<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>Repubblicani Democratici</title>
	<atom:link href="http://www.repubblicanidemocratici.it/public/index.php?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public</link>
	<description></description>
	<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:30:35 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6.2</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>“Un ruolo per due Policlinici”</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=169</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=169#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=169</guid>
		<description><![CDATA[da “la Repubblica” di martedì 7 settembre 2010 di Giuseppe Ossorio e Lucio Palombini
Il nodo scorsoio della spesa sanitaria strangola i bilanci di quasi tutte le Regioni. Pare proprio impossibile ottenere un servizio sanitario di qualità migliore ed una più vigile, attenta e contenuta gestione della spesa pubblica. La Giunta regionale della Campania, in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da “<a href="http://www.repubblica.it" target="_self">la Repubblica</a>” di martedì 7 settembre 2010 di <a href="http://www.giuseppeossorio.it" target="_self">Giuseppe Ossorio </a>e Lucio Palombini<br />
Il nodo scorsoio della spesa sanitaria strangola i bilanci di quasi tutte le Regioni. Pare proprio impossibile ottenere un servizio sanitario di qualità migliore ed una più vigile, attenta e contenuta gestione della spesa pubblica. La Giunta regionale della Campania, in questo mese, dovrà redigere nuovamente il Protocollo d’intesa, cioè la convenzione con la Federico II e la Seconda Università di Napoli per le prestazioni sanitarie dei due Policlinici. E’ un’occasione propizia per coniugare, almeno in questo ambito, l’offerta di una migliore prestazione sanitaria e una spesa pubblica più rigorosa. E definire, inoltre, il ruolo dei due Policlinici Universitari della Campania.E’ bene dirlo a chiare lettere: se il prossimo Protocollo d’intesa sarà solo un documento contabile e amministrativo non si andrà lontano. C’è necessità, invece, di una “proposta metodologica”  per individuare una specificità dei due Policlinici. Intanto ci chiediamo: essi manterranno la loro vocazione universitaria o si avvieranno ad essere degli ospedali? Saranno necessari al sistema sanitario della Campania? La particolarità delle loro prestazioni affievolirà i viaggi della speranza di tanti nostri concittadini verso altri Policlinici?La Regione non ha mai indicato un suo obiettivo, quale presupposto dell’inserimento delle Cliniche universitarie nel più generale sistema sanitario regionale. Per fare solo un esempio, ricorrente e famoso: l’attivazione del Pronto soccorso. La Regione, viceversa, si è sempre e solo limitata ad accettare la gestione finanziaria, autonoma e diretta, dei due Policlinici, senza aver pensato ad una loro specificità,  ad un loro scopo nell’ambito del più generale Servizio sanitario regionale.Sono cresciuti così due Policlinici con attività assistenziali anche di alto livello, ma che non sono mai stati né Ospedali tout court né,  tantomeno, strutture sanitarie universitarie, espressioni sole ed esclusive delle preminenti attività didattiche e di ricerca proprie dell’Università.Quella scelta mai fatta va fatta ora e senza alchimie. Il ruolo dei Policlinici Universitari - che in altre regioni sono risorse irrinunciabili - va chiaramente indicato e la loro mission va definitivamente tracciata, anche per sgomberare il campo a criticismi esterni all’ambito universitario, delle sigle sindacali ospedaliere, non sempre imparziali.Per sgombrare il campo da ogni equivoco, diciamo subito e con chiarezza che anche la governance universitaria, nelle sue articolazioni e nell’ambito della sua autonomia, deve proporre, e non può non farlo, una sua mission. Questa scaturisce dalle capacità scientifiche e di ricerca proprie di una Facoltà di Medicina e Chirurgia, e dalle possibilità oggettive della propria pianta organica, intesa quest’ultima come personale docente e non docente, tecnico e amministrativo.Un modello di Policlinico che nasce per le primarie esigenze didattico scientifiche, per suoi “numeri” (pianta organica universitaria) e pur anche per sua “vocazione” (capacità di ricerca), non può fare un ospedale, nella comune accezione del termine; piuttosto, può solo offrire, e non è poco, aree di alta specializzazione o, quantomeno impegnarsi a svilupparle per un secondo livello di diagnosi e terapia.Se si vuole che nei Policlinici accanto ad una realtà di diagnosi e cura universitaria di alta specializzazione esista “nel breve” anche un realtà ospedaliera tradizionale di diagnosi e cura, per intenderci comprensiva di un Pronto soccorso, bisognerà affiancare alle strutture universitarie, nei modi logistici e organizzativi che si riterranno opportuni, strutture proprie del Servizio Sanitario Nazionale, integrando, così, vocazioni diverse.Questo potrebbe, o forse dovrebbe, essere lo spirito laico in cui muovere il nuovo Protocollo d’intesa, farne, in altri termini un documento di programmazione piuttosto che solo un mero documento contabile , del dare e dell’avere. Ciò può significare superare, anche se con ritardo, un vecchio problema, fonte di annose polemiche, per creare una nuova realtà di alta specializzazione integrata fra l’Università e il Sistema Sanitario Nazionale, e produrre nella nostra regione una proposta sanitaria “metodologicamente” nuova, fonte di risparmio e di qualificazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=169</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Addio schema dell&#8217;assistenza&#8221;</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=167</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=167#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 11:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=167</guid>
		<description><![CDATA[da &#8220;la Repubblica&#8221; di martedì 3 agosto 2010 di Giuseppe Ossorio
