Archive for Ottobre, 2008

Convergenze elettorali: il caso della Campania

Ottobre 26th, 2008 by repubblicanidemocratici.it

     Elezioni provinciali ed europee in primavera e poi, a seguire, le regionali e le comunali negli anni successivi. In meno di tre anni si dovrebbe sconvolgere l’intero assetto politico e amministrativo del nostro martoriato territorio dopo una crisi che ha coinvolto l’intera classe dirigente in tutte le sue articolazioni.

     Impazzano le notizie sui candidati possibili: Berlusconi, all’improvviso, propone la candidatura di un industriale sconvolgendo i piani dei suoi dirigenti locali forse più che non quelli degli avversari stessi. Nel centrosinistra compaiono e scompaiono nomi più o meno autorevoli senza un minimo di dibattito programmatico o politico. E’ la torre di Babele.

     In realtà manca una analisi di ciò che è accaduto negli ultimi anni e l’unica parola che risuona è discontinuità: totale, per alcuni esponenti della destra, parziale per qualcuno del centrosinistra. Simbolismi privi, allo stato, di contenuti.

     In verità noi riteniamo che la gravità della situazione imponga uno sforzo di fantasia per reinventare una governance per la Campania. Bisogna partire da alcuni temi fondamentali: il recupero e il rilancio del territorio; la razionalizzazione della spesa sanitaria; la riorganizzazione delle amministrazioni; il rilancio della città di Napoli.

            Su questi grandi temi è necessario, data la difficoltà dei due schieramenti, proporre un impegno comune chiaro ed efficace. Non necessariamente un preludio ad una grande coalizione, ma ad una nuova forma di governo delle autonomie locali nelle quali le liste civiche, espressione della società civile, e le sensibilità politiche non rappresentate nei grandi partiti possano svolgere un ruolo di coesione e di originale stimolo propositivo.

            Su tale questione si potrebbe e si dovrebbe, nei prossimi mesi, avviare un franco e chiaro dibattito fra le forze politiche, intellettuali, produttive e del lavoro della regione.

Gianni Lettieri for President?

Ottobre 23rd, 2008 by redazione

Non c’è che dire, il Presidente del Consiglio ha gran fantasia. L’on. Silvio Berlusconi, a Napoli l’altro ieri,  in occasione dell’Assemblea degli industriali, lancia Gianni Lettieri, leader degli imprenditori partenopei, come candidato del centro destra a Sindaco di Napoli o Presidente della Regione Campania.

Quello di inseguire gli imprenditori campani per una candidatura in una delle  Istituzioni democratiche è un pallino di Berlusconi. Ha già tentato la carta con Antonio D’Amato, in occasione delle scorse elezioni politiche, incassando un cortese rifiuto. E non ci sembra che Gianni Lettieri sia di migliore avviso. Ci chiediamo se poi quella degli imprenditori in politica sia sempre una carta vincente o se, invece, questa categoria  che invero qui al Sud scarseggia non debba essere incoraggiata ad investire di più e meglio, con il proprio capitale di rischio.

La politica deve rendere consapevoli del loro ruolo le categorie produttive innestando un meccanismo virtuoso di azioni concrete: lotta senza quartiere alla camorra sotto qualsiasi veste si presenta; potenziamento delle infrastrutture, perchè nel meridione sono da terzo mondo, sotto questo aspetto c’è una questione meridionale aperta come c’è una questione settentrionale nuova; investimenti  nelle Università pubbliche, con una rendicondazione delle attività scientifiche che colà si devono produrre senza clientela familiare, pena il declassamento ulteriore nei prossimi anni del Mezzogiorno; e, soprattutto, incentivi fiscali per le imprese con sede sociale nel mezzogiorno nelle aree del Sud ancora e senza mezzi termini depresse.

Ecco, questo ci attendiamo dal Presidente del Consiglio nelle sue venute a Napoli che, sotto questo segno, saranno benvenute.

