Croce e l'Europa |
| di Benedetto Croce |
Nel 1931 l'Italia era governata dal fascismo. La Russia dallo stalinismo. In Germania si andava preparando l'avvento di Hitler. Eppure Croce, nel 1931, chiudendo la Storia d'Europa, quasi profetizzava l'avvento dell'Europa unita. Come ha scritto Valerio Zanone, quel libro sembra una storia del futuro più che del passato. Può essere utile leggere le ultime righe:
"Questo processo di unione europea, che è direttamente opposto alle competizioni dei nazionalismi e sta contro di essi e un giorno potrà liberarne affatto l'Europa, tende a liberarla in pari tempo da tutta la psicologia che ai nazionalismi si congiunge e li sostiene e ingenera modi, abiti e azioni affini. E se tal cosa avverrà, o quando essa avverrà, l'ideale liberale sarà appieno restaurato. Ma non bisogna immaginare la restaurazione di questi ideali come il ritorno alle condizioni di un tempo, come uno di quei ritorni al passato che il Romanticismo sognò talora, riposandovisi in dolce idillio. Quanto è accaduto, quanto sarà per accadere nel mezzo, non potrà essere accaduto invano; e taluni istituti dell'antico liberalismo saranno da modificare in maggiore o minor misura, o da sostituire con altri meglio adatti, e classi dirigenti e politica composte alquanto diversamente di quelle di prima sorgeranno.
Con tali disposizioni mentali e morali saranno da riprendere i problemi sociali, che non sono certamente nati oggi, intorno ai quali pensatori e politici si affaticarono nei secoli, risolvendoli di volta in volta secondo i tempi, che nel corso del secolo XIX formarono oggetto di più appassionata attenzione e di più fervida cura, e anche allora furono risolti come di volta in volta si poteva e con effetti tali da cangiare grandemente le condizioni dei lavoratori, migliorare il loro tenore di vita e rialzare la loro figura giuridica e morale. L'economia "razionalizzata" non è neppur essa intrinsecamente cosa nuova; nè il dibattito può volgere sulla sostituzione che mercé essa si debba fare dell'economia individuale o della libera iniziativa indispensabile alla vita umana e al progresso stesso economico, ma solamente sulla proporzione maggiore o minore da attribuire all'una rispetto all'altra, secondo materie, luoghi e tempi e altre circostanze: che è argomento da tecnici e da politici, ai quali spetta di risolverlo di volta in volta nel modo più vantaggioso al crescere della produzione e più equo per la distribuzione della ricchezza. (...)
Queste, rapidamente qui accennate non sono previsioni, a noi e a tutti vietate non per altro che per essere vane, ma indicazioni di vie che la coscienza morale e l'osservazione del presente tracciano a coloro i quali, nei concetti direttivi e nell'interpretazione degli eventi del secolo XIX concordano con la narrazione data in questa storia.
(...) Una storia informata al pensiero liberale non può, neppure nel suo corollario pratico e morale, terminare con la ripulsa e la condanna assoluta dei diversamente senzienti e pensanti. Essa dice soltanto a quelli che pensano con lei: - Lavorate secondo la linea che qui vi è segnata, con tutto voi stessi, ogni giorno, ogni ora, in ogni vostro atto; e lasciate fare alla Provvidenza, che ne sa più di noi singoli e lavora con noi, dentro di noi e sopra di noi.- Parole come queste, che abbiamo apprese e pronunciate sovente nella nostra educazione e vita cristiana, hanno il loro luogo, come altre della stessa origine, nella "religione della libertà".
Benedetto Croce
da "Storia d'Europa nel secolo XIX"

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