Archive for Aprile, 2009

“Serve un Pd che parli al Mezzogiorno”

Aprile 20th, 2009 by redazione

da “la Repubblica“ di sabato 18 aprile 2009 di Giuseppe Ossorio

Quali sono le  prospettive del Partito democratico nel Mezzogiorno e in Campania? E’ necessario capire cosa accade nell’altro lato della medaglia. Il nuovo partito di Berlusconi  incontra difficoltà a radicarsi al Nord. In quelle terre il Pdl soffre fortemente la concorrenza della Lega. Soprattutto, perde i contatti  con  quel  ceto medio indipendente -  come ha ben scritto Angelo Panebianco - che all’inizio gli aveva dato credito. La sua attenzione, dunque, si sposta verso il Sud. E il suo baricentro va meridionalizzandosi sempre più.
Il Pd resta ancora forte nelle regioni del centro. Mentre stenta a ritrovare consensi al Nord, con l’eccezione del Piemonte. Se dovesse perdere la partita al Sud, finirebbe col ridimensionare in modo drastico la sua capacità di espansione. Se ciò è vero, il Pd nel ricercare una forte e compiuta identità nazionale non può dimenticare il Mezzogiorno o, quantomeno, non collocarlo fra le sue priorità.
Nei  prossimi  anni il Mezzogiorno dovrà fronteggiare la sfida del federalismo fiscale, che rischia di indebolire ulteriormente  la sua già fragile economia. In più, dovrà affrontare nel 2013 la fine dell’intervento straordinario che ruota attorno ai fondi europei.
Bastano queste due considerazioni per comprendere che, in pochi anni, il meridione si troverà di fronte ad un bivio storico: un nuovo sviluppo o il declino.
Dunque bisogna porre attenzione al progetto del partito “per” il sud: è necessario, anzi direi vitale, che il Pd campano, e meridionale in generale, si attrezzi su questo tema. In fondo questa è la mancata occasione della storia italiana. E suggerirei di riconsiderare seriamente la grande lezione di Croce, Fortunato e Salvemini fino ai più moderni meridionalisti. Non penserei naturalmente, ad un vero e proprio partito “del” sud sul modello della Lega.
Penserei, piuttosto, ad un partito strettamente legato al destino dell’Italia e dell’Europa che sappia, però, riproporre, innanzitutto e soprattutto, alla società civile ed economica meridionale e, poi, al paese tutto le esigenze e gli interessi del sud, in modo non piagnone, responsabile, serio.
Sarà fondamentale, in tale condizione, la capacità di interpretare le aspettative e le esigenze di quel ceto medio, produttivo e professionale, che pure  esiste anche al Sud. Chi rappresenta le  piccole e medie aziende del Sud, chi aiuta le tante partite IVA del meridione? Non è vero che il mezzogiorno ne sia sprovvisto. C’è urgenza che una forza politica riformatrice si  faccia seriamente carico delle loro esigenze. Un partito “per” il sud dovrebbe essere attento al ceto medio indipendente che negli ultimi tempi si è impoverito.
La scommessa, poi, è di mettere insieme questi interessi produttivi con i bisogni crescenti dei meno abbienti, di quei ceti popolari che la crisi sta emarginando sempre più.
E’ la scommessa, se si vuole, di fondere finalmente la tradizione dell’impegno sociale con quella del liberalismo progressista attento alla crescita dell’economia, in un quadro di forti garanzie di cittadinanza.  Solo in un orizzonte complesso di questa natura, infatti, può nascere quella politica  riformatrice capace di garantire ad un tempo sia i diritti sociali, ad esempio il diritto al lavoro, che i diritti individuali, fra i quali, ad esempio, il diritto a decidere come morire. Sarebbe un errore madornale lasciare che  il populismo di destra si impossessi della grande tradizione liberale per farne uno strumento demagogico.

Dichiarazione Enrico Morando

Aprile 17th, 2009 by redazione

da ‘Il Mattino‘ - venerdì 17 aprile 2009

Il Senatore Enrico Morando, Commissario della Federazione Provinciale del PD di Napoli ha rilasciato la seguente dichiarazione a proposito della coalizione di liste nel centrosininstra alle elezioni provinciali di Napoli: “Ho parlato con Ossorio che è un’autorevole esponente del Pd e l’ho invitato a provare ad aggregare forze di cultura laica non rappresentate del PD allo scopo di presentare la lista dei Repubblicani democratici alle elezioni provinciali di Napoli”