Già è iniziata la giostra delle candidature a Sindaco di Napoli, eppure da poco  abbiamo lasciato alle spalle le elezioni regionali. Il Presidente Stefano Caldoro è alle prese con  la cassa vuota della Regione, segno che le condizioni finanziarie non sono le migliori. Il futuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da &#8220;<a href="http://www.repubblica.it">la Repubblica</a>&#8221; di martedì 3 agosto 2010 di <a href="http://www.giuseppeossorio.it">Giuseppe Ossorio</a></p>
<p>Già è iniziata la giostra delle candidature a Sindaco di Napoli, eppure da poco  abbiamo lasciato alle spalle le elezioni regionali. Il Presidente Stefano Caldoro è alle prese con  la cassa vuota della Regione, segno che le condizioni finanziarie non sono le migliori. Il futuro dell’economia regionale è difficile, la disoccupazione aumenta, ma i partiti iniziano le manovre interne per le prossime elezioni comunali. C’è di che disaffezionarsi alle prossime scadenze elettorali. Nel partito democratico Umberto Ranieri si candida a Sindaco e nel centro sinistra ci pensa Luigi De Magistris a metterne in dubbio l’efficacia. Nel centro destra, per ora, si affaccia solo la candidatura di Maurizio Marinella. Ci si interroga sulle ripercussioni in Campania del divorzio fra Berlusconi e Fini. Lo fanno quasi in simultanea sui giornali cittadini un filosofo, Ernesto Paolozzi, e uno storico, Paolo Macrì. Entrambi sono intervenuti con toni preoccupati e hanno posto questioni di rilievo se si pensa, appunto, alla assoluta necessità di stabilità del governo delle Istituzioni locali. Paolozzi paventa una crisi di sistema che attraversa l&#8217;intera politica e l&#8217;intera società campana. Macrì scorge nella presa di posizione di Fini, in gran parte avversa al federalismo, il rischio di un ritorno a forme antiche e desuete di meridionalismo. Vorremmo aggiungere a queste analisi, purtroppo in gran parte condivisibile, una considerazione forse sgradevole ma, crediamo, di assoluta rilevanza. Negli anni dello Stato unitario, fatta forse eccezione per il decennio governato da Alcide De Gasperi e per il primo periodo di intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno, ha funzionato lo schema politico dell’assistenza e del potere locale ai proconsoli del governo nazionale. Questo schema oggi si è infranto. Si è rotto, in verità, da qualche tempo. Le direttive europee, la globalizzazione dei mercati, la crisi dell’economia e dello stato assistenziale, “L’eclisse della socialdemocrazia” come ha descritto nel suo libro Giuseppe Berta, rendono impossibile questo scambio. In poche parole, i governi centrali non possono più tenersi buoni i governi locali, soprattutto quelli del Sud, in cambio di una qualche forma più o meno legittima di assistenza. E&#8217; un&#8217;analisi cruda, propiziatrice di inimicizie certamente superiori alle amicizie ma, ahimé, è la verità. Ci sembra che nessuno degli schieramenti in campo, o delle forze sociali ed economiche presenti sul territorio, riescano a prefigurare un reale modello di sviluppo in grado di portarci fuori dalla crisi. Meno che mai è invidiabile la posizione degli amministratori locali chiamati a gestire una situazione così difficile. In tale quadro, può il centrosinistra continuare a fagocitare i suoi candidati in nome di lotte intestine tese a preservare i  gruppi dirigenti? Può il centrodestra limitarsi ad indicare candidature a Sindaco di personalità della società civile sicuramente illustri nel loro campo, ma insufficienti a fronteggiare una complessa macchina burocratica come quella di una grande città come Napoli?Diventa dunque stringente l&#8217;appello apparso su “Avvenire” dei vescovi italiani. Il problema è quello delle classi dirigenti. E’ paradossale che una categoria della cultura liberale venga presa in prestito dalla gerarchia della chiesa e la classe politica rimane inerte. Con fatica si dovrà ricostruire il tessuto politico e sociale. Invece di strillare già adesso le candidature a Sindaco, è necessario dare segni evidenti di assunzione di responsabilità e di convinta adesione alla buona amministrazione, e dire quali saranno le priorità con le poche disponibilità finanziarie a disposizione. “I partiti devono essere le organizzazioni delle passioni”, di fronte ad una rinnovata passione ideale si ritroverebbero anche nella società quelle forze e quelle energie che oggi sono smarrite.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=167</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>“La Regione non controlla gli sprechi delle aziende”</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=163</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=163#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=163</guid>
		<description><![CDATA[da “la Repubblica” di domenica 18 luglio 2010 di Giuseppe Ossorio
Negli articoli sulle società partecipate dalla Regione, pubblicati su queste colonne nei mesi scorsi, abbiamo illustrato come la situazione debitoria e di grave illiquidità dell’ACMS, l’Azienda (pubblica) Casertana Mobilità e Servizi ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, cioè l’anticamera del fallimento, prevista dalla legge Prodi bis,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da “<a href="http://www.repubblica.it">la Repubblica</a>” di domenica 18 luglio 2010 di <a href="http://www.giuseppeossorio.it" target="_self">Giuseppe Ossorio</a></p>
