da essere in grado di svolgere un ruolo qualificato. Essi dovranno essere dotati di mezzi e di possibilità di elaborazione intellettuale autonomo con l'ausilio di apporti anche esterni, con una previsione finanziaria da individuare nel bilancio regionale.
In conclusione, va una volta per tutte chiarita e concordata l'importanza dei Gruppi, la cui incidenza dovrà essere comunemente accettata al fine di operare la giusta coesione fra maggioranza e governo della regione.
3. Ruolo e poteri delle commissioni
Bisogna, anche, accrescere il ruolo delle commissioni consiliari, sia per quanto attiene la funzione legislativa, quella programmatoria e quella di controllo. I tre cardini inscindibili dell'indirizzo politico del consiglio regionale.
Potrebbe essere reso obbligatorio il parere delle commissioni sugli emendamenti e ordini del giorno presentati dai singoli consiglieri o dall'esecutivo nel corso dell'esame in aula dei disegni di legge. Bisogna attribuire alle commis-
sioni consiliari permanenti la sede referente e redigente delle leggi.
In questa ottica, per quanto concerne la funzione legislativa attiva, le commissioni permanenti devono assumere il ruolo di protagonisti nel procedimento di formazione della legge, sia nella fase istruttoria che deliberante. A tale scopo va organizzata nell'Organico del Consiglio regionale una classe di dirigenti che abbiano la forza intellettuale dei Consiglieri Parlamentari.
Sarebbe opportuno (sempre prendendo spunto dall'esperienza parlamentare) attribuire alle commissioni anche il potere di rendere dei pareri obbligatori (ma non vincolanti) sulle nomine di competenza della Giunta relative a incarichi in enti strumentali o vigilati dalle Regioni.
Vanno, altresì, introdotti, attraverso una modifica regolamentare, gli istituti dell'interrogazione a risposta in commissione, per rafforzare il ruolo delle commissioni nell'ambito delle attività di sindacato ispettivo, e della risoluzione in commissione (per rafforzarne il potere di indirizzo politico).
Si potrebbe, inoltre, prevedere lo svolgimento di perio-diche audizioni obbligatorie degli assessori in commissione, in merito alla gestione dei settori di competenza. Va rafforzato e riconosciuto il potere ispettivo e di controllo delle commissioni relativamente all'attività amministrativa dell'ente e all'esame delle problematiche regionali per le quali è necessario un puntuale intervento normativo.
Inoltre, alle commissioni va assegnato il potere di indagine conoscitiva, consultare enti, organizzazioni, associazioni e persone nonché valersi dell'opera di esperti e di istituti.
Infine deve essere prevista la costituzione di commissioni di inchiesta su materie che interessino la Regione. Anche queste commissioni vanno elette dal Consiglio e devono avere una composizione proporzionalistica.
Il lavoro delle commissioni consiliari permanenti non può esaurirsi in una sola riunione settimanale.
La qualità delle leggi e quindi l'efficienza del potere legislativo dipendono in larga misura dal ruolo svolto dalle commissioni che fanno acquistare all'organo legislativo quel primato politico-istituzionale nell'ambito della Regione.
4. Nuovo regolamento interno del Consiglio regionale
II regolamento attuale approvato il 1° luglio del 1971 è stato, successivamente, modificato dal Consiglio. È comunemente accettata l'idea di rivisitare l'attuale regolamentazione, che non è più in sintonia con le esigenze imposte dalla riforma costituzionale del 1999 e dai principi che informeranno il nuovo Statuto, al quale il Consiglio dovrà porre mano. Si potrebbe convenire come punto di riferimento il Regolamento della Camera dei Deputati. E si terrebbe conto del pluralismo delle forze politiche di cui è ricco il nostro Consiglio regionale, inteso anche quale espressione delle opposizioni, per quanto attiene la tutela delle minoranza (il cosiddetto Statuto delle Opposizioni).
5. Superamento delle strutture commissariali e riordino dei poteri e delle funzioni ed ammodernamento della macchina regionale
Un aspetto tra i più rilevanti dell'impegno programmatico è l'articolazione verso le Autonomie Locali (Comuni, Provincie, Comunità territoriali) e gli Enti strumentali, di cui è ancora sovraccarica la Regione, per un processo di forte valorizzazione delle stesse Autonomie Locali e di snellimento delle procedure sia nella fase attua-tiva dei programmi, che in quella di soddisfacimento dell'attesa dei cittadini.