da ‘Il Mattino‘ - venerdì 17 aprile 2009

Liste d’attesa il primo problema della sanità

Aprile 10th, 2009 by redazione

 Da “la Repubblica” di giovedì 9 aprile 2009 di Giuseppe Ossorio

La sanità pubblica campana è da troppo tempo sotto i riflettori mediatici: costa   troppo e, a volte, si è costretti a emigrare in altre regioni nella speranza di un’assistenza migliore. Eppure, è un vero peccato  perché la Campania  dispone di un invidiabile patrimonio professionale e umano, e di tanti reparti di eccellenza. Nonostante ciò deve fare da fanalino di coda alle altre regioni italiane. Solo pochi giorni fa - le cronache cittadine e nazionali ne hanno dato un giusto risalto -  un neurochirurgo napoletano ha dato prova di una generosità fuori dall’ordinario e di una disponibilità professionale senza pari.
        Tuttavia, provate a chiedere cosa preoccupa di più un cittadino che abbia bisogno di cure sanitarie. Sentirete,  soprattutto, tre  lamentele: la lunga lista d’attesa per ricevere l’assistenza sanitaria; il ricovero ospedaliero in una barella, proprio in queste ore l’ospedale Cardarelli ha deciso i soli ricoveri d’urgenza; l’ospitalità  che mediamente lascia a desiderare.  Ma se  poi  dovessimo chiedergli quale delle tre preoccupazioni è al primo posto, vi indicherebbe, comprensibilmente, la prima, malgrado gli sforzi compiuti dalla regione Campania non siano stati del tutto inefficaci.
       Soluzioni miracolistiche non se ne conoscono e chiunque le sbandiera fa solo facile e cinica  propaganda. Intanto, la giunta regionale ha recentemente  commissariato tutte le Aziende regionali della Campania per accorparne alcune e per diminuire il loro disavanzo finanziario. Nelle “regole d’ingaggio” dei commissari vi sono questi due obiettivi. E’ difficile dirigere questi giganti aziendali, lo sappiamo bene per un’antica esperienza. Ma ci chiediamo e suggeriamo alla giunta regionale: e se  aggiungessimo un terzo obiettivo ai due già individuati? Il commissariamento potrebbe tradursi in un’occasione utile per affrontare anche il primo dei tre problemi sopra individuati, quello più urgente e più avvertito dal comune cittadino: la riduzione dei  tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie negli ospedali e negli ambulatori pubblici.
       I problemi finanziari della sanità pubblica non sorgono per caso. Sono enormi visto che l’ammontare della spesa regionale per la sanità è circa il 60% del bilancio regionale complessivo. Appunto per questo i ministri Tremonti e Sacconi tengono gli occhi appuntati sul rientro del debito regionale. Al fondo, però, vi è un’inadeguatezza gestionale nell’ordinaria amministrazione delle Aziende sanitarie: le decisioni vengono assunte per tenere quieto e tranquillo il clima politico interno. Vi è, però, un punto di frattura della questione su cui bisogna soffermarsi.
        Troppi controlli sono assolutamente inutili e quelli repressivi dell’Autorità giudiziaria intervengono quando “i buoi sono ormai scappati”. Ma la questione dei tempi d’attesa, soprattutto per l’assistenza ospedaliera è all’ordine del giorno. I  commissari nominati da poco hanno il vantaggio di lavorare senza i lacci della mediazione politica. Potrebbero, perciò, organizzare una più attenta  gestione del personale e dell’organizzazione del lavoro, designando ogni energia a una gestione equilibrata dei turni di servizio, adeguati alle esigenze operative e funzionali. Intendiamoci, il compito è arduo, perché bisognerebbe superare le tante resistenze corporative che nella sanità hanno condizionato le passate dirigenze aziendali. E’ ben noto che in molti ospedali  si registrano, nelle ore pomeridiane  e nei giorni prefestivi e festivi, una scarsa presenza di personale con gravi ricadute sulla funzionalità dei servizi.
       L’annoso problema delle liste d’attesa va affrontato insieme a quello dell’attività libero-professionale autorizzata ed esercitata all’interno delle strutture ospedaliere. In sostanza,  al paziente si accorda  la possibilità  di ottenere rapidamente da un certo  medico o da una particolare equipe,  una prestazione medica o chirurgica a pagamento in ambienti più confortevoli. Allora, occorre un indirizzo regionale che vincoli quell’attività libero-professionale, svolta dentro gli ospedali, alla riduzione  delle liste d’attesa nella struttura ospedaliera dove operano gli interessati. E’ una norma già prevista ma sostanzialmente inapplicata.
 Sappiamo che in altre regioni si sta affrontando energicamente questo problema mettendo a sistema, come si usa dire oggi,  organizzando in rete tutte le energie professionali a disposizione dell’Azienda sanitaria. La situazione impone il più immediato e determinato intervento teso a bilanciare questo problema assistenziale.
Non è sopportabile che il paziente debba aspettare in alcuni casi tempi lunghi, per ottenere  un ricovero o una prestazione diagnostica. E non abbiamo più molto tempo a disposizione per raddrizzarla.