<p>Negli articoli sulle società partecipate dalla Regione, pubblicati su queste colonne nei mesi scorsi, abbiamo illustrato come la situazione debitoria e di grave illiquidità dell’ACMS, l’Azienda (pubblica) Casertana Mobilità e Servizi ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, cioè l’anticamera del fallimento, prevista dalla legge Prodi bis,  sia simile a tante altre Aziende di proprietà regionale. Il sistema delle società partecipate può crollare sotto il peso di debiti insostenibili per la Regione. Ogni anno l’ente regionale è costretto a   ripianare il deficit di quelle società per non avviarle ad una condizione pre-fallimentare, che travolgerebbe non tanto i dipendenti delle stesse, quanto soprattutto le aziende fornitrici di beni e servizi. Per evitare che ciò accada,  si devono porre, innanzitutto,  sotto controllo le scelte operative di quelle società indicate nei loro Piani industriali, che illustrano le intenzioni strategiche delle aziende, indicano le azioni che saranno concretamente realizzate e individuano i risultati attesi. Quei Piani vengono adottati con la promessa di un miglioramento, nel medio periodo, della produttività aziendale e un riequilibrio dei conti finanziari. Ma per i risultati negativi che quelle aziende accumulano ogni anno ci sembrano “aria fritta”. Solo una tecnostruttura di alto profilo, interna alla Regione, può verificare l’attendibilità di quei Piani ed esercitare quel controllo in modo continuo, severo e affidabile.L’esperienza ci fa chiedere, inoltre, controlli anche sugli atti amministrativi. Un tempo, i tanto vituperati Comitati di Controllo Regionale rappresentavano un argine agli azzardi amministrativi e riconducevano gli atti adottati nell’alveo delle  leggi regionali e nazionali. Nel frattempo, le Regioni hanno costituito una selva di Società che operano in una zona franca della pubblica amministrazione. Il colmo dell’inefficienza e della opacità della pubblica amministrazione  si verifica, inoltre,  quando all’assenza dei controlli esterni si aggiunge l’inefficacia se non inesistenza dei controlli interni delle singole aziende. Può anche verificarsi, per averlo rilevato direttamente, che un Servizio  accentra sia  gli approvvigionamenti che i controlli sui medesimi atti amministrativi: allo stesso tempo, cioè, è controllore e controllato. Il peggiore esempio di una pessima  organizzazione aziendale. La Regione è chiamata, quindi, a porre in essere controlli non solo successivi, perché quando il danno è ormai consumato non si può fare altro che constatarne l’entità, ma soprattutto controlli preventivi ovviamente sugli atti di maggiore esposizione contabile. Siamo assolutamente convinti, infatti, che la qualità della spesa pubblica possa essere salvaguardata solo se si interviene prima che le decisioni dannose siano concretamente adottate. Cioè, quando ci sia ancora il tempo per  impedire che si arrechi un grave danno patrimoniale alle aziende e, in ultima analisi, ai contribuenti. Se un simile rigoroso sistema di controllo preventivo fosse finalmente realizzato, l’attenzione dovrebbe poi necessariamente spostarsi sulla veridicità delle previsioni di bilancio, per evitare che non si trasformino in un puro esercizio di stile che, magicamente, si chiude sempre con il risultato di gestione consentito dall’Ente proprietario o imposto dalla legge.<br />
Correre ai ripari non è mai troppo tardi, almeno si eviterà il peggio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=163</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Vincoli e libertà d&#8217;impresa</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=161</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=161#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 16:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=161</guid>
		<description><![CDATA[da “la Repubblica” di domenica 20 giugno 2010 di Giuseppe Ossorio
NaplEst da un lato e Pomigliano d’Arco dall’altro. Due lati opposti della Campania che in un momento cruciale sono destinati al confronto. Diciamolo senza ipocrisia, mai come in questo momento abbiamo necessità di imprenditori che vogliono investire,  come nel caso dell’imprenditrice Marilù Faraone Mennella per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da “<a href="http://www.repubblica.it">la Repubblica</a>” di domenica 20 giugno 2010 di Giuseppe Ossorio</p>
<p>NaplEst da un lato e Pomigliano d’Arco dall’altro. Due lati opposti della Campania che in un momento cruciale sono destinati al confronto. Diciamolo senza ipocrisia, mai come in questo momento abbiamo necessità di imprenditori che vogliono investire,  come nel caso dell’imprenditrice Marilù Faraone Mennella per Napoli est, che scelgono di rischiare in proprio senza chiedere commesse allo Stato : 18 progetti imprenditoriali privati per oltre 2 miliardi di investimento nella zona est di Napoli. E, contemporaneamente, abbiamo necessità di non perdere gli investimenti Fiat a Pomigliano d’Arco previsti per avvicinare il costo di produzione dello stabilimento a quello che si sostiene in Polonia, Turchia o Serbia, tenendo conto dei diritti dei lavoratori.  Agli imprenditori lo Stato deve garantire che la politica e la burocrazia non pongano ostacoli e freni - come purtroppo ancora avviene -, tali da vanificare ogni iniziativa. In questa realtà si colloca in Campania il dibattito sulla modifica dell’art. 41 della Costituzione. Ossia sull’articolo che garantisce la libertà di impresa in una cornice di vincoli tesi al rispetto dei diritti della collettività. Per comodità del lettore lo citiamo: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.” Ma, poi, nello steso articolo si legge pure che “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. E’ giusto modificarlo per dare, come da alcuni settori è stato chiesto, maggiori possibilità alle imprese italiane di muoversi con agilità sul mercato? Sinceramente riconosciamo che uno dei fattori per trainare gli investimenti  è dare alle imprese i tempi certi e la certezza delle regole. La richiesta di modifica dell’art. 41 nasce, essenzialmente, per riportare l’attenzione almeno sui troppi vincoli burocratici che pesano sulla nostra economia. Dobbiamo prendere atto che il problema esiste non da parecchi anni ma da molti decenni. Qui nel Mezzogiorno viviamo una situazione paradossale perché abbiamo bisogno, al tempo stesso, di più articolo 41 e di meno articolo 41. Se si pensa, infatti, alle tante violazioni che le imprese al Sud hanno commesso in questi anni ( molto spesso, ad opera di imprese del nord) in termini  di devastazione del territorio