Archive for Maggio, 2009

Tre domande a Cesaro e a Nicolais

Maggio 22nd, 2009 by redazione

da “la Repubblica” di venerdì 22 maggio 2009 di Giuseppe Ossorio

Siamo nel pieno della campagna elettorale per le elezioni provinciali di Napoli. Si vota per quella Provincia che tutti ritengono un “ente inutile”, intermedio fra il potere legislativo della Regione e quello amministrativo del Comune. A ben vedere e per dirla tutta, la Provincia ha una sola competenza importante e,  perciò, una grave responsabilità: il coordinamento del governo del territorio. Se la Provincia di Napoli avesse esercitato questo potere - negli ultimi cinquanta anni - senza assecondare l’ingordigia della rendita edilizia che si annidava nei Piani Regolatori approvati dai comuni, e che oggi si nasconde nei Piani Urbanistici Comunali, non avremmo il più disordinato e invivibile dei conglomerati urbani europei, dove la speculazione e l’abusivismo edilizio  fanno ancora da padrone.
Per il resto è veramente un “ente inutile”.  Recentemente pareva che le forze politiche  ne avessero largamente preso coscienza. Il centrodestra, però, ha ceduto alla Lega Nord che ha preteso di mantenere le Province perché, attraverso tali enti, esercita un controllo politico e amministrativo in quelle regioni. In poche parole, piazza molti dei suoi uomini a presidio del consenso elettorale.¦lt;br />  Comunque, la Provincia,  nella mente del legislatore, almeno nelle grandi aree urbane, dovrebbe trasformarsi nella cosiddetta Area metropolitana, come nel caso di Napoli, attraverso la ridefinizione dei compiti dei Comuni e delle stesse Regioni. Un’operazione gigantesca che sarà di difficile realizzazione.
 La campagna elettorale, dunque, dovrebbe entrare nel vivo e affrontare con chiarezza e possibilmente originalità questi temi, cercando di evitare di scadere in una gigantesca rissa fra simpatizzanti e antipatizzanti del governo. Oppure, come anche è possibile, celebrarsi nell’indifferenza e quasi nella noia dei cittadini.
 Per cercare almeno in parte di evitare che ciò accada è necessario che i candidati alla presidenza dei due maggiori schieramenti prendano la scena, assumendo posizioni sulle quali invitare i cittadini a dibattere per scegliere, con cognizione di causa e responsabilità.
 Servirebbe un confronto pubblico tra candidati, che dovrebbe essere il sale di una moderna democrazia bipolare come quella che sta faticosamente diventando l’Italia. E che, sia detto per inciso, rischia di essere un limite, perché il bipolarismo ha bisogno, appunto, di chiarezza e trasparenza mentre in Italia si sta trasformando in una sorta di alternanza delle “dittature democratiche”.
 Un confronto, dicevamo, che  manca. E allora proviamo noi a rivolgere ai candidati presidenti, ma soprattutto a Nicolais e Cesaro, almeno tre domande fondamentali. La prima: chi sarà eletto, su quali temi eserciterà la sua visibilità e la sua rappresentanza politica (che sarà la sua prerogativa istituzionale più importante) di presidente di una grande provincia del Sud nei confronti del governo nazionale, che di fatto ha cancellato il Mezzogiorno dalla sua agenda? E’ sotto gli occhi di tutti, anzi, al di là di alcune roboanti dichiarazioni, una politica sostanzialmente antimeridionale, come è il caso della riduzione dei Fondi per le aree sottoutilizzate, come vengono chiamate le regioni meridionali. La seconda: come intendono prefigurare l’area metropolitana, considerando che da Castellammare a Pozzuoli e da Napoli a Caserta la provincia napoletana è, di fatto, un’entità unica? Insomma, che idea hanno del suo futuro. La terza: hanno intenzione di indicare, come sarebbe corretto fare prima delle elezioni, la cosiddetta squadra di governo? Almeno, i nomi dei  principali esponenti che dovranno assumere gli incarichi più rilevanti all’interno della giunta che andrà a formarsi.
Molti elettori non hanno più fiducia nei programmi, generalmente noiosi, irrealizzabili già nella loro stesura e, di fatto mai tramutati in atti concreti. Per questo la politica si personalizza sempre di più: perché gli elettori preferiscono guardare alle persone, anziché valutare le loro proposte e credere nei loro programmi politici. Questo è un grave deficit della democrazia ai nostri giorni, e non solo in Italia. Bisogna porvi un rimedio perché il personalismo, come è facile intuire, può facilmente diventare populismo.
Mancano pochi giorni, ormai, alla scadenza elettorale e sarebbe utile, lo ripetiamo, che i due candidati presidenti, di centro sinistra e di centro destra, facciano conoscere  la loro opinione almeno sui tre quesiti che abbiamo evidenziato, al di là dei programmi che pure hanno scritto e reclamizzato. Noi rimaniamo inguaribili ottimisti, e pur capendo  tutte le difficoltà speriamo in un futuro migliore per la nostra provincia.

Elezioni Provinciali di Napoli - 6 e 7 giugno 2009

Maggio 14th, 2009 by admin

Riportiamo  la lista dei candidati dei Repubblicani Democratici nei 45 collegi della Provincia di Napoli per il rinnovo del Collegio Provinciale.

Repubblicani Democratici

Cognome Nome Collegio

1

Tericco Giovanni Napoli I

2

Pisano Mario Napoli II

3

Esposito Claudio Napoli III

4

Cortese Massimo Napoli IV

5

Acanfora Carmine Napoli V

6

Casillo Andrea Napoli VI

7

Casillo Pasquale Napoli VII

8

Datri Innocenzo Napoli VIII

9

Sosti Maurizio Napoli IX

10

Di Carluccio Salvatore Napoli X

11

Bruno Alessandro Napoli XI

12

Barretta Giuseppe Napoli XII

13

Ruggiero Fulvio Napoli XIII

14

Giordano Alfredo Napoli XIV

15

Massa Giuseppe Napoli XV

16

Cuomo Aldo Napoli XVI

17

De Stefano Giovanni Acerra

18

Cuccurese Vincenzo Afragola

19

Barbato Luigi Arzano

20

De Felice Giuseppe Boscoreale

21

Cantone Maria Caivano

22

Giuliano Davide Casoria

23

Amodio Mario Castellammare di Stabia

24

Bellezza Luigi Ercolano

25

Puzio Gianfranco Frattamaggiore

26

Tartarone Cristoforo Giugliano in campania

27

Acampora Carmine Lucio Gragnano

28

Cozzolino Ciro Ischia

29

Vaccaro Caruso Giuseppe Marano

30

Sposito Raffaele Marigliano

31

Musto Francesco Mugnano

32

Alfano Giovanni Nola

33

Caracciolo Vincenzo Poggiomarino

34

Amaro Giovanni Pomigliano d’Arco

35

Smimmo Fedele Pompei

36

Gherardelli Michele Portici

37

Arcucci Carmine Pozzuoli

38

Lombardi Luca Quarto

39

La Rocca Ciro San Giorgio a Cremano

40

Errico Antonio Sant’Antimo

41

Ambrosio Giuseppe Somma Vesuviana

42

Volpe Antonio Sorrento

43

Perna Alfonso Torre Annunziata

44

Sansone Nicoletta Torre del Greco

45

Barone Vincenzo Volla

“Federalismo, un’opportunità ma il Sud ha perso la voce”

Maggio 4th, 2009 by redazione

da “la Repubblica” di venerdì 1 maggio 2009 di Giuseppe Ossorio

Il federalismo fiscale, dunque, è legge.  Sarà un male o un bene per il Mezzogiorno d’Italia? Se ne gioverà l’intero paese o soltanto una parte del Nord e solo per poco tempo? Lo vedremo. E’ certo, però, che una eventuale, possibile ulteriore depressione del Sud e delle isole genererebbe, prima o poi,  una crisi generale e un impoverimento produttivo e sociale  dell’intera Nazione, indebolendola nel contesto europeo e internazionale. Non solo, ma acuirebbe il divario fra ricchi e poveri accompagnandolo ad una pericolosa conflittualità  regionale e campanilistica.
So che sono in molti a pensarla così e a temere per la stessa tenuta democratica e civile del Paese. La pensano così soprattutto quelli che hanno la mia stessa formazione. Quella che da Francesco Compagna a Guido Cortese, da Paolo Sylos Labini, con i suoi “Scritti sul Mezzogiorno”, a Giuseppe Galasso, ha sempre ritenuto prioritario l’intervento straordinario per il Sud Italia, per indurre lo sviluppo economico e sociale di regioni di per sé poco propulsive.
 Ammettiamolo, però. I due obiettivi fondamentali posti alla base di queste posizioni solo parzialmente sono  stati raggiunti. Infatti, non si è  creata nel Sud una classe dirigente rigorosa, in grado di sostenere da sola lo sviluppo e il progresso; e, inoltre, nonostante l’impegno finanziario straordinario dell’Italia repubblicana, in alcuni momenti ingente, non si è creato un meccanismo di crescita economica, anzi, in parte quei finanziamenti sono stati sperperati.
 Al di là del giudizio storico sul passato, bisogna riconoscere, come ha affermato recentemente Giuseppe Galasso, che non è più il tempo di leggi speciali per il Sud, oggi “è il tempo del federalismo fiscale e della prova che si dovrà dare di sapersi amministrare secondo le esigenze che ne derivano”. Questo è un fatto. E con i fatti non si può polemizzare. Fra pochi anni, inoltre, il Sud perderà anche i benefici degli aiuti europei che, peraltro, l’attuale governo sta già in parte dirottando al Nord  per fronteggiare altre emergenze.
E’ necessario, quindi, attrezzarsi perché “queste traversie possano diventare opportunità”. Allora che ben venga il federalismo fiscale, prossimo venturo. Forse avevamo necessità, nel Mezzogiorno, di un vero e proprio shock politico e morale, una presa di coscienza di dover cambiare pagina, nella società e nelle Istituzioni regionali. Nelle classi politiche e colte del Mezzogiorno d’Italia ma, soprattutto, nei cittadini comuni. Altro che lotta agli sprechi di cui si continua vanamente a parlare. Con il federalismo fiscale il pubblico potere sarà chiamato seriamente a rendere conto di tutte le sue scelte.  O oggi ci rimbocchiamo tutti le maniche per creare una burocrazia autorevole, per erogare servizi pubblici efficienti, a livello regionale e degli Enti locali, o oggi imprenditori e professionisti decidono di impegnarsi con nuovo slancio nelle attività economiche come nelle attività civili, senza più pensare alle provvidenze pubbliche o il Mezzogiorno declinerà inesorabilmente.
L’impegno dei parlamentari meridionali è quasi del tutto assente e risulta, purtroppo, ancora troppo poco consapevole della gravità della situazione. Come se non avessero compreso in pieno l’orizzonte verso il quale si sta andando con la legge appena approvata sul federalismo fiscale. E’ urgente ricostruire i termini della questione meridionale; ritornare a spiegare all’intero paese quali sono le reali condizioni del Sud, al di là di stereotipi banali quanto dannosi. Non è più tempo di ripetere lo  stanco ritornello del Sud  depredato dal Nord, come non è corretto dire che  è la terra dei fannulloni e dei mafiosi. Una classe dirigente nazionale che si dibatta fra queste due posizioni non è degna nemmeno lontanamente di essere definita dirigente. Nessuno si occupa di calcolare quali siano veramente e realmente le risorse che lo Stato investe nel Sud o delle quali si ha veramente bisogno, e quali siano gli sprechi; non è possibile che, in sede parlamentare, senza questuare, non si difendano le ragioni del Sud, quelle giuste e sacrosante, quasi che si avesse timore di disturbare il manovratore o, semplicemente, per  insipienza. Manca in Parlamento, ormai da anni, una voce autorevole che parli del Mezzogiorno.
Poiché la legge approvata definitivamente dal Senato è una legge delega - ad essa seguiranno i decreti attuativi del governo - dovrà ancora essere riempita di molti contenuti. Sarebbe ancora possibile, per la deputazione meridionale, esercitare un ruolo politico per migliorarla, per renderla una legge capace di accompagnare quello shock positivo, quello scossone di cui abbiamo estremo bisogno.
In questo contesto, ancora, l’appuntamento europeo diventa più che mai importanti. Mentre il rinnovo dei Consigli regionali del prossimo anno sarà  decisivo per il futuro del Sud. Dobbiamo vigilare affinché la voce del Mezzogiorno possa sentirsi, almeno in Europa, con forza, rigore e intelligenza.

da “la Repubblica” di venerdì 1 maggio 2009 di Giuseppe Ossorio