Foto e fedeli

Ottobre 22nd, 2008 by redazione

E’ venuto fuori che la foto di un manifesto che pubblicizza la manifestazione nazionale del PD del prossimo 25 ottobre mostra una folla radunata a piazza San Pietro per omaggiare il Papa.  Il responsabile dell’Ufficio propaganda del Pd ha dichiarato: “L’abbiamo presa da una banca dati, regolarmente comprata e pagata. […] Ci hanno detto che era la foto di una manifestazione sportiva e in definitiva non importa che manifestazione sia. Volevamo una foto di gente, senza bandiere e senza simboli di partito, perché per un partito nuovo come il nostro rappresentano il passato”.

Mi chiedo: la foto taroccata dei fan del Papa è peggio di quella dei tifosi di Totti? Le bandiere dei Ds e Margherita creano imbarazzo al PD?

La verità è che l’ufficio organizzativo dei DS avrebbe risposto meglio!

Un assessore rivoluzionario

Ottobre 19th, 2008 by repubblicanidemocratici.it

            L’assessore all’Istruzione della Regione Campania, in un impeto antigovernativo ha incitato gli studenti ad occupare le Università contro i tagli del Ministro Gelmini. Tagli ingiusti e inopportuni. Ma è istruttivo, è corretto, incitare i giovani a violare le leggi? E, soprattutto, è giusto che a farlo sia un assessore, una figura, per così dire, istituzionale?

            Un conto,  è l’intellettuale che solleva problemi ed agita gli spiriti ad intervenire manifestando e contestando. Un conto sono le rappresentanze  sindacali, le confederazioni dei lavoratori di categoria quando intervengono in difesa dei loro rappresentati o di legittimi bisogni e interessi. Un conto i cittadini,gli studenti esprimono liberamente le loro opinioni.

   Ma dall’alto di un piccolo ma abbastanza potente ministero della pubblica istruzione regionale è legittimo perorare la rivoluzione?Che avesse ragione Flaiano quando affermava che gli italiani vogliono fare la rivoluzione scortati dai carabinieri.

La fine attesa che non arriva

Ottobre 18th, 2008 by redazione

Leggendo gli ultimi interventi del professore Riccardo Realfonzo viene da pensare che l’attesa fine del capitalismo prevista da Marx e che tarda ad arrivare, sia ancora vaticinata nel Sannio e dagli ultimi comunisti d’Europa usciti incolumi dai crolli del muro, che nulla hanno appreso dalla fine dell’URSS e di Milosevic. I quali insegnano che la Storia ha torto e che l’Ideologia (la loro) ha ragione.

Anche contro ogni evidenza, come giustamente fa osservare Adolfo Scotto di Luzio quando considera che ogni segnale, come le turbolenze sui mercati finanziari, è usato da Realfonzo a sostegno di tesi millenaristiche come la fine del liberismo, la caduta dell’Impero americano, il tracollo dell’economia di mercato.
Scambiando i cicli dell’economia con la fine del mondo.

Una vera riforma per Scuola e Università

Ottobre 17th, 2008 by repubblicanidemocratici.it

Chiariamo innanzitutto una questione di fondo: quella del Ministro Gelmini non è, propriamente, una riforma della scuola e dell’Università. E’, in realtà, un insieme di provvedimenti tendenti a tagliare la spesa universitaria, per la ricerca e per la scuola. Bloccare il turn over per cinque anni all’Università; procrastinare l’assunzione dei precari e ridurre il numero dei maestri, altro non è che tagliare la spesa per l’istruzione in un momento nel quale, come sostengono tutti, si dovrebbe fare esattamente l’inverso.

Del grembiulino e del voto in condotta non vale la pena di parlare, perché si tratta di gesti simbolici più che non pratici, dal momento che in quasi tutte le scuole elementari il grembiule si è sempre usato  e la condotta ha sempre influenzato il giudizio complessivo di ogni Consiglio di classe.