e, perfino, di acquiescenza  alla criminalità organizzata  (ricordiamo, in tal senso, con ammirazione l’azione di contrasto del presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello), sembra necessario che i vincoli previsti dalla Costituzione addirittura aumentino e che, sicuramente, ci debba essere maggior rigore da parte dello Stato in tutte le sue articolazioni: difesa del territorio,della salute pubblica e, ovviamente, della legalità. Non fingiamo, però, perché non sfugge a nessuno che le eccessive pastoie burocratiche, i tempi lunghi d’attesa per iniziare un’attività imprenditoriale, insieme ai costi sociali - solo per usare un eufemismo -  hanno molto complicato la vita alle imprese meridionali e, soprattutto, hanno contribuito ad allontanare quegli investimenti stranieri dei quali, invece, avremmo un gran bisogno. Il punto non è, in conclusione, tanto quello di modificare l’assetto costituzionale che, peraltro prevede, giustamente, un iter lungo e complesso. Piuttosto quello di ritrovare, in una fase di crisi come quella che stiamo vivendo, la volontà politica, da parte dell’intera classe dirigente, perchè la Costituzione venga attuata fino in fondo con serietà e rigore e, soprattutto, capendo la realtà in cui si opera. La via maestra è quella del controllo e non quella della bocciatura preventiva. Si lascino liberi gli imprenditori di agire come vogliono ma si intervenga con estremo rigore se violano le leggi. E’ questo, mi sembra, il senso autentico di un liberalismo moderno. Più che ingolfare le iniziative private con richieste preventive di legalità, ad esempio, sarebbe indispensabile che fosse esercitato, dopo che l’iniziativa è stata intrapresa, un vero e proprio controllo della legalità. Si devono ripristinare gli organi di controllo, renderli agili ed efficaci riducendo il fattore tempo che è fattore fondamentale per chi vuole stare sul mercato. D’altro canto, com’è noto, i troppi vincoli creano sempre clientelismo politico e illegalità diffusa come accade da troppi decenni. Riusciremo ad invertire questo annoso e radicato costume?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=161</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Incontro Fondazione Regioni d&#8217;Europa</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=158</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=158#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 16:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=158</guid>
		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center"><img id="image248" src="http://www.giuseppeossorio.it/public/wp-content/uploads/2010/06/10061.gif" alt="fondazioni regioni d'europa" /></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=158</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;I debiti nascosti delle partecipate&#8221;</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=156</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=156#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 16:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=156</guid>
		<description><![CDATA[da “la Repubblica” di mercoledì 26 maggio 2010 di Giuseppe Ossorio
La crisi della sanità in Campania è ormai un incubo. Non discutiamo la qualità delle prestazioni  sanitarie, che in alcuni casi sono eccellenti . Ci riferiamo alle risorse finanziarie impiegate che hanno prosciugato  il bilancio della Regione. Lo Stato, nel passato, periodicamente, provvedeva a ripianare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da “<a href="http://www.repubblica.it">la Repubblica</a>” di mercoledì 26 maggio 2010 di <a href="http://www.giuseppeossorio.it">Giuseppe Ossorio</a><br />
La crisi della sanità in Campania è ormai un incubo. Non discutiamo la qualità delle prestazioni  sanitarie, che in alcuni casi sono eccellenti . Ci riferiamo alle risorse finanziarie impiegate che hanno prosciugato  il bilancio della Regione. Lo Stato, nel passato, periodicamente, provvedeva a ripianare i debiti dei bilanci pubblici con interventi straordinari. La crisi in cui si versa rende ormai impossibile procedere come una tempo. Sappiamo che il governo nazionale sta valutando  l’impatto economico del piano di rientro predisposto dalla Campania, che prevede la riduzione  di ben 1.100 posti letto negli ospedali e il risparmio di 150 milioni di euro. Ma, nonostante qualche timido segnale di apprezzamento dei funzionari dei ministeri dell’economia e della salute, resta ancora concreto il rischio dell’inasprimento oltre il tetto massimo dell’Irpef e dell’Irap. L’insolvenza dei bilanci delle Asl è alto ed è tale che anche questo mese nella Asl di Napoli sono a rischio gli stipendi.  La tenuta dei conti regionale impone una “comune consapevolezza della gravità dei problemi” come anche parte dell’opposizione comprende. Ed il Consiglio Regionale deve considerare prioritario il problema della finanza pubblica  regionale, così come la mancanza di lavoro, soprattutto giovanile. Intanto, bisognerebbe affrontare  dall’inizio della legislatura regionale  il tema della ricognizione della massa debitoria, non solo dei rami d’attività diretta della Regione, ma anche di tutte le società di sua proprietà. Siamo convinti che i disavanzi delle società il cui capitale è partecipato totalmente o parzialmente dalla Regione rappresentano una componente niente affatto marginale dell’esposizione debitoria della Regione. Sia chiaro, non mettiamo in discussione la necessità di queste società, che il più delle volte  erogano servizi insopprimibili.  