L'inadeguatezza delle strutture ordinarie ha trovato risposta nella proliferazione di strutture commissariali e nel commissariamento di Aziende ed Enti. Il centralismo ge-stionale in Campania si è affermato, nel corso di questi
decenni, per questa via, lasciando le strutture ordinarie in condizioni pietose.
Il nostro obiettivo è il superamento delle strutture commissariali, della riforma degli enti di gestione, della loro abolizione quando è necessario ed è possibile. In tempi molto stretti — è un impegno del centro-sinistra - si deve giungere al superamento delle strutture straordinarie, semplificando e qualificando la macchina amministrativa regionale. Strettamente correlata a questa fase è l'attuazione di un moderno ed efficace processo di riordino della organizzazione burocratica regionale. Occorre uscire dalla elefantiaca organizzazione del vetusto apparato burocratico, attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche e l'ammodernamento dell'intero apparato, qualificandolo ed aggiornandolo costantemente.
È auspicabile anche una maggiore stabilizzazione delle responsabilità dei dirigenti, che è di per sé garanzia di continuità e competenza dei responsabili delle varie funzioni.
Un'intesa tra Presidente e Gruppi di maggioranza, ispirata ai princìpi di corresponsabilità politica, è necessaria per definire una griglia di criteri ai quali quest'ultimo si attiene nell'esercizio dei suoi autonomi poteri di nomina dei responsabili di istituzioni regionali e di particolare rilevanza politica.
6. Rapporto del presidente della regione con il corpo elettorale e con la maggioranza consiliare
L'elezione diretta del presidente della regione altera l'originario rapporto tra il presidente e la maggioranza consiliare, ma non lo affievolisce. Al riguardo occorre sottolineare che Presidente e maggioranza consiliare rispondono in sintonia al corpo elettorale, per la responsabilità che entrambi i poteri hanno contratto in ordine all'attuazione del programma. Gli impegni assunti dal Presidente e dalla maggioranza consiliare con il corpo elettorale si contraddistinguono per le stesse motivazioni che li
sospingono ed, in oltre, per una forte convergenza politica ed istituzionale.
Va, pertanto, perseguita una stretta connessione fra il governo regionale e la maggioranza consiliare per stimolare il processo di attività legislativa, che accompagna l'azione di governo e definisce l'attuazione dei programmi. Per rendere più saldo e sinergico il rapporto tra la giunta e la maggioranza consiliare si devono prevedere periodiche forme di consultazione.
Il Presidente e le forze politiche della maggioranza, in conclusione, annettono una fondamentale importanza all'apertura di una nuova fase di forte impegno nell'attuazione delle priorità programmatiche, per il rilancio coeso dell'azione di governo e della maggioranza consiliare. Si conviene, quindi, di assumere il metodo di procedere collegialmente ad un bilancio e ad un giudizio comune della legislatura regionale in corso, per valutare tutte le eventuali scelte comuni ed innovative tese a rafforzare l'attività della coalizione. Giudizio comune della legislatura ed eventuali scelte innovative sono entrambi i punti che in sintonia consentiranno il prosieguo positivo della seconda fase della consi-liatura.
La sfida è ardua, il percorso costituente sarà sicuramente complesso, ma gli obiettivi sono talmente nobili che si pone l'obbligo morale di perseguirli con il massimo del rigore, professionalità e passione.
Giuseppe Ossorio
Napoli, 18 settembre 2001
II documento è stato sottoscritto da tutti i capigruppo della maggioranza.
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Sa del paradossale: mentre il sistema politico italiano conosce, in fondo, i maggiori rivolgimenti politici ed istituzionali degli ultimi cinquant'anni, il dibattito politico si infiamma per tematiche ampiamente consegnate alla storiografia. Così il Consiglio regionale si macera e si lacera sul valore da dare all'antifascismo nel momento in cui è chiamato a redigere un nuovo Statuto il quale, a seguito della riforma costituzionale di vago stampo federalista, dovrebbe diventare una vera e propria Carta costituzionale di un Ente che afferma la sua autonomia e potenzia la sua capacit à legislativa ed amministrativa.
