Archive for Gennaio, 2009

Comune in crisi le casse piangono

Gennaio 31st, 2009 by redazione

di Giuseppe Ossorio da “la Repubblica” di sabato 31 gennaio 2009

Chissà con quale stato d’animo il nuovo assessore Riccardo Realfonzo mette mano, proprio in questi giorni,  al bilancio preventivo del Comune di Napoli per il 2009,  che dovrà essere approvato entro il 31 marzo. Ne scriviamo con oggettività perché non siamo mai stati, per cultura e per vocazione, “strategicamente disfattisti” ma neppure “ingenuamente ottimisti”. Sappiamo, infatti, per esperienza  che i bilanci degli enti pubblici e delle imprese private nel tempo medio non si prestano a scorciatoie.
L’opinione pubblica napoletana  è attenta più di quanto non si pensi al risanamento del bilancio comunale. I napoletani capiscono che quando si discute di bilancio si parla dei propri soldi, non conta, poi,  se  a firmarlo  sia una Giunta di destra o di sinistra. Nel futuro non molto remoto, il federalismo fiscale richiederà ai cittadini sempre più attenzione ai temi della spesa pubblica. Gli assessori e i consiglieri comunali dovranno abituarsi ad un rendiconto continuo del loro lavoro e della qualità dei servizi pubblici erogati dall’ente che amministrano.

Le finanze del comune di Napoli  non sono floride. Le agenzie internazionali di rating Fitch e Moody’s hanno posto sotto osservazione Palazzo San Giacomo, pur rilevando che “Alle volte non  è solo colpa del Comune, ci sono anche responsabilità dello Stato”. Per il comune,  un declassamento significherebbe una maggiore difficoltà di accesso al credito ed un aumento del costo del denaro.  Intendiamoci, anche le casse degli altri comuni non scoppiano di salute. La finanza locale è un terreno accidentato e i comuni virtuosi sono pochi, più per merito dell’economia cittadina che consente maggiori entrate autonome.  Le dimensioni  dei problemi napoletani e le entità finanziarie in gioco, non ci rendono “ingenuamente ottimisti”, perché non giureremmo sulla benevolenza del  governo nazionale per le casse comunali di Napoli. Stentiamo a credere, infatti, che vi possa essere la stessa magnanimità dimostrata per i bilanci comunali,  già ripianati,  di Roma e di Catania.
 I trasferimenti finanziari dallo Stato verso i comuni negli ultimi anni  si sono ridotti sensibilmente. S’impone, dunque, un maggiore rigore nell’amministrare le minori risorse a disposizione. Ci preme di più, soprattutto, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, la migliore qualità della spesa pubblica, concretamente misurabile, e la trasparenza dell’iter amministrativo delle decisioni comunali prima ancora della definizione degli atti deliberativi.

Vi sono momenti in cui i governi - tutti, senza nessuna eccezione - devono comportarsi con prudenza nelle spese e decidere severamente quali parti del bilancio siano meno importanti per tagliarli senza indugio o addirittura depennarli. Questo, purtroppo,  è uno di quei momenti.

Scrivemmo già sulle colonne di questo giornale dei debiti fuori bilancio. Non vi ritorniamo, pur se essi continuano ad aumentare. Per evitarli, l’assessore deve attivare in  tutte le Direzioni del comune i controlli contabili interni, per individuare gli atti di spesa dei Servizi privi della copertura finanziaria.    All’assessore, invece, segnaliamo  più diffusamente solo due aree di criticità del bilancio comunale e, a nostro avviso,  farebbe bene a tener conto di questi aspetti.

La prima. Vi sono 3 miliardi di residui attivi, somme accertate ma non riscosse entro l’anno. Il Ragioniere generale, nel suo parere di regolarità contabile, ha evidenziato che “è necessaria l’attivazione di tutte le iniziative volte all’accertamento e alla riscossione delle entrate in conto competenza e, in misura ancora più rilevante, in conto residui”. Egli ha manifestato, neanche tanto velatamente, che l’enorme mole dei residui attivi rappresenta un aspetto cruciale dell’equilibrio finanziario del Comune.

Ed ecco la seconda. Il Collegio dei Revisori nella relazione alla delibera di assestamento del bilancio a fine novembre,   scrive: “in occasione della verifica di cassa effettuata presso l’ufficio del Tesoriere comunale, in data 22.10.2008, è stata rilevata una esigua disponibilità di cassa, costituita, tra l’altro, totalmente da fondi a specifica destinazione; tale circostanza ha destato viva preoccupazione per la situazione finanziaria dell’Ente, anche tenuto conto che per il pagamento dei servizi non indispensabili, risultano tempi oltremodo lunghi”. Quindi, scarsa disponibilità di cassa e dilazione lunga dei pagamenti ai fornitori.

Questi sono solo alcuni punti di crisi del bilancio comunale. Vi metterà ordine l’assessore? Lo vedremo nelle prossime settimane. Una classe dirigente che voglia riconquistare, come è giusto e auspicabile, la fiducia dei cittadini deve mostrarsi rigorosa e realista per potere, in seguito, ridare fiducia e speranza.

Ma il partito democratico, che cosa ne pensa del sud?