Esse, però, senza alcun controllo da parte della Regione  non possono eludere, in generale, il patto di stabilità. Alla fine del mese scorso, presso la Corte dei Conti di Roma è emerso che le uniche realtà che riescono a salvarsi dallo stato di grave difficoltà in cui versano le aziende, a totale o parziale partecipazione degli enti pubblici, sono quelle quotate in borsa. Poche e, ovviamente,   concentrate  nelle regioni del Nord. La loro presenza in Piazza Affari ha di fatto imposto una gestione più efficiente e ben più trasparente di quanto accade per le Società analoghe non quotate. La nostra realtà è tutta  diversa e sia per una questione di vicinanza territoriale, sia perché riteniamo quello dei trasporti pubblici locali uno dei settori più sensibili ai rischi dell’accumulazione esorbitante dei costi, maggiore dei ricavi, vogliamo porre l’attenzione dell’opinione pubblica e della Giunta regionale su quanto si è verificato presso l’ACMS, l’Azienda Casertana di Mobilità e Servizi. La nostra opinione, infatti, è  che quanto  accade presso tale azienda possa verificarsi in un futuro, neanche troppo lontano, anche in altre aziende che operano, generalmente,  nei servizi pubblici della nostra regione. L’azienda che gestisce il trasporto pubblico nella provincia di Caserta è stata la prima società a capitale interamente  pubblico, che svolge un servizio pubblico locale, ad essere ammessa dal Tribunale alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla legge Prodi bis. Di fronte al grave dissesto finanziario della società, dapprima si è deciso di metterla in liquidazione, pur continuando ad assicurare  la parziale copertura del disavanzo di gestione, e poi, nel settembre dell’anno scorso, per arrestare l’emorragia di risorse finanziarie che la gestione dell’azienda imponeva, si è deciso di avviare l’iter per l’amministrazione straordinaria, sospendendo la contribuzione economica che garantiva la continuità della società. E’ l’ultimo ed  estremo tentativo per ripristinarne l’equilibrio finanziario in quella azienda. Ecco perché crediamo, quindi, che solo “la comune consapevolezza della gravità dei problemi” debba animare, su alcuni e circoscritti problemi, il Consiglio regionale appena eletto, nella sua interezza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=156</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;I misteri delle società pubbliche fuori controllo&#8221;</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=154</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=154#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 May 2010 08:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=154</guid>
		<description><![CDATA[da “la Repubblica” di sabato 8 maggio 2010 di Giuseppe Ossorio
Un capitolo va aperto con tutta urgenza - a proposito della tenuta dell’equilibrio finanziario del bilancio regionale - sul controllo della qualità della spesa pubblica delle Società a totale  o parziale partecipazione della Regione. Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito al proliferare di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da “<a href="http://www.repubblica.it">la Repubblica</a>” di sabato 8 maggio 2010 di <a href="http://www.giuseppeossorio.it">Giuseppe Ossorio</a></p>
<p>Un capitolo va aperto con tutta urgenza - a proposito della tenuta dell’equilibrio finanziario del bilancio regionale - sul controllo della qualità della spesa pubblica delle Società a totale  o parziale partecipazione della Regione. Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito al proliferare di un numero elevatissimo di società a partecipazione pubblica per i servizi locali, al punto tale che da una recente ricognizione del quotidiano “Milano Finanza” è risultato che nel 2009 esistevano addirittura ben 1.875 consorzi e 3.356 società partecipate dalle pubbliche amministrazioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di società che hanno lo scopo di  gestire i trasporti, lo smaltimento dei rifiuti, l’erogazione del gas e dell’energia elettrica, e che sono state create dai vari enti locali, diciamolo francamente, per eludere il patto di stabilità e gli obblighi in materia di gare e di assunzioni del personale, con una commistione della forma societaria privata - SpA o Srl -  con capitale pubblico. Normalmente gli enti locali che sono proprietari dell’intero capitale sociale o comunque della maggioranza delle quote di queste società, ripianano le perdite conseguite con nuovi apporti in denaro o in immobili del patrimonio dell’ente. Di recente, però, un nuovo fenomeno si sta manifestando. Di fronte all’emergere di perdite sempre più cospicue e difficili, se non impossibili, da coprire e giustificare agli occhi dell’opinione pubblica, oltre che a quelli dei propri elettori, alcuni enti pubblici locali stanno lasciando che le società da loro partecipate seguano il triste epilogo di ogni società inefficiente.<br />
Ha cominciato la Provincia di Caserta a lasciare che l’ACMS, l’Azienda che gestisce il trasporto pubblico nella provincia di Caserta, diventasse nel settembre dell’anno scorso, la prima società a capitale interamente pubblico e che svolge un servizio pubblico locale, ad essere ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla legge Prodi bis che - lo ricordiamo per coloro che non siano particolarmente addentro alla materia -, è la procedura con la quale si cerca di evitare la liquidazione delle grandi aziende in crisi esperendo prima il tentativo di ripristinarne l’equilibrio economico finanziario. Ma la decisione adottata dalla Provincia di Caserta per la sua Azienda di trasporti è servita solo da rompighiaccio per altre realtà operanti in diversi campi ed in diverse regioni. La stessa sorte del commissariamento, infatti, è toccata nel nuovo anno prima all’Azienda Servizi Ambiente di Ivrea che gestisce i rifiuti, il ciclo idrico e il teleriscaldamento per circa 80.000 abitanti di 53 comuni consorziati di quell’area del Piemonte e, poi alla AMIA di Palermo, la Società che gestisce la raccolta, il trasporto dei rifiuti, l’igiene ambientale e la manutenzione delle strade del Comune di Palermo. In altri casi, invece, gli enti pubblici locali non hanno potuto usufruire dei benefici previsti dalla legge Prodi bis, solo perché le Aziende di pubblici servizi di cui sono proprietarie hanno dimensioni inferiori al minimo previsto per il commissariamento. Ciò non ha impedito agli enti pubblici che ne sono proprietari di abbandonare al proprio destino, cioè a procedure concorsuali, prima la Meda Servizi Pubblici S.p.A. di Monza e poi la Volsca Ambiente S.p.A. di Velletri. Gli esempi descritti, però, non sono altro che la classica punta dell’iceberg di un settore, quello dei servizi pubblici locali, e di un modo di gestirli (la creazione di società interamente o comunque sostanzialmente possedute dagli enti locali), che ha mostrato tutti i limiti dei loro Piani Industriali che non rispondono alle condizioni del mercato. E’ urgente, in questo contesto, affrontare il tema del controllo della qualità della spesa pubblica, del rispetto del capitale pubblico come capitale di rischio e, infine, della formazione di un management pubblico in Campania. Vorremmo ritornare su questi argomenti per la chiarezza del lavoro che dovrà svolgere il prossimo Assessore regionale al Bilancio della Campania.