Dobbiamo dire che, già dal suo nascere, la discussione attorno allo Statuto è nata male, per una confusione di fondo che, per molti aspetti, si riflette perfino sul piano stilistico, sul tono della prima bozza del documento. Confusione fra principii di fondo e intenzioni programmatiche le quali ultime, francamente, non dovrebbero comparire in un atto fondativo in certo qual modo solenne e valoriale. Come si è detto felicemente, lo Statuto dovrebbe poter essere letto nelle aule scolastiche come esempio, per le giovani generazioni.
E' stato anche detto, ma è utile ribadirlo, che il ragionamento dovrebbe ruotare attorno a quei grandi principii, quali quello della libertà, della tolleranza, della giustizia, che segnano in positivo la nostra epoca mentre sarebbe prudente abbandonare i richiami ai totalitarismi che hanno offuscato il Novecento. Altri sono, semmai, le drammatiche questioni che si affacciano all'orizzonte e che bisogna prepararsi a fronteggiare.
Vi sono poi altre questioni, che riguardano gli ingranaggi del nuovo assetto dell'ordinamento istituzionale, forse meno altisonanti ma non per questo di minore importanza, che non devono essere oscurate da polemiche certamente sentite ma non per questo, a nostro avviso, meno esagerate e nocive.
In un limpido saggio, La Regione in salita, pubblicato da Guida,
Giuseppe Ossorio tematizza, ad esempio, alcuni temi veramente centrali e si prova a fornire un'architettura complessa e organica al fine di garantire un corretto e democratico funzionamento dell'istituzione cercando di guardare al di là della particolare contingenza, ossia dell'interesse di questa o di quella forza politica, di questo o quello schieramento.
Fra i temi toccati ci sembra di particolare rilevanza quello del rapporto fra Consiglio regionale e Giunta. Rapporto delicatissimo, in un clima politico-istituzionale, come quello che viviamo, nel quale le assemblee democraticamente elette del popolo, dal Parlamento europeo a quello nazionale fino ai Consigli regionali, provinciali e comunali, sembrano deperire ed essere messe in secondo piano rispetto a poteri forti ai quali si concede uno spazio decisionale molto ampio.
Non vi è dubbio, come nota Ossorio, che nell'ultimo decennio il segno del percorso politico sia stato quello di privilegiare l'efficientismo, delle scelte rapide da parte degli esecutivi. E che l'efficienza sia un valore non lo nega Ossorio né chi scrive e, probabilmente, nessuna persona di buon senso.
Ma è altrettanto vero che l'efficienza, per così dire, non rappresenta, in sé e per sé, un valore, giacché molto efficienti furono spietati dittatori come Hitler e Stalin. La verità è che l'efficienza deve piegarsi alle ragioni della democrazia e non mai viceversa. La scelta etico-politica in un sistema autenticamente liberaldemocratico spetta sempre ai cittadini e dunque a coloro che, legittimamente, li rappresentano.
E, in una democrazia veramente liberale vanno ancor più rispettate le esigenze delle minoranze, di qualsiasi tipo esse siano.
E' questo il problema di fondo dei sistemi politici di stampo maggioritario e fortemente personalizzato (elezione diretta del premier, etc), per cui è sempre prudente, vorremmo dire lungimirante, costruire un sistema di pesi e contrappesi istituzionali che potranno forse, in qualche momento, rallentare le scelte ma certamente garantiscono la libertà e la democrazia.
Forse di questo dovrebbero occuparsi soprattutto i consiglieri regionali e, con loro, gli intellettuali, se ancora ne avessero voglia.
| Ernesto Paolozzi |
| *Professore presso l'Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” di Napoli |
da "La Repubblica"
Alle elezioni amministrative scorse nel Consiglio Comunale di Pompei è stato eletto Consigliere Attilio Malafronte che ha aderito ai Repubblicani Democratici.
Il Sindaco di Pompei, Avv. Claudio D’Alessio, ha nominato Assessore all’Urbanistica l’Ing. Gennaro Scarico, che rappresenta in Giunta i Repubblicani Democratici.
Il dott. Giuseppe Benessere, d’intesa con il Coordinatore Provinciale del nostro partito, Salvatore Duraccio, in attesa dell’Assemblea cittadina degli iscritti ai Repubblicani Democratici, coordinerà la sezione di Pompei.
Signor Presidente, Colleghi Consiglieri, Signori Assessori,
sono Lazzaro Alfano, consigliere eletto nelle liste dei Repubblicani Democratici nel Collegio di Nola che ho avuto l’onore di rappresentare già nella passata consiliatura. Rappresento, quindi, gli interessi della collettività di un territorio che mi ha conferito un mandato del quale sento pienamente la responsabilità. Parlo, come è ovvio, non solo a nome dei Repubblicani Democratici, e dei repubblicani candidati nella mia lista, ma soprattutto e innanzitutto degli elettori che idealmente siedono con me su questo scranno.
Sono un repubblicano da tre generazioni e sono, pertanto, estremamente leale, perché leali sono i repubblicani e sono estremamente rigido perché sono estremamente rigido e rigoroso con me stesso ecco perché lo sono con glia altri. E’ una caratteristica della mia formazione politica.
Molti di voi già mi conoscono, sanno come la penso e soprattutto sanno che mi piace dire le cose con chiarezza, senza mezzi termini e soprattutto senza parlare “politichese”.
Pertanto, alla luce della sua comunicazione circa la composizione della Giunta Provinciale e della metodologia e criteri adottati per formarla, sento il dovere di esprimere alcune considerazioni, tralasciando di entrare, per ovvi motivi di correttezza, educazione e buon senso, nel merito delle persone da Lei chiamate a far parte dell’Esecutivo che ritengo, per quanto mi riguarda, tutte persone degnissime.
Credo che tutti voi conosciate il pensiero e la cultura repubblicana; credo che sappiate come, da sempre, noi impostiamo qualsiasi discorso con gli avversari politici e con gli alleati della coalizione con estrema lealtà, coerenza e rispetto personale e politico perché lealtà, coerenza e rispetto sono sempre state le direttrici della nostra azione politica.
Credo che nei precedenti cinque anni trascorsi insieme in questo Consiglio, tutti, sia i colleghi della maggioranza che dell’opposizione avete avuto modo di conoscere e valutare il modo di comportarmi come repubblicano e come amministratore e credo che chi mi ha preceduto nella consiliatura dal 1995 al 1999 ha dimostrato, forse anche più di me, la stessa matrice culturale ed abbia tenuto lo stesso comportamento di coerenza e lealtà. E la stessa cosa potrei dirvi, andando ancora più a ritroso nel tempo, per i consiglieri provinciali repubblicani che si sono seduti in questo Consiglio negli anni 70 e 80 (Geremia Cavezza, Pasquale Perna, Cautiero, Borriello e Ossorio.
Tutti si sono comportati allo stesso modo: con lealtà, correttezza e coerenza perché quella repubblicana è una scuola di comportamento di uomini prima che di politici è una educazione ed uno stile di vita.E’ questo il nostro modo di porci in politica.
Di fronte a questa nostra mentalità, forse anche molto rigida, tutti coloro che hanno un atteggiamento ondeggiante, sinusoidale, privo di spessore e di carattere finiscono,inevitabilmente, per diventare estranei se non nostri avversari.Questa premessa, doverosa, chiara e ferma avevo l’obbligo di farla, anche per conoscerci.
Noi, Repubblicani Democratici, abbiamo dato fiducia a Dino Di Palma sostenendo la sua designazione a Presidente della Provincia di Napoli, nel corso di tutta la trattativa preelettorale; l’abbiamo sostenuta anche contro la posizione del partito della Margherita, espressa autorevolmente dall’onorevole Ciriaco De Mita; l’abbiamo sostenuta anche contro le legittime aspirazioni dell’UDEUR e dello SDI; l’abbiamo sostenuta perché credevamo che i cosiddetti partiti minori, Signor Presidente, ai quali il partito dei VERDI, cioè il suo partito, stessi appartengono dovevano avere visibilità.E allorquando c’è stata proposta l’autocandidatura di Dino Di Palma perché non dimentichiamolo vi è stata una vera e propria sua autocandidatura, noi a piè sospinto abbiamo ritenuto di sostenerla e lo abbiamo fatto fino alla fine,con lo stesso spirito, con lo stesso entusiasmo e con la stessa lealtà, anche quando qualcuno tentava di portarci a sostenere altra candidatura..
In questa dialettica abbiamo trovato alleati i D.S., Rifondazione Comunista , I Comunisti Italiani e non abbiamo trovato alleati, come ho detto prima, la Margherita, l’Udeur e lo Sdi. Oggi, purtroppo, constatiamo che coloro che ne avevano fortemente osteggiato la candidatura, anche sul piano personale, sono stati da lei, Sig. Presidente, premiati, mentre quelli che l’avevano sostenuto lealmente e fermamente, come i Repubblicani Democratici, i Comunisti unitari, Emily, e Italia dei Valori, sono stati tenuti in una condizione di totale emarginazione.
Lei, signor Presidente non ha tenuto conto di questa nostra azione politica, operando una scelta (che ovviamente è resta una sua prerogativa) di totale schiacciamento sui partiti maggiori, ritenendo, probabilmente, di poter fruire di una maggiore garanzia e tranquillità nel difficile delicato percorso che dovrà compiere durante il suo mandato.
Ha voluto privilegiare la forza dei numeri che non sempre è accompagnata da lealtà, coerenza, valori e rigore, ed ha voluto penalizzare quelli, come i Repubblicani Democratici, ai quali poco prima aveva chiesto ed ottenuto aiuto e sostegno. (Niente, le ricordo, le era stato chiesto in cambio.Questo lei lo sa bene come lo sanno bene gli alleati della coalizione).
Voglio stendere un velo pietoso sulla farsa da lei messa in scena il martedì che ha preceduto la definizione della Giunta, quando lei autonomamente ha chiesto ai Repubblicani il nome da indicare nella Sua Giunta.
Non sto qui a dirle quanto sia stata oculata e attenta per la nostra segreteria provinciale la scelta del nominativo da segnalarle. Ma questo attiene alla dialettica interna al nostro partito; sta di fatto che a poche ore dalla ufficializzazione della sua giunta lei ha ritenuto di operare ben altra scelta, nel più assoluto silenzio.Signor Presidente, me lo deve consentire, è stato il suo un gravissimo atto di slealtà politica e di basso profilo comportamentale.
Non conosco le motivazioni e non conosco le pressioni che probabilmente ha dovuto subire (le immagino ma non mi riguardano) da parte dei maggiori partiti di questa coalizione che ritengo responsabili come e quanto lei di questa situazione, perchè anche esse dovevano sentire il dovere di difendere gli alleati minori (tra l’altro ritengo minori solo nei numeri ma sicuramente ricchi di valori, cultura e tradizione) sostenendo quel tanto sbandierato pluralismo delle culture politiche che doveva rappresentare una risorsa essenziale per la nostra coalizione.
Noi, signor Presidente e amici della coalizione, abbiamo operato, nei cinque anni passati una profonda scissione con l’azione politica nazionale del nostro vecchio partito di appartenenza perché non ne potevamo condividere la scelta di centro destra e l’accordo politico con le aree antimeridionalistiche del Nord, e soprattutto con la politica avversa di questo Governo nazionale al Mezzogiorno, Né potevamo condividere la sfrenata spinta al liberismo economico: non potevamo essere d’accordo, noi che abbiamo da sempre avuto una cultura ed una tradizione di solidarietà con le classi più deboli.
Continueremo, perciò, a sostenere l’idea della organicità del Centro Sinistra, continueremo a sentirci parte integrante di Esso ma solo quando è retto da Sindaci e Presidenti Leali.
Ecco perché continueremo a sostenere il Governo regionale , l’Amministrazione comunale di Napoli, e di tutti quei Comuni nelle quali siamo presenti, continueremo perché quelle amministrazioni sono rette da persone leali e coerenti come noi.
Per questi motivi, signor Presidente le annuncio che i Repubblicani Democratici, fin da subito per la scarsa attenzione riservata al nostro partito e per aver lei operato unilateralmente, una rottura con la nostra forza politica, non potremo condividere aprioristicamente le Sue scelte, fino a quando non si saneranno politicamente i rapporti che Lei, Signor Presidente lei ha voluto rompere un rapporto politico con un atto sleale e scorretto nei nostri confronti. Nel frattempo, daremo il nostro sostegno e voto in questo Consiglio, di volta in volta, riservandoci il diritto di criticare gli atti che Lei e la Sua Giunta proporrete, valutandone attentamente il valore, il contenuto, il rigore amministrativo e contabile, nonché la qualità della spesa e sempre, come è nostra cultura, tenendo presente l’interesse generale delle comunità amministrate.
Ribadisco che solo se dovessimo vedere comportamenti leali da parte sua potremmo cominciare a rivedere la nostra posizione che, nel frattempo sarà di astensione programmatica e politica.
Concludo questo mio breve intervento mettendovi in guardia, sig. Presidente (questa è ancora dimostrazione di lealtà): dopo la luna di miele che durerà presumibilmente fino al bilancio di previsione, Lei non avrà vita facile con gli alleati che oggi ha premiato; essi,che oggi hanno già avuto molto, alzeranno ancora di più il prezzo (spero di sbagliarmi) e sarà in quella contingenza, se Lei lo avrà meritato, se la Sua azione politica e amministrativa avrà saputo restituire dignità e rispetto a tutte le forze politiche minori, oggi da lei non considerate, sarà in quella contingenza, dicevo, che lei troverà al suo fianco i Repubblicani Democratici.
Buon Lavoro a lei, alla sua Giunta ed a tutto il Consiglio Provinciale.
Nella premessa sono delineati i motivi ispiratori di tale proposta di L.R. varata al fine di risolvere l’annoso problema dell’opacità istituzionale che circonda lo sviluppo ed in particolare la gestione economica delle società a partecipazione regionale e degli enti strumentali della Regione Campania ( sul punto è da giorni in corso un inchiesta, con tanto di rivelazione di casi eclatanti, da parte del Corriere del Mezzogiorno).
Altra forte motivazione è rinvenibile nella volontà di dare attuazione nei suoi principi ispiratori alla Legge regionale sull’Ordinamento Contabile (L. R. n. 7 del 2002).
È di questi giorni, ed è un altro motivo di riflessione, il lancio di un preoccupante allarme sulla diffusione dei derivati finanziari presso vari enti e organismi locali (riferimento ad un articolo apparso sul ilSole24Ore del 10 gennaio dal titolo “Finanza locale rischio derivati”), tali prodotti possono a ragione considerarsi, nel caso di un uso spregiudicato, veri e propri “killer di bilanci”.
Vi è da precisare che l’impossibilità di controllare la spesa regionale legata a questi enti ha dei riflessi negativi sulla fiducia del mercato nell’Ente Regione, tale sfiducia si traduce in una difficoltà della Regione ad ipotizzare qualsiasi possibile ricorso al mercato finanziario per reperire le risorse necessarie ad esempio al fine di finanziare grandi opere infrastrutturali a carattere regionale, o semplicemente al fine di effettuare eventuali piani di ristrutturazione del debito regionale.
Questi problemi, sono causati, come messo in evidenza nelle premesse alla presente proposta dal manifestarsi di un chiaro problema di “costi d’agenzia” generati dalla presenza di un rapporto di tipo “principale-agente”, ove il principale la Regione, a causa di problemi di informazione asimmetrica ed a causa di elevati costi di monitoraggio, mal riesce a vigilare sulla correttezza e sulle attività dei suoi “agenti”, ossia gli enti strumentali e le società partecipate.
La proposta di L. R. qui presentata cerca di ovviare ai problemi fin qui emersi attribuendo compiti di vigilanza ad un organismo tecnico, ma non settoriale al fine di non disperdere una possibile visione d’insieme dei fenomeni in esame, dotato di ampi poteri ispettivi e di forti poteri di regolamentazione.
Questo soggetto sarà fortemente autonomo ma la contempo fortemente responsabilizzato in termini di rapporto con i competenti organi regionali (caratterizzazione evidenziata da subito negli articoli riferiti all’ordinamento "…l’Acer è dotata di autonomia organizzativa, amministrativa…” mentre con riferimento alla responsabilizzazione si può riferirsi agli articoli relativi al parere obbligatorio in tema di piani di ristrutturazione del debito regionale e all’articolo che impone gli obblighi di comunicazione e definisce la relazione annuale da presentare al Consiglio Regionale).
L’istituzione di un agenzia autonoma e con un grado elevato di autonomia e di professionalità tecnica, nasce da un idea cara agli economisti in tema di regolamentazione, ossia che non vi può essere una efficace regolamentazione affidata a norme di tipo statico, come ad esempio un divieto di appostare determinate voci in bilancio o di utilizzare nella valutazione di alcune voci di bilancio un determinato criterio poiché questo metodo genererebbe delle rigidità tali per il sistema da superare di gran lunga i benefici del divieto.
ll problema della differenziazione delle scelte, così come evidenziata in precedenza, però si palesa come il problema di una forte discrezionalità dei soggetti che devono di volta in volta decidere sul caso specifico (venendo meno il requisito, tipico delle normative statiche, della generalità e dell’astrattezza).
Questo problema viene ad esasperarsi nei casi in cui il soggetto decisore si presenti come colui che controlla ed allo stesso tempo viene controllato ( assessorato regionale sanità à nomina vertici ASL e ARSAN à controllati dall’Assessorato alla Sanità) generando un grosso conflitto d’interessi.
Inoltre l’Agenzia nella “catena” di competenze regionali si inserire in modo “orizzontale” non modificando i rapporti “verticali” (settoriali) già presenti nell’architettura regionale ( esempio rapporto ARSAN à ASL).
Una agenzia autonoma ma legata a definiti compiti di cui è responsabile verso il Consiglio e la Giunta Regionale (articoli 4, 5, 6) minimizzerebbe l’impatto di questo potenziale conflitto grazie ad un forte collegamento informativo con gli organi regionali e conservando comunque un robusto ma diverso collegamento con gli organi regionali “politicamente responsabili” e di derivazione democratica (formatisi su basi elettiva) evitando cosi il problema di costruire assetti istituzionali fondamentali per la vita democratica regionale su soggetti burocratici autoreferenziali (deriva tecnocratica degli assetti istituzionali).
Ruolo fondamentale nella architettura di questo nuovo sistema di controlli ( ma si chiarisca che non è una modifica degli assetti gestionali degli enti vigilati che rimane inalterata, ad es. competenze in tema di nomina, indirizzo politico ecc.) è attribuibile al nascituro “Sistema di vigilanza”, sistema che sarà ulteriormente definito da un apposito regolamento sugli enti vigilati contenente le specificazioni e le modalità operative di tutti i poteri dell’Agenzia e di tutti gli obblighi degli enti vigilati (si tenga presente che questo regolamento con il bilancio consuntivo e preventivo e con la pianta organica è uno dei tre atti sottoposti ad controllo preventivo da parte del Consiglio Regionale, cosi come previsto dall’articolo 11 della proposta di L. R.).
Il sistema di vigilanza è stato pensato come una costruzione basata su tre pilastri, ossia:
Questi tre pilastri reggono metaforicamente l’edificio della Vigilanza su gli enti regionali ed essendo un mix di strumenti differenti permettono una sorveglianza su soggetti aventi caratteristiche organizzative e statuti normativi molto differenziati.
Particolare attenzione dovrà essere posta dall’Agenzia alla Struttura del passivo degli enti vigilati al fine di evitare uno scorretto ricorso al capitale di debito, oppure una inadeguata comprensione di strumenti quali la leva finanziaria possibile fonte di forti crisi economiche.
Inoltre l’Agenzia dovrà, come già accennato in precedenza, evitare che vi sia da parte degli enti vigilati un utilizzo disinvolto di strumenti quali ad esempio i derivati finanziari.
A questo scopo anche la promozione di una adeguata gestione delle fonti di finanziamento sarà compito di promozione da parte dell’Agenzia.
La composizione degli organi dell’Agenzia mira a conciliare il requisito dell’indipendenza e dell’alta professionalità con quello del giusto equilibrio in tema di indicazione dei componenti, fra i differenti organi regionali.
È stata avanzata una possibile soluzione alternativa legata alla modifica della composizione del Collegio dei Revisori de Conti Regionali, attraverso l’ingresso in quest’organo di persone indipendenti (sul modello dei Revisori Comunali) e dotate di requisiti professionali specifici.
La prospettiva accennata ha natura geneticamente differente da questa proposta di legge, in quanto il tipo di controllo che mira a raggiungersi con l’istituzione di quest’agenzia è di tipo dinamico (se si vuole sul modello della Autorità indipendenti di derivazione nazionale, es. Consob, AGCM) volto a determinare anche i comportamenti “giorno per giorno” dei soggetti vigilati e non solo al fine di una verifica e quindi di un controllo statico in tema di risorse finanziarie “in entrata” ed “in uscita”.
Inoltre il Collegio dei revisori “riformato” non riuscirebbe a risolvere il problema che potremmo definire del “socio dormiente” (ove il dormiente è chiaramente riferito alla Regione). Tale problema è esplicabile nella “passività” con cui la Regione svolge il proprio ruolo di azionista nelle società miste, viceversa l’Agenzia che ci si propone di istituire offre soluzioni anche con riferimento a questo profilo del problema attraverso esercizio da parte della stessa, e in rappresentanza della Regione, degli strumenti societari previsti a tutela del socio dal vigente ordinamento societario.
Inoltre il Collegio dei revisori i esercita un tipo di controllo tale per cui il sommarsi di altre e differenti competenze ne snaturerebbe i profili genetici.
Altro punto di differenziazione con la presente proposta di legge attiene alla fondamentale differenza in tema di poteri e di comunicazioni cosi come gia accennato precedentemente (riferimento al Sistema di Vigilanza).
Il Centrosinistra torna in aula per varare lo statuto, la legge sulle Università e sull'urbanistica. Si è discusso anche dei tempi per comletare l'approvazione, in prima lettura per lo Statuto, e per definire i principi della nuova legge elettorale. Per quest'ultima è stata incaricata di stenderne la bozza una terna di Consiglieri regionali della maggioranza composta dal repubblicano Giuseppe Ossorio, dal diessino Nino Daniele e da Enzo De Luca della Margherita.
A Portici, alle elezioni amministrative del giugno scorso la lista dei Repubblicani Democratici ha conseguito 1.316 voti, riportando il Consigliere Comunale.
L’amico Salvatore Duraccio è stato nominato Assessore Comunale, assumendo le deleghe dei Servizi di Polizia Municipale Trasporti, Mobilità e P.U.T. Occupazione Suolo Pubblico, nonchè Contravvenzioni ed Istruttoria Procedimenti Contenzioso Amministativo-Autoparco
Riunione dei Segretari delle sezioni e
dei Consiglieri comunali della Provincia di Napoli
dei Repubblicani Democratici
Sabato 19 giugno - ore 11
presso la sede del partito
in via Cervantes, 52 - Napoli
sono convocati per l'analisi del voto Europeo ed Amministrativo
i Segretari delle sezioni ed i Consiglieri Comunali della Provincia di Napoli
La Riunione dei Segretari delle sezioni e dei Consiglieri Comunali delle Provincia di Napoli dei Repubblicani Democratici, sì è svolta oggi, sabato 19/6/2004 presso la sede del partito in via cerrvants 52, Napoli.
E' stato analizzato il risultato del votro europeo ed amministrativo.
Alla fine della Riunione è stato approvato all'unanimità il seguente documento:
Il risultato elettorale della lista dei Repubblicani Democratici alle elezioni provinciali di Napoli è straordinario se si considera che per la prima volta è stato presentato il simbolo del partito dopo l'abbandono del PRI, per la innaturale collocazione dei Repubblicani al livello nazionale nel centro destra.
La lista provinciale dei Repubblicani Democratici consegue 30.200 voti ed una percentuale del 2,1%. Bisogna rilevare che alle precedenti elezioni provinciali di Napoli del 1999 la lista repubblicana aveva conseguito 25.078 voti che rappresentavano il 2% dei voti validi.
L'incremento dei voti in assoluto ed in percentuale rilevano il lavoro costante che i Repubblicani Democratici hanno svolto nella provincia di Napoli nonchè l'apprezzamento dell'opinione pubblica verso i Repubblicani che hanno ritenuto il centro sinistra la loro naturale collocazione.
Importante è stato anche il successo della lista dei Repubblicani Democratici a Portici, conseguendo 1.316 voti e raggiungendo il 3.9% dei votanti, vedendo così eletto un consigliere comunale. Ad Acerra la lista dei Repubblicani Democratici ha conseguito 420 voti che rappresentano l'1,5% dei voti validi; la coalizione alla quale essa apparteneva è andata in ballottaggio.
La direzione provinciale dei Repubblicani Democratici rileva come il voto del 13 giugno consegna agli italiani molti elementi di perplessità e qualche certezza che si evidenzia:
E’ quest’ultimo punto quello più interessante, perché il coordinamento più forte e più capillare fra le quattro componenti che la costituiscono sarà l’elemento decisivo per dare in futuro stabilità al sistema politico italiano, e per il risultato delle prossime elezioni politiche. La lista Prodi (primo raggruppamento d’Italia con il 31 %) deve sapere attirare i voti persi (quasi quattro milioni!) da Forza Italia. Questi si sono ridistribuiti, in questa tornata elettorale, fra i partiti alleati o sono “andati”, come si dice, nell’astensione.
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