Magistratura e democrazia |
| di Mario Berlinguer |
da “L'Acropoli” rivista di politica diretta da Adolfo Omodeo
numero 5 (maggio 1945)
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Un gruppo di magistrati ha ricostituito a Roma quella associazione nazionale che il fascismo soppresse quando volle soffocare ogni organizzazione che non fosse inquadrata nel partito unico.
Allorché sarà possibile dare ai dirigenti dell' associazione una investitura democratica e l'autorità che può derivare soltanto dalle designazioni della base, il rinnovato organismo potrà assumere quelle funzioni che contribuiranno a garantire l'assoluto indipendenza del potere giudiziario; sopratutto dovrà eleggere liberamente un consiglio superiore che avrà il compito di decidere sulle promozioni, sulle inchieste disciplinari, sui trasferimenti, sottraendoli ad ogni ingerenza del potere esecutivo, proporre provvedimenti legislativi a tutela della classe anche per il suo giusto miglioramento economico, raccogliere in un giornale le aspirazioni dei magistrati, essere, insomma. organo propulsore e spesso unico organo deliberativo per gli interessi e per la dignità dell'ordine giudiziario.
Ma anche per quest' ordine cosi selezionalo ed eletto il processo di riadattamento non può che riuscire faticoso e talvolta soggetto ad errori di valutazione del nuovo clima in cui l'opera dei magistrati deve svolgersi.
Non può dispiacere ad essi che ciò sia rilevato anche a proposto di un ordine del giorno votato recentemente dal consiglio della nuova associazione come protesta alle critiche della stampa sull'opera della magistratura specialmente in tema di repressione dei delitti fascisti ed in modo particolare su alcune sentenze assolutorie di alti gerarchi.
L'ordine del giorno contiene una fiera rivendicazione della dignità della classe ed alcuni giusti rilievi; ma ci sembra che quando esso fa appello al governo invocando provvedimenti contro le critiche, e quando afferma, almeno implicitamente, che l'attività dell'ordine giudiziario non può essere oggetto di libera discussione e di censura, non dimostri un'aderenza alle nuove esigenze democratiche. Nessun istituto dello stato, nessun organismo di interesse pubblico può sottrarsi al giudizio della pubblica opinione purché espresso in forma misurata e serena ; nessuna sentenza può pretendere di essere considerata come un dogma, nessuna classe può esigere di diventare una casta di intoccabili dinanzi ai diritti di libera critica democratica. Se ciò accadesse, non soltanto un presupposto essenziale della democrazia sarebbe posto nel nulla, ma lo stesso prestigio della classe ne sarebbe gravemente vulnerato.
La funzione della magistratura è altissima ; ma non perciò si possono escludere a priori deviazioni ed errori nell'opera dei singoli magistrati di cui non è giusto che tutta la classe assuma la difesa e divida le responsabilità.
E vero che talvolta la critica della stampa e il malessere della pubblica opinione possono esprimersi in forme eccessive e inconsulte specialmente perché spesso dettate da apprezzamenti superficiali di profani; più grave è che queste critiche tendano ad una ingiustificata generalizzazione. Ma questi sono gli inconvenienti della libertà ai quali non può opporsi che la sanzione della legge penale quando essi si concretino nelle forme di un reato, quello che tutti i codici e perfino il codice fascista prevedono e puniscono. Ma ben più funesto sarebbe affermare il principio che ogni critica deve essere re-pressa, e ogni controllo della pubblica opinione soffocato, specialmente in questo periodo in cui, in assenza di un parlamento, solo organo democratico è la stampa, ed in cui si svolge un processo di revisione faticosa e di laborioso rinnovamento di tutta la struttura dello stato, dopo un oscuro periodo nel quale proprio la soppressione delle libertà serviva soltanto apparentemente a tutelare il prestigio degli istituti mentre in realtà doveva soltanto coprirne gli errori, gli arbitri ed il conformismo.
Mario Berlinguer
da “L'Acropoli” rivista di politica diretta da Adolfo Omodeo
numero 5 - maggio 1945

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