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=154</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>“Problemi concreti e urla di propaganda”</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=149</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=149#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 15:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=149</guid>
		<description><![CDATA[da “la Repubblica” di giovedì 25 marzo di Giuseppe Ossorio
Che invidia. In America democratici e repubblicani se le sono date di santa ragione, sfiorando toni da guerra civile, per approvare o seppellire la riforma della sanità tenacemente voluta dal presidente U.S.A. Barack Obama. Ma la durezza, comunque esecrabile, dello scontro si è esercitata attorno ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da “<a href="http://www.repubblica.it" target="_self">la Repubblica</a>” di giovedì 25 marzo di <a href="http://www.giuseppeossorio.it" target="_self">Giuseppe Ossorio</a></p>
<p>Che invidia. In America democratici e repubblicani se le sono date di santa ragione, sfiorando toni da guerra civile, per approvare o seppellire la riforma della sanità tenacemente voluta dal presidente U.S.A. Barack Obama. Ma la durezza, comunque esecrabile, dello scontro si è esercitata attorno ad una questione per gli americani estremamente concreta e, al tempo stesso, densamente simbolica. Concreta, perché estende la tutela sanitaria a 31 milioni di persone, simbolica perché inverte un modello politico, quello ultraliberista, inaugurato, più di vent’anni fa, dal presidente Reagan. Qui da noi, invece, si discute o, meglio, si urla, attorno alla solita questione: l’amore o l’odio per il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. I temi regionali passano in secondo piano, quando non scompaiono del tutto nello sprint finale della campagna elettorale. Anche qui in Campania, dove, ad esempio, il tema dell’amministrazione della sanità è centrale (l’80% del bilancio regionale e prosciugato dalla spesa sanitaria), soprattutto oggi che l’Italia tende, sia pure surrettiziamente, a compiere il percorso inverso di quello intrapreso dagli Stati Uniti. In alcune zone del Nord è già in funzione un sistema assicurativo alternativo alla sanità pubblica, che rischia di creare anche nel nostro paese, gigantesche e insopportabili ineguaglianze. Noi, in Campania come nell’intero sud, non potremo mai attuare quel sistema. Ma tant’è: è vietato parlarne. Non sono pochi, infatti, i commentatori e gli analisti che prevedono un risultato locale fortemente condizionato dal referendum pro o contro Berlusconi che sembra essere il vero argomento della campagna in atto. Si teme, da più parti, l’astensione. Non forte come quella che ha conosciuto la Francia nelle recentissime regionali ma, comunque, di proporzioni allarmanti. L’urto fra opposte tifoserie politiche non appassionerebbe più gli italiani, stanchi di assistere allo stesso copione urlato dopo quindici anni di rappresentazioni tutte uguali. Si lamenta l’assenza, in Italia come a Napoli, della cosiddetta società civile e degli intellettuali dalla scena politica. Perché anch’essi, l’una e gli altri, stanchi della solita baruffa elettorale, e perché, di fatto, umiliati da anni di mancata reale partecipazione. Tutte questioni vere e degne di considerazione. Ma ad esse non è possibile rispondere invocando un generico ritorno alla sobrietà e alla serietà o con un moralista, quanto ipocrita richiamo all’impegno civile e morale, come se ci fossero da un lato i buoni e dall’altro i cattivi. Spesso, alle spalle di queste esigenze, si nasconde una nobile quanto improduttiva nostalgia per i bei tempi che furono. I tempi dei partiti organizzati e territoriali, della politica della mediazione che, a ben ricordare, produsse irreparabili danni ai bilanci pubblici, in poche parole, di quella Prima Repubblica che tutti avevano, qualche anno fa, condannato senza appello come corrotta e inefficiente. In realtà in Italia, e anche in Campania  si è avviato un processo che nei prossimi tempi sarà difficile invertire. Quello della politica dell’immagine favorita dal sistema elettorale maggioritario e dalla personalizzazione della leadership politica. Si può essere più o meno d’accordo con metodi elettorali e sistemi istituzionali da scegliere per governare un paese. Ma rimane fermo che, maggioritario e proporzionale, parlamentarismo e presidenzialismo, attraversano le più diverse democrazie liberali europee e mondiali senza che ciò provochi delle differenze tali da poter segnare il confine fra paesi democratici e paesi illiberali. La nostra questione, dunque, non è quella di porre mano ad altre Riforme(l’unica veramente urgente sarebbe la reintroduzione del voto di preferenza) ,ma di riuscire a comprendere fino  in fondo la portata della svolta compiuta ormai venti anni fa. Saper maneggiare,in poche parole,il maggioritario. Il prossimo Governatore della Campania potrà scegliere fra una politica decisa ma aperta al dialogo e il confronto, o richiudersi nel  recinto del Potere acquisito. Da questa scelta dipenderà la qualità non solo dell’amministrazione ma dell’intera vita civile e politica della Campania. Certamente, però, sul risanamento della spesa sanitaria e sulla presenza della Campania nella Conferenza Stato-Regione, per l’attuazione del federalismo fiscale, non  potrà essere un solista.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=149</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Federalismo fiscale. Serve un&#8217;intesa tra i candidati</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=146</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=146#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 10:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=146</guid>