Gennaio 13th, 2009 by redazione

di Giuseppe Ossorio da ‘la Repubblica‘ di martedì 13 gennaio 2009

Il senatore Enrico Morando neocommissario del Pd   per la provincia di Napoli, ha incontrato i segretari dei circoli già costituiti e i  parlamentari napoletani. Un evento importante, che merita una riflessione franca, chiara e costruttiva. 

Molti napoletani di cultura repubblicana e liberale aderirono, insieme a tanti elettori che si richiamavano ai valori cattolici e socialisti, al Pd nella speranza che il nuovo soggetto politico potesse finalmente incarnare quel grande partito, riformatore e democratico, in grado di accogliere e sintetizzare la cultura liberaldemocratica con gli ideali socialisti e cattolico-democratici. 

Enrico Morando è un riformista di lungo corso, che si è molto battuto, negli anni, perché questa dimensione della politica trovasse ampia cittadinanza nel nostro paese fino a diventare effettiva maggioranza. Sa bene, dunque, che il richiamo alla democrazia liberale e al civismo repubblicano non è una pura declamazione retorica e nemmeno un semplice richiamo a nobili e antichi ideali. Sa bene che è, invece, un’ indispensabile spinta alla modernizzazione del paese, alla sostituzione di vecchi ideologismi con progettualità e idealità concrete, realmente operanti, per metterci al passo con l’Europa più avanzata.

Dobbiamo dire, con rammarico e preoccupazione, che l’area culturale alla quale ci  richiamiamo, non è granché rappresentata nel nuovo partito, se non in modo residuale, attraverso la cooptazione di qualche singolo personaggio. Ma ciò che è ancora più grave, non è stata adeguatamente considerata  nemmeno sul terreno delle idee e dei programmi. 

Quello che ci tocca più da vicino, ad esempio,  è la totale assenza di una politica per il Mezzogiorno. Non uno straccio di idea nuova per il nostro Sud e nemmeno un serio e rigoroso richiamo alle  tesi dei meridionalisti più avvertiti e consapevoli. Mancanza non soltanto del Pd, in verità, ma di tutti i governi nazionali succedutisi nella cosiddetta seconda Repubblica. 

Ora, pensare che questo gigantesco vuoto possa essere riempito esclusivamente dalle Amministrazioni locali, efficienti o meno che siano (questo è un ulteriore problema da discutere), è un’ingenuità politica oppure un cinico calcolo teso a non scontentare il cosiddetto partito del Nord. Anzi, diciamocelo con franchezza, l’abbandono ormai ventennale di ogni seria programmazione per lo sviluppo del Mezzogiorno ha così gravemente deteriorato la vita sociale ed economica di quelle popolazioni da rendere quasi impossibile una normale amministrazione degli Enti locali ed un naturale svolgersi della vita politica, fra crescente disoccupazione, incrudelire della malavita, e scomparsa di troppi centri direzionali della finanza e dell’economia tutti assorbiti dal Nord. Queste difficoltà piegherebbero qualsiasi comune della laboriosa Lombardia e del virtuoso Veneto. Credere che così drammatici problemi si risolvano rinnovando genericamente un gruppo dirigente, nominando alle cariche elettive un deputato piuttosto che un altro, una senatrice piuttosto che un’altra, è anch’essa un’operazione ingenua o cinica. 

Morando dovrebbe accertare, innanzitutto, quali siano state finora le iniziative che il rinnovato gruppo parlamentare del Pd ha proposto in favore del Sud, quale sia il suo peso politico  nel dibattito nazionale dove, invece, ogni giorno si sente, forse anche troppo forte, la voce dei Chiamparino, dei Cacciari, dei Bersani, dei Damiano in favore del Nord.

In secondo luogo, e con ancora maggiore urgenza, dovrebbe domandarsi quale sia l’idea di Mezzogiorno che il partito si sta formando sui programmi di sviluppo economico, sul ruolo da svolgere nel Mediterraneo, sulla infrastrutturazione necessaria, sulla politica del credito bancario, sulla salvaguardia del precariato (gli ultimi dati dicono che al Sud è quasi triplo rispetto al Nord), sulle nuove politiche ambientali per uno sviluppo compatibile che proprio il nostro Mezzogiorno potrebbe sperimentare per primo. E così via, per la questione dei centri storici, delle aree metropolitane e, naturalmente, soprattutto, per la lotta alla criminalità.

A Morando spetta il compito di pacificare un partito che sembra affetto, da una sindrome masochista che ha spento ogni entusiasmo iniziale, che sembra essersi rinchiuso in un suo recinto all’interno del quale si agitano soltanto lotte e scontri incomprensibili alla maggioranza dei cittadini. Un partito nel quale la finta e spesso ipocrita dialettica fra presunto vecchio e presunto nuovo si è sostituita alla normale, proficua dialettica fra le diverse sensibilità culturali e le diverse progettualità politiche le quali poi si devono fondere in una linea comune, frutto non di compromessi ma di una meditata e ragionevole  sintesi.

         Al senatore Enrico Morando la responsabilità di parlare al Pd napoletano, al partito nazionale e soprattutto alla città, senza toni da processo o da apocalittica ultima spiaggia, con l’intento, invece, di costruire col dialogo e con l’inclusione. Ai roboanti proclami che sembra attirino consensi ma creano soltanto isterismi o false aspettative, sostituire la fatica della politica.

 

di Giuseppe Ossorio da ‘la Repubblica‘ di martedì 13 gennaio 2009