Ritorno al futuro.
Come far camminare le idee di Mazzini nel XXI secolo
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a cura dell’Esecutivo e della Direzione Associazione Mazziniana Italiana |
§ 1. L’Associazione Mazziniana Italiana, a sessant’anni dalla sua nascita, sente il bisogno di fare il punto, più che sulla propria identità – luminosamente definita dall’opera di Giuseppe Mazzini e dal suo progetto di “governo sociale” –, sulla propria capacità d’incidere sulla realtà attuale del paese. E’ un bisogno generato da alcuni fattori concomitanti: il progressivo declino del mondo politico laico e repubblicano, schiacciato dal bipolarismo, frammentato, incapace di produrre ora un chiaro progetto politico; la distanza sempre maggiore che separa la memoria collettiva della Repubblica dalle sue origini risorgimentali e resistenziali; l’estinzione dei “padri” della democrazia italiana; la difficoltà di metabolizzare “discorsi pubblici” diversi da quelli tradizionali, privi di efficacia.
§ 2. Le finalità dell’Ami, peraltro, risultano chiaramente definite dall’art. 1 del proprio Statuto, il quale richiama con lungimiranza tanto ai compiti più propriamente ideali e culturali (la difesa del mazzinianesimo, del Risorgimento, della Repubblica, dei valori democratici), quanto a quelli educativi e programmatici (la “religione civile” come quadro etico della cittadinanza, l’Unità Europea, la sensibilità per i diritti civili e collettivi, non solo nel nostro paese, a partire da quelli delle donne). In pratica: si tratta di completare l’opera dei nostri maggiori, che nel Risorgimento ottennero l’Unità, con la Liberazione conquistarono la Repubblica, benché non riuscissero a renderla “libera e repubblicana” secondo le loro (e nostre) idee. A quelle parole, misurate con sapienza dai nostri “padri fondatori”, e sottolineate dal rifiuto di schierarsi a livello partitico proprio per preservare incorrotto il disegno originario, non vogliamo aggiungerne altre.
§ 3. Sotto il profilo organizzativo, la struttura dell’Ami, fondata sulle sezioni, sul tesseramento a base individuale, su congressi periodici per eleggere la rappresentanza a livello italiano (cui si connette, non lo si dimentichi, la possibilità di avere organi di stampa e di comunicazione di rilievo nazionale), costituisce tuttora un valore importante. Può essere perfezionata e migliorata, senza dubbio – e a questo scopo è al lavoro un’apposita Commissione Statuto, nominata dal Congresso di Ancona -, ma ciò che importa sottolineare è il carattere democratico e nazionale che la contraddistingue. Non è questione da poco: nel momento in cui il frazionamento dell’associazionismo politico e culturale su base locale tende ad allentare i vincoli di solidarietà fra le varie parti del paese, i mazziniani continuano non solo a difendere l’unità d’Italia come principio, ma anche a praticare un’effettiva e fraterna solidarietà al loro interno. La vita democratica dell’Associazione è, in sostanza, la prima manifestazione del rispetto tributato ai principi di educazione politica del mazzinianesimo.
§ 4. Se l’Ami, dal punto di vista dell’ispirazione e della struttura, regge, come affrontare la crisi di crescita? Perché di crescita, davvero, si tratta. Uscita dal cono d’ombra del collateralismo, peraltro sempre contestato dai presidenti nazionali “storici”, da Tramarollo a Cavazza, l’Ami ha finito, infatti, per attrarre, già sul finire del decennio Novanta, sensibilità diverse e disponibilità alla militanza e all’impegno prima sconosciute. Una risposta a questa domanda è stata offerta, dall’apertura alle teorie neorepubblicane e alla trasformazione del Pm in una rivista di riflessione “alta” su questioni politico-culturali d’ordine internazionale. In questa fase, l’Ami è stata certamente influenzata da una corrente d’idee, di provenienza prevalentemente americana, che intendeva (e intende) rifondare le basi democratiche dell’Occidente a partire da contenuti diversi dalle “regole” formali della liberal-democrazia. L’Ami ha accolto con grande favore questo contributo che, da una parte, consentiva ai mazziniani di uscire da una specie di “riserva indiana” nazionale o, peggio, para-partitica, e, dall’altro, rilanciava la tesi di una continuità fra il rilievo internazionale di Mazzini (fra 1840 e 1870) e l’impegno, su scala di nuovo internazionale, dei suoi epigoni. Il Pm, d’altro canto, coglieva questa opportunità per alimentare il dibattito sulle forme e i limiti della “globalizzazione” attuale.
§ 5. E’ bene sottolineare che simili aperture rappresentano ormai un dato acquisito della cultura politica dell’Ami: accanto alla dimensione più tradizionale, esse offrono un aggancio prezioso al dibattito, accademico e non, in atto nel mondo democratico alle diverse latitudini. Non vanno, perciò, accantonate o disperse. Il punto, se mai, è comprendere come esse possano interagire proficuamente con una realtà sociale che, a livello di base, è stata spesso più spettatrice che protagonista di un simile importante passaggio intellettuale, condiviso e dibattuto soprattutto a livello di vertice.