		<description><![CDATA[da “la Repubblica” di mercoledì 3 marzo 2010 di Giuseppe Ossorio      
Con la presentazione delle liste si apre ufficialmente la campagna elettorale per le regionali. Si entra nel vivo, come si dice, della battaglia politica. A seconda dei punti di vista, c’è chi si augura un abbassamento dei toni e chi auspica uno scontro all’americana fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da “<a href="http://www.repubblica.it">la Repubblica</a>” di mercoledì 3 marzo 2010 di <a href="http://www.giuseppeossorio.it">Giuseppe Ossorio</a>      </p>
<p>Con la presentazione delle liste si apre ufficialmente la campagna elettorale per le regionali. Si entra nel vivo, come si dice, della battaglia politica. A seconda dei punti di vista, c’è chi si augura un abbassamento dei toni e chi auspica uno scontro all’americana fra i due candidati presidenti, Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca. I primi ritengono prioritaria la discussione sui programmi, sulle cose concrete da fare, i secondi pensano che sia necessario un confronto muscolare, diretto nell’ottica di una visione  personalistica, leaderistica, della politica. In realtà,  la posta in gioco per la Campania è alta. L’Italia è sempre più spaccata a metà. Il lombardo-veneto si confronta con le aree più ricche dei mercati internazionali e noi siamo fra le regioni a più basso reddito pro-capite, secondo le ultime statistiche. Questa è la nuda e cruda realtà. Allora va pure bene il confronto serrato, anche duro, sul terreno delle scelte amministrative ma i due candidati alla presidenza dovranno trovare il modo di avviare un diverso confronto: quello istituzionale, sul terreno politico generale. Il punto è trovare  sintonia su un interesse generale, al di sopra dei due schieramenti, fra il futuro presidente e il futuro rappresentante dell’opposizione. L’esigenza è dettata da alcune importanti questioni di fondo. Mentre è necessario e auspicabile, infatti, che su questioni come il governo del territorio, la sanità, il sostegno alle imprese e al lavoro, la gestione del personale amministrativo e così via, ciascuno offra proprie particolari ricette anche molto differenti, è, invece, indispensabile che si trovi un accordo - e citiamo, almeno per noi, il più importante - sul  grande tema del federalismo fiscale, della possibile rivoluzione istituzionale che l’Italia dovrà affrontare a breve e sulla quale rischia di rompersi, di spaccarsi in due. La questione è stata posta con grande forza dai vescovi italiani (lo ricordava Pasquale Giustiniani su queste stesse colonne) che l’hanno collocata come prioritaria rispetto al destino etico-politico non solo del Mezzogiorno ma dell’Italia tutta. In Parlamento, la prossima tornata dei decreti attuativi sul federalismo fiscale è attesa per il mese di giugno, e propone la cosiddetta questione dei costi standard, sui quali misurare l’efficacia della pubblica amministrazione. Questo è un punto delicatissimo perché potrà creare, per l’intero Mezzogiorno,  disparità o disuguaglianze tali da far saltare ogni parametro di equità e infrangere il dettame costituzionale della solidarietà. In poche parole si tratta del passaggio dalla spesa storica dei servizi pubblici ai costi standard con cui misurare i livelli essenziali di assistenza. E’ pur vero che la spesa storica nasconde vere e proprie inefficienze, ma nel calcolo del costo standard si dovrebbe tener conto, per esempio, che nelle regioni più ricche si ricorre meno ai servizi pubblici, abbassandone il costo in quelle regioni. Come si vede è materia delicata che può spappolare nel medio periodo la tenuta istituzionale dell’Italia. Per affrontare questo tema cruciale è necessario migliorare di gran lunga l’azione amministrativa nel Mezzogiorno, ma un tale rinnovamento deve inserirsi in un più ampio quadro di riordino delle risorse e dell’avvio di politiche complessive dello Stato tese al rilancio del Meridione.  La palese inefficienza del sistema amministrativo non può costituire un alibi per praticare politiche oggettivamente tese a favorire il Nord. Perché tale grande questione ridiventi centrale ci sarebbe bisogno di una classe politica  in grado di saperla porre ed affrontare. Abbiamo poca fiducia che ciò possa accadere. La deputazione meridionale, al Parlamento e al Senato, non è stata in grado, in questi ultimi anni, di delineare una sia pur minima azione condivisa. Il fatto è che non si può contare esclusivamente sull’impegno delle deputazioni parlamentari. Il che, è bene ribadirlo, rappresenta un gravissimo vulnus per la democrazia del paese. La linea della trincea, dunque, si sposta al livello delle Regioni. Nella Conferenza Stato-Regioni si misurerà la volontà di non separare definitivamente le due Italie. Se federalismo dovrà essere, in quella Conferenza, la più importante regione del Sud, la seconda più popolosa d’Italia, svolga un ruolo fondamentale. La maggioranza e l’opposizione che usciranno dal prossimo voto, su questo argomento, devono concordare un’azione comune per essere più incisiva, che sarà indispensabile per non vedere assottigliati i trasferimenti finanziari dallo Stato.<br />