Stando così le cose, la montante protesta degli universitari e dei docenti in generale, ha una sua giustificazione. Una democrazia, inoltre, vive se è conflittuale e variegata e pretendere, come in troppi ingenuamente fanno, che si accolgano con plausi e gioia tutti i provvedimenti dei governi è sintomo di grave crisi morale, civile e politica.

Si protesti, dunque, con forza e vivacità. Però….

Al fondo dei provvedimenti vi è una filosofia, che è quella di rendere più agile l’intero sistema scolastico e di smantellare l’Università pubblica. La proposta infatti più forte, in questo senso, è quella di trasformare le Università in Fondazioni private. Ora, se non si è d’accordo, come non siamo, con questa filosofia di fondo, non possiamo negare che essa sia legittima e che si rafforza quando si paragona all’attuale stato di cose.

L’intero sistema dell’istruzione, infatti, dall’Università alla scuola dell’obbligo, è affetto da un terribile burocratismo, una diffusa inefficienza, un livello qualitativo spesso scadente.

Di fronte a questo le proteste e le occupazioni servono a poco, ed anzi possono sembrare addirittura battaglie di retroguardia tese a conservare l’esistente ed alcuni odiosi privilegi.

Una forza politica autenticamente riformista deve pretendere che non si tagli, ma che anzi si investa sull’istruzione e la ricerca, proponendo al tempo stesso un’ampia e profonda riforma del sistema attuale secondo criteri di reale meritocrazia e concreta concorrenza.

Al Comune troppe spese fuori controllo

Ottobre 11th, 2008 by admin

di Giuseppe Ossorio da ‘la Repubblica‘ dell’11 ottobre 2008

 

Chiedere un forte rigore nell’amministrare i bilanci pubblici è stato, finora, come abbaiare alla luna. Ma le verifiche dell’Unione europea e, ancor di più, in un futuro ormai prossimo, il federalismo fiscale imporranno una completa trasparenza dei conti pubblici, il controllo della spesa e della qualità delle politiche pubbliche. Intanto il consiglio comunale di Napoli approva la proposta della giunta per variare in aumento la previsione delle spese del bilancio di quest’anno. E’ una manovra finanziaria per coprire i maggiori oneri sopraggiunti, tra cui spicca un ammontare consistente di debiti fuori bilancio, cioè di debiti assunti dal Comune con procedure diverse da quelle previste dalla legge sugli enti locali: ben 58 milioni e 349 mila euro. E’ la prima volta che si supera, e di molto, la soglia dei 50 milioni di euro. Desta allarme l’andamento storico di tali debiti: 49,156 milioni nel bilancio consuntivo del 2005; 29,746 milioni in quello del 2006; 48,530 milioni nel 2007; e, appunto, 58,349 milioni nel periodo dal 1 gennaio 2008 allo scorso 31 agosto. La legge prevede questi debiti come un evento eccezionale nella gestione degli enti locali, “nei limiti degli accertati e dimostrati” arricchimenti e utilità per l’ente.

Nel bilancio del Comune di Napoli i debiti fuori bilancio assumono notevole rilevanza per il numero (essi, da gennaio ad agosto sono ben 1,551) e per l’importo che non può essere considerato fisiologico, perché, come si è già detto, raggiunge l’ammontare di 58,349 milioni.

La possibilità che si formassero questi debiti era stata in parte (24,054 milioni) già prevista in sede di bilancio preventivo, ma l’emergere di ulteriori 34 milioni e 295 mila euro di debiti non previsti rappresenta un dato allarmante. Soprattutto, per un bilancio, come quello di previsione per il 2008, approvato dal consiglio comunale nel giugno 2008.

Ma come si sono formati questi debiti fuori bilancio? Esaminiamo solo due voci.

