Archive for Luglio, 2009

Una boccata d’ossigeno per le imprese meridionali

Luglio 27th, 2009 by redazione

da la Repubblica di domenica 26 luglio 2009 di Giuseppe Ossorio

¦lt;br /> La terapia  più incisiva per risollevare le condizioni difficili - per usare un eufemismo - delle regioni meridionali è il sostegno finanziario alle imprese che vi risiedono insieme al potenziamento dei servizi. Innanzitutto, bisogna creare la ricchezza. Perciò la difesa del  debole tessuto imprenditoriale del sud dovrebbe essere in cima ai pensieri dei governi, nazionale e regionale.
Un contributo intelligente lo ha dato l’altro ieri l’Ordine dei dottori commercialisti di Napoli. In poche parole e ovviamente semplificando al massimo la proposta, il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, dovrebbe inserire nel decreto anticrisi, appena approvato alla Camera,  che andrà al Senato la prossima settimana, una norma per dedurre dalla base imponibile dell’imposta sul reddito delle società di capitale gli interessi passivi che si pagano per ottenere dalle banche i finanziamenti e i mutui. Lo farà Giulio Tremonti? In sostanza, l’Ordine ha proposto una boccata d’ossigeno per le imprese, e quelle meridionali  soffrono più delle altre per il forte calo della domanda e, quindi, del fatturato.
Ecco, sono proposte come queste  che mi inducono a pensare che la residua classe dirigente napoletana - in essa si fatica ad annoverare i nostri silenziosi parlamentari - voglia occuparsi, sia pure per interesse di categoria, delle difficili condizioni del Sud. Ma osserviamo che mentre i giornali locali dibattono tali questioni, i quotidiani e l’informazione televisiva nazionale, che condizionano di più l’opinione pubblica, continuano a tacere sul sottosviluppo  del Sud. Solo la Svimez è riuscita nei giorni scorsi a rompere questo muro di silenzio. Ma la notizia era forte. Nel suo Rapporto ha annunciato l’emigrazione di 700.000 giovani  e laureati. Fuga dal Sud verso il Nord. Da troppi anni un’interpretazione dottrinaria (ultraliberista e interessata) del liberalismo ha marginalizzato le politiche meridionaliste. Sono stati  enfatizzati i limiti e gli indiscutibili difetti del vecchio meridionalismo ma, con essi, si sono gettate alle ortiche le esigenze reali e profonde della politica meridionale. Stampa ed intellettuali si sono accodati ad un pensiero unico senza capire che stupidamente si è indebolito non solo il Sud, ma l’intero sistema economico italiano e, soprattutto, si è disintegrata l’unità culturale e politica del nostro paese minando le fondamenta stesse della nostra civiltà. Promuovendo la  cultura del razzismo.
Lo stesso Partito democratico ha dimostrato incertezza e ambiguità nell’eterno dubbio se inseguire il leghismo del Nord o contrapporre ad esso un’alternativa capace di rispondere con reale concretezza alle esigenze alle quali  la destra al governo risponde con demagogia e populismo.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Accade così anche nei  cosiddetti casi eticamente sensibili, come quelli bioetici. Il Partito democratico sembra non riuscire a esprimere un giudizio chiaro e preciso: insomma sembra essere né carne né pesce.
La significativa ripresa, almeno in sede locale, dell’iniziativa politica meridionale non può ridursi alla contrapposizione fra un improbabile leghismo del Sud e l’ormai collaudato leghismo del Nord. Sarebbe semplicemente la distruzione definitiva del nostro paese. Deve, invece, concentrarsi su due grandi direttive: da un lato riorganizzare e far crescere le forze economiche, culturali e civili del nostro meridione. Dall’altro denunciare, con forza e decisione, tutte quelle politiche che, oggettivamente, danneggiano il Sud e ne assorbono le risorse migliori per impiegarle altrove. Il caso dell’utilizzo dei Fondi per le aree sottoutilizzate per altri scopi - come è stato denunciato più volte - è soltanto quello più eclatante, ma non certo il solo né il meno grave.
E’ la politica ordinaria e quotidiana dei governi passati, di quelli di destra ma anche di quelli di sinistra, ad essere profondamente antimeridionalista e filonordista. Il che, non solo non è equo ma, sui tempi lunghi, è svantaggioso per l’intera comunità nazionale.
Ma perché tutto ciò non rimanga un’azione limitata all’ambito culturale, in sé e per sé fondamentale ma naturalmente monca, è necessario che ognuno, per le sue forze e competenze, si assuma le responsabilità del caso.
Ci sembra evidente, dunque, che la deputazione campana e meridionale del Partito democratico e dell’intera coalizione di centrosinistra si dovrà decidere a svolgere un ruolo attivo di vigilanza, di denuncia e di proposta. L’attuale silenzio non ha, francamente, spiegazione.
E’ necessario che ci si doti di un osservatorio permanente delle politiche nazionali che aiuti, innanzitutto, a ripristinare la verità delle cose.
Di fronte alla crisi del berlusconismo che, prima o poi, dovrà manifestarsi in tutte le sue contraddizioni, è necessario che anche sulla questione del Mezzogiorno il Pd si presenti con un profilo chiaro e nitido, con proposte concrete e praticabili e che, soprattutto, sia pronto a mettere in moto una vera e propria rivoluzione culturale di cui l’Italia intera e, in parte, l’Europa, hanno assoluta necessità per uscire positivamente dall’attuale, profonda, crisi.