Su questo terreno è indispensabile un confronto chiaro e franco fra i candidati Caldoro e De Luca, come quello già avviato, sia pure occasionalmente, rispetto al drammatico tema della lotta alla malavita organizzata. Quando la casa brucia l’elettore se ne infischia della destra o della sinistra. Quindi, sarebbe non solo interessante ma utile capire quale grado di convergenza e che impegno pubblico i due rappresentanti politici vogliono assumere sul tema del federalismo fiscale, che prelude al vero federalismo istituzionale. In definitiva, come si muoveranno, sia dal governo che dall’opposizione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=146</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>“Grande è la confusione sotto il cielo del Pd”</title>
		<link>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=143</link>
		<comments>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=143#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 08:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?p=143</guid>
		<description><![CDATA[da &#8220;la Repubblica&#8221; di mercoledì 13 gennaio 2010 di Giuseppe Ossorio
L&#8217;incertezza che manifesta il PD in tante regioni sulle candidature a presidente della coalizione di centro sinistra, per le imminenti elezioni regionali, è la prova che nel partito vige uno stato di confusione a dir poco preoccupante.  Nel Lazio si prospetta un appoggio a Emma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da &#8220;<a href="http://www.repubblica.it" target="_self">la Repubblica</a>&#8221; di mercoledì 13 gennaio 2010 di <a href="http://www.giuseppeossorio.it">Giuseppe Ossorio</a></p>
<p>L&#8217;incertezza che manifesta il PD in tante regioni sulle candidature a presidente della coalizione di centro sinistra, per le imminenti elezioni regionali, è la prova che nel partito vige uno stato di confusione a dir poco preoccupante.  Nel Lazio si prospetta un appoggio a Emma Bonino tutto sommato subito, mentre in Puglia si stringe un patto di ferro con l&#8217;Udc, ma si lacera il rapporto  con lo schieramento capeggiato dal governatore uscente, Nichi Vendola.  In Sicilia non si vota ma concretamente il Pd ha favorito la svolta degli autonomisti di Lombardo che si è distaccato dal centrodestra. Questa confusione ingenera non poche perplessità sulla prospettiva del Partito democratico. In Campania tale malessere si manifesta ampiamente, fino ad oltrepassare i limiti  di guardia, al punto che si è resa necessaria una riunione  dello stato maggiore del Pd campano con esponenti nazionali. Si è in alto mare sul fronte delle alleanze. Le famose primarie, che dovevano essere il distintivo del nuovo partito, sono state indette e poi disdette. Mentre sono in campo almeno due candidati a presidente della coalizione,  l&#8217;assessore Ennio Cascetta, che ha delineato un programma di governo almeno nelle sue linee generali, e il Sindaco di Salerno, Enzo De Luca, intenzionato ad esportare dalla sua città all&#8217;intera regione l&#8217;esperienza acquisita in questi anni. Ma vi è anche una ridda di altri nomi. Che cosa manca? Manca una posizione ufficiale del partito in ordine al programma, alle alleanze e al presidente candidato. Si eccepirà che a livello regionale si possono e si debbono pensare alleanze variabili fondate sulle esigenze del territorio e sulle compatibilità politiche. Noi non ne facciamo una questione di astratta e pelosa coerenza. Ne facciamo una questione politica, etico-politica. In un sistema maggioritario, è vero, sono indispensabili le alleanze per ambire a vincere le elezioni e, di conseguenza, non è facile la scelta di un candidato alla presidenza della giunta regionale compatibile con quelle alleanze.  Ma per fare cosa? Per realizzare quale progetto, quale idea di crescita e di sviluppo? Si è discusso, a proposito dell&#8217;alleanza con l&#8217;Udc di Casini, di rischio di subalternità del Pd. In Campania, come è facile comprendere, la subalternità sarebbe ancor più rilevante, date le condizioni oggettive dei due partiti che tutti conoscono. Il Partito democratico in Campania, ma anche nelle altre regioni, sembra chiuso in una  morsa, fra gli estremismi alla sua sinistra e le posizioni centriste espresse finora da Casini e da Rutelli, i cui profili saranno più chiari nel futuro prossimo: finora non si capisce se il centro voglia costruire un&#8217;alternativa ai due blocchi, se voglia provare ad ereditare una rendita di posizione del dopo Berlusconi o se voglia guidare il centrosinistra, in un prossimo futuro, come possibile alternativa di governo all&#8217;attuale maggioranza. Come uscire da questa tenaglia? Il Pd, ci sembra di capire, ha davanti a sé due strade. Potrà rimodellarsi come un moderno partito socialdemocratico, dai contorni certamente nuovi ma sostanzialmente legato alla tradizione socialista. Ora, un partito del genere, nelle condizioni attuali della politica, dell&#8217;economia e della cultura non solo campana e italiana, certamente non sarà un partito residuale ma neppure sarà  in grado di esprimere, per usare un termine gramsciano, un&#8217;egemonia: né sul piano culturale né sul piano politico. Occuperà certamente uno spazio rilevante ma non tale da essere centrale in una nuova alleanza politica con i centristi. E, forse, non sarà nemmeno in grado di riassorbire i movimenti alla sua sinistra. Viceversa, Il Pd, diciamolo con chiarezza, potrebbe assumere quel profilo riformatore, autenticamente moderno, che la cultura democratica e liberale, quella progressista e non conservatrice, ha saputo conferire ai partiti della sinistra mondiale in questi ultimi anni. E’ il caso del partito democratico americano o dei labouristi di Blair, che negli anni scorsi hanno saputo apprezzare ed acquisire la cultura e il programma dei liberaldemocratici inglesi.Ecco perché abbiamo parlato di confusione. Non è solo questione di nomi e nemmeno soltanto di programmi ma di idee fondamentali, di profili netti e decifrabili. E in Campania, come nel resto del paese, quei profili attendono una definizione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.repubblicanidemocratici.it/public/?feed=rss2&amp;p=143</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