Dalla relazione dell’Assessore al Bilancio apprendiamo che ben 23 milioni e 424 mila euro derivano da sentenze in cui il Comune di Napoli è risultato soccombente, mentre altri 10 milioni e 870 mila euro derivano, appunto, da spese per «acquisizione di beni e servizi in violazione delle disposizioni dell’articolo 191, ma nei limiti degli accertati e dimostrati utilità e arricchimento per l’ente nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza», come recita l’articolo 194 della stessa legge.

Una riflessione è necessaria su entrambe le succitate origini dei debiti fuori  bilancio.

L’assurdità dell’improvvisa emersione di ben 23,424 milioni di debiti per sentenze è del tutto evidente: ci vuole tanto a valutare per ogni singola vertenza le effettive possibilità di successo? Si eviterebbero, alle magre finanze del Comune, il pagamento delle spese legali e degli interessi passivi.

Sui 10,870 milioni derivanti da spese «nei limiti degli accertati e dimostrati» utilità e arricchimento dell’ente, sorge il dubbio che si tratti quasi interamente di situazioni derivanti da mancata osservanza delle procedure.

Dal parere del collegio dei revisori, alla proposta di variazione al bilancio previsionale del Comune, emerge un altro aspetto che dovrà essere spiegato. Il collegio, infatti, nel porre in rilievo la grave carenza del sistema di controllo interno dell’ente ha stigmatizzato la presenza di alcuni debiti che «vengono riproposti di anno in anno». Chi, però, sa leggere un bilancio comprende che emerge no altro aspetto importante della politica di bilancio: quello dei residui attivi (le somme accertate e non riscosse entro il termine dell’esercizio) e dei residui passivi (le somme impegnate e non pagate entro il termine dell’esercizio) presenti nel bilancio comunale.

Tra i residui attivi occorre verificare l’effettiva sussistenza ed esigibilità dei crediti e che questi non siano stati sovrastimati. Nei residui passivi vanno invece indicati gli importi impegnati e non pagati entro il termine dell’esercizio.

Se si considera che nel bilancio del Comune di Napoli l’entità dei residui attivi è sempre pari a quella dei residui passivi (nel 2006, i residui attivi erano 2,799 milioni e i residui passivi 2,701; nel 2007 addirittura 3,272 sia per gli attivi che per i passivi) si può dedurre che i residui passivi potrebbero essere la conseguenza di residui attivi rappresentati da crediti di fatto non più esigibili. In altre parole, che i residui attivi siano di tale importo solo perché tale è quello dei residui passivi.

Bisogna considerare, inoltre, che una parte delle entrate comunali è costituita dai proventi per il condono edilizio: per gli esercizi futuri, infatti, non soccorrerà questa risorsa che, seppur proveniente da un provvedimento quale è il condono, non condivisibile né sotto il profilo ambientale né sotto il profilo dell’educazione sociale, ha comportato innegabili vantaggi alle casse comunali.

Da tutto ciò, e in particolare dalla possibile presenza di squilibri di bilancio e da una spesa che dalla manovra prospettata sembra avere ben pochi controlli, deriva il ragionevole dubbio che prima o poi possa venir meno il rispetto del “Patto di stabilità interno”. Di questi aspetti dovremmo parlare in altra occasione.

Intanto, concludiamo che è necessaria e urgente ben altra attività di controllo di gestione per mettere inevitabilmente in luce anche le tante sacche di inefficienza nell’allocazione delle risorse umane. Tale attività di controllo, quindi, potrebbe rappresentare anche il presupposto per un’attenta revisione della pianta organica del Comune che finisce con l’assorbire una parte enorme delle risorse a disposizione nelle casse comunali.

Solo se tale riorganizzazione del sistema dei controlli sarà portato a compimento, evitando di nominare dal controllato i controllori, con assoluto rigore e determinazione si potrà affrontare la nuova sfida cui, da qui a poco, il federalismo ci metterà di fronte. Altrimenti il futuro non sarà roseo.