Democratici senza il sud

Luglio 14th, 2009 by redazione

da la Repubblica di martedì 14 luglio 2009 di Giuseppe Ossorio
Il presidente del Veneto Giancarlo Galan considera “un gravissimo errore l’aver privilegiato per l’alta velocità ferroviaria l’asse Roma-Napoli rispetto alla Milano-Venezia-Trieste”. E il governo Berlusconi nella legge per lo “Sviluppo”, approvata al Senato giovedì scorso, non trova di meglio che chiedere al Parlamento una delega per riordinare, “entro un anno” e “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” l’assetto degli incentivi alle imprese nelle “aree o distretti in situazione di crisi”, con particolare riferimento al Sud. Insomma  c’è poco da essere allegri e fiduciosi.
Vi sono, allora, validi motivi e giuste preoccupazioni perché si tenti anche qui, in Campania, di risvegliare nell’opinione pubblica, negli elettori  e nel ceto politico, la consapevolezza dell’urgenza della questione Sud. Ecco perché accogliamo con favore ogni incontro pubblico e la nascita di nuove associazioni che pongono con decisione i termini veri del nostro più importante e finora irrisolto problema. La proposta  di costituire un nucleo promotore di una nuova politica meridionalista,un risultato lo ha già raggiunto: la riapertura di un dibattito che si era spento del tutto da anni.
 Il mancato impegno, da parte del governo Berlusconi, dei fondi ordinari destinati per Napoli e per il Mezzogiorno è un motivo che dovrebbe essere affrontato dai parlamentari della Campania senza complessi d’inferiorità. Fondi che se non venissero distolti per altri eventi, come purtroppo  avviene spesso, potrebbero invertire, soprattutto in un momento di crisi, l’ulteriore  declino economico del Sud. I FAS, i Fondi per le Aree Sottoutilizzate, vengono distratti dall’obiettivo primario per affrontare emergenze ed eventi in altre aree d’Italia. Ciò si tramuta in gesti meramente simbolici e in una facile quanto colpevole demagogia.  Malauguratamente il Partito democratico nel suo insieme e, ci spiace dirlo, la deputazione napoletana in particolare, non riesce ad invertire la tendenza di questi ultimi anni, che è stata quella di nascondersi dietro gli slogan secondo i quali la questione meridionale era morta e sotterrata. Ci aspettiamo che almeno qualche neo eletto eurodeputato, meglio se della Campania,  ponga alla Commissione europea il tema dei fondi nazionali per il Mezzogiorno dirottati non solo su altri capitoli di spesa, quanto su altre aree geografiche del Paese.  Fra qualche tempo ci troveremo a discutere, in Parlamento, della delega affidata al governo sul federalismo. E’ in quel momento che, concretamente, si attuerà la legge già approvata. Noi siamo favorevoli al federalismo se sarà equo e se, soprattutto, costringerà gli amministratori meridionali a selezionare con attenzione la qualità degli interventi e della spesa. Ma saremo non contrari, contrarissimi se il federalismo all’italiana si ridurrà a drenare risorse dal Sud verso il Nord, a tagliare i servizi essenziali che uno Stato di diritto e sociale deve garantire all’intero territorio nazionale.
 Molto si sta muovendo nello stesso fronte del centrodestra. L’attivismo del presidente della Regione Sicilia, Lombardo, lo sta a dimostrare. Sarebbe assurdo che un  partito nazionale, come dovrebbe essere il Pd, dovesse poi, al Sud, inseguire l’autonomismo siciliano e al Nord l’autonomismo leghista.
 In questo caso sarebbe veramente la fine dell’unica stagione gloriosa della politica italiana degli ultimi due secoli: quel Risorgimento che abbiamo ridotto a retorica e che è stato invece il momento di maggiore crescita democratica, civile e liberale dell’Italia. Così veramente nascerebbe una lega del Sud destinata ad essere sconfitta da una più forte e coesa lega del Nord. E un’Italia, già debole, diventerebbe debolissima quando in Europa si presenterebbe come uno spezzatino cucinato con ingredienti andati a male. Un paese rancoroso e provinciale, piccolo e meschino in un mