Repubblicani Democratici
Repubblicani Democratici
La nostra identità Editoriale Archivio editoriale Comunicati

 

La nostra identità
 

Difesa dello stato - Difesa dallo stato

di Giuliano Pischel
da “Lo Stato Moderno” di Mario Paggi
ottobre 1944

 

È chiaro: lo stato democratico - quello che qui senz'altro si configura come « stato moderno » - è istituzione da conquistare e da trasformare con la decisa immissione di forze popolari e con una coerente pressione dal basso, e non già il decrepito stato italiano di un tempo da « ripristinare » dopo la devastazione fascista. Libertà d'iniziativa e di controllo, rispetto del metodo democratico, partecipazione popolare attraverso l'azione consapevole e responsabile dei partiti politici, decentramento in un organico insieme d'istituzioni autonome (locali e funzionali), sviluppo di funzioni e di interessi sul piano esclusivamente politico: tali, in sintesi, le caratteristiche. Esse, di per sé, ma soprattutto per l'attivazione di un'energica spinta popolare e per il controllo di una vigile opinione pubblica, impediranno allo stato democratico di assidersi come « stato di classe », espressione e strumento di predominio di una singola classe sociale. L'incremento e la difesa di un simile stato diventeranno quindi interesse veramente comune di tutti gli italiani. La frattura esistente tra stato e cittadino, e che tra noi s'è invelenita sino a tramutarsi tradizionalmente in un rapporto di reciproca ostilità (ne abbiamo la quotidiana riprova nei rapporti fiscali), potrà allora sanarsi nel concetto dello stato come «res publica».

Ma non a caso si è parlato di difesa dello stato. C'è infatti un particolare settore in cui lo stato resta esposto: quello economico. Quando lo stato, anziché dominare l'economia in funzione delle sue finalità e dei suoi interessi politici, se ne lascia dominare e di essa diventa esponente e strumento, la superiore universalità della sua posizione s'infrange nell'urgere degli interessi particolari. Lo stato diventa la dibattuta vittima di interessate pressioni, d'inframmettenze, di esplicite o subdole aggressioni, di capziose infiltrazioni, di avventurose scalate dì gruppi e di coalizioni di privati interessi. Esso si tramuta in terra di conquista per tutti coloro che, a vantaggio della loro attività economica, intendono accaparrarsene il potere dispositivo e coattivo. Naturalmente questo diventa tanto più facile dove non esiste controllo democratico o dibattito di partiti. Ma anche in regime democratico azione corruttrice o paralizzatrice delle masse elettorali, demagogica deformazione dell'opinione pubblica, elusione dei controlli parlamentari, infiltrazione e pressione sugli organi governativi, corruzione della burocrazia sono i metodi che rendono possibili consimili manovre.

Da ciò l'esigenza che lo stato democratico debba essere uno stato « forte » nel senso di essere in grado di rifiutare queste inframmettenze, di rigettare queste scalate, di resistere a queste pressioni. La sua natura democratica si manifesta, è vero, per il fatto che tale opera di

fesa è perseguita ad un tempo con mezzi e criteri propri dello stato e con la collaborazione del controllo dei partiti e della pubblica opinione. Ma, in vista di questi pericoli e di queste aggressioni, lo stato non può restarsene confinato in un agnostico liberalismo assoluto e trincerato in una passiva difensiva. In particolare non può ammettere che, di rimpetto a lui nel campo economico, si elevi, minacciosa e soggiogatrice, la strapotenza economica e finanziaria dell'alto capitalismo, dei grandi complessi plutocratici, della rete dei monopoli. Il dualismo di questi poteri, tra i quali, come tra due poli, si dibatte il mondo contemporaneo - potere politico « pubblico »; potere economico-finanziario « privato » - non potrebbe persistere a lungo. E sinora è stato sempre il potere economico della plutocrazia capitalista ad avere il sopravvento sullo stato, piegandolo ai suoi servizi. Eliminare questa potenza rivale diventa necessità esistenziale per lo stato moderno.

Ne deriva pertanto un duplice obiettivo che solo lo stato, per le proprie finalità politiche, è in grado di raggiungere. In primo luogo, la riconversione in dominio pubblico, per essere gestito per conto e nell’interesse dell'intera comunità (e non altro significa la socializzazione), dei potere economico-finanziario dell'alta banca, degli organismi plutocratici, dei grandi complessi a carattere monopolistico. In secondo luogo, una sistematica politica ostativa (o di smobilitazione) alla formazione di coalizioni, di monopoli, di vassallaggi capitalistici, sino a giungere all'affermazione del principio - che non ci sembra d'altronde affatto illiberale - che quando un'impresa rinuncia alla sua concorrenziale indipendenza, istituendo rapporti di coalizione, o si fonda sul privilegio, perde con ciò stesso il suo carattere privato e richiede la sua socializzazione.

È appena il caso di notare come questa esigenza antiplutocratica, che qui muove da una necessità di autodifesa dello stato moderno, si incontra e si combina con l'esigenza anticapitalistica che sale dal basso, e cioè dal mondo del lavoro (ma non dal solo proletariato!) e dal mondo dei consumatori.

Ma, d'altra parte, questa stessa esigenza di premunire lo stato contro ingerenze e interferenze economiche implica il postulato che a sua volta lo stato stia al suo posto, che è il terreno degli interessi politici generali, e non pretenda, in quanto stato, assurgere o a rettore o a gestore dell'economia nazionale, pubblica e privata, per le quali funzioni del resto non è certo l'organo più adatto. Dove l'economia è intralciata dai continui interventi dello stato o addirittura, per tirare avanti, abbisogna dei protezionismi dello stato, inevitabili diventano le pressioni dei privati sullo stato per procacciarsi o per parare i suoi interventi o per sollecitarne la protezione ed i favori, dando luogo a quel prepotente parassitismo di cui abbiamo avuto tante recenti prove. Dove lo stato pretende tutto controllare, tutto contingentare, tutto prescrivere, sorgono fatalmente, spesso intersecandosi, i fenomeni dell'evasione illecita e della sfacciata corruzione. Dove lo stato s'ingerisce a determinare i dati qualitativi e quantitativi del processo economico, sino a giungere alla predeterminazione dei prezzi, l'arrembaggio allo stato od ai suoi organi, o per ottenere concessioni favorevoli o per carpirgli particolare considerazione, diventa fenomeno quotidiano. Dove lo stato, per quanto riguarda la vita economica, pretende di tutto decidere, di tutto prevedere, di tutto provvedere, d'acquistare in qualsiasi maniera un'influenza sullo stato - per una privata finalità affaristica - diventa, per chi opera nel settore dell'economia, questione di vita o di morte. E bisogna avere la franchezza di aggiungere che questa inestricabile inframmettenza dello stato nell'economia diventerebbe ancor più assidua e pesante se, per le imprese da socializzare (e nessuno può sognare una integrale e uniforme socializzazione di tutte le imprese), socializzazione dovesse equivalere a statizzazione, anziché gestione autonoma dallo stato, attraverso organi rappresentativi dell'intera collettività.

Insomma: allo stato la vita politica, senza ingerenze private; all'economia (pubblica, socializzata o privata che sia) la vita economica, senza dittature da parte dello stato.

In questo senso non è paradosso affermare che una delle primarie condizioni della difesa dello stato democratico è la difesa dalle esorbitanze dello stato medesimo.

 

Giuliano Pischel

 

da “Lo Stato Moderno”
di Mario Paggi
ottobre 1944

 

 

 

 

 
Editoriale - Repubblicani democratici
21 settembre 2007
Lettera ad Antonio Di Pietro
di Giuseppe Ossorio
leggi l'Editoriale di repubblicanidemocratici.it
Comunicati - Repubblicani democratici
25 maggio 2007
San Giorgio a Cremano Manifestazione Elettorale di chiusura per le Elezioni Amministrative
leggi i Comunicati di repubblicanidemocratici.it
Opinioni condivise - Le riviste dempcratiche - le Riviste democratiche -  Repubblicani democratici
di Ugo La Malfa - "Mezzogiorno nell'Occidente"
"Nord e Sud", numero 1 - dicembre 1954
leggi le Opinioni condivise di repubblicanidemocratici.it
La nostra identità - Repubblicani democratici
Documento costitutivo dei Repubblicani democratici
La nostra identità - Repubblicani democratici

 

 

 

 

Valid W3C Html 4.01
Valid W3C Css


Ritorna sopra    La nostra identità | Editoriale | Archivio editoriali | Manifestazioni | Opinioni condivise  
www.repubblicanidemocratici.it © 2004 - per contatti info@repubblicanidemocratici .it