§ 6. Gli amici dell’Ami, d’altra parte, percepiscono l’esigenza di una militanza che affianchi l’impegno educativo-culturale, pure presente nell’attività di gran parte delle sezioni. Come soddisfare questo bisogno, senza nel contempo cadere nella trappola di un neo-collateralismo, che porti in sostanza l’Associazione a postulare l’inevitabilità di un’identità ideologica singola e un’identità “politica” plurima (e, alla lunga, conflittuale)? Come dare soddisfazione ad un’idea di mazzinianesimo integrale, cioè capace di rispondere tanto ad un profondo bisogno di “visioni” culturali, quanto ad un modello d’azione e ad una fondazione propria del giudizio politico?
§ 7. La soluzione a questo problema consiste in un eccezionale sforzo di elaborazione e di educazione politica. In altri termini, schierarsi è facile: si trovano amici, si individuano nemici. Più difficile è elaborare idee politiche, intese come approccio moderno, razionale, serio ai problemi del paese, dell’Europa e del mondo (con tutti i nostri limiti, si capisce, e certamente in una prospettiva non para-partitica), fondamento del Terzo Risorgimento della nostra Italia. L’Ami deve produrre un’orgogliosa offerta di militanza su questo terreno. Che non è necessariamente quello delle conferenze occasionali, bensì quello, più arduo, della costruzione, dal centro alla periferia e dalla periferia al centro, di un’agenda di temi propri¸ tipici – politici, sociali, economici - da trattare, da sviscerare e divulgare. Per inoculare capacità di raziocinio e metodo critico nel corpo di un’opinione pubblica inebetita da slogans e da programmi televisivi demenziali.
§ 8. Un buon esempio è offerto dalla Costituente: tema mazziniano per eccellenza, oggi da riportare alla ribalta per interrompere la follia di una Costituzione à la carte, cambiata ogni cinque anni dalla maggioranza di turno che vince le elezioni. Con le conseguenze immaginabili, sulla solidità delle istituzioni e sulla possibilità di comunicare alle giovani generazioni i valori democratici. Della Costituente non parla nessuno: parliamone noi. Costruiamo, attraverso la nostra rete di sodalizi, un dibattito nazionale, invitando altri a confrontarsi su questa idea, che ci appartiene e che, ci auguriamo, farà strada. Altri casi importanti sono il referendum per la modifica della legge sulla Fecondazione assistita, e la questione della Scuola pubblica: di cui dobbiamo difendere, in primo luogo, la qualità. Interrogandoci, oltre che sui limiti attuali della gestione della Pubblica istruzione, su concrete proposte da avanzare a insegnanti, a genitori, a istituzioni. E poi non possiamo dimenticare i diritti civili, tanto a livello internazionale quanto a livello interno; e le parti, tuttora va valorizzare, della nostra Costituzione: l’art. 18 sulle associazioni, l’art. 39 sulla registrazione dei sindacati… In altre parole, gli amici che hanno voglia di fare politica, in questo senso “alto” e costruttivo, possono e devono trovare nell’Ami adeguata soddisfazione. Noi mazziniani vogliamo riaffermare il primato del nesso etico-politico, ben consci che non esiste società o diritto senza principi, senza fede, senza morale e vogliamo misurarci culturalmente con coloro che, dall’ottundimento delle coscienze, speculando sul tornaconto individuale, vogliono imporci governi oligarchici, siano essi collettivisti o pseudo-liberisti.
§ 9. L’Ami deve, poi, tener ben viva la cultura del Risorgimento, a partire dall’occasione del Bicentenario mazziniano, ormai prossimo (2005), e del 60° della Repubblica (2006), alle porte. Molti amici si dedicano, in prevalenza, a questi temi e non percepiscono, viceversa, un bisogno più impellente di militanza: l’Ami deve offrire anche a loro – che hanno rappresentato e rappresentano l’ossatura di molte sezioni – un luogo nel quale trovar valorizzate le proprie sensibilità etiche e culturali. L’Ami come associazione culturale sta tutta dentro all’Ami tout court: sarebbe ingiusto espungerla come un sottoprodotto buono per passatisti. Spesso, anzi, il buon senso e la pacatezza dei culturalisti, degli educatori, hanno contribuito a stemperare gli ardori e le impazienze dei militanti.
§ 10. Infine, ma non per importanza, la nostra stampa e i nostri mezzi di comunicazione, oggi potenziati rispetto al passato: un sito internet, il nostro solido “Pensiero mazziniano”, e il nuovo foglio di dibattito “L’Azione mazziniana”. Un’offerta diversificata per costruire un’Ami a tutto tondo: che dialoga a livello nazionale, europeo e internazionale col “Pensiero” (come ha saputo fare negli ultimi anni), punto di riferimento della nostra riflessione culturale; che stimola la militanza – ma “specifica”, “nostra”, non eterodiretta o manipolata dall’esterno - con l’”Azione”: che informa rapidamente con il sito. Si tratta di un progetto, in linea con i deliberati del Congresso di Ancona, pensato per uscire dalla “crisi di crescita”, per finirla con discussioni un po’ sterili e non sempre costruttive, per rimboccarsi le maniche e tornare tutti insieme, se possibile, a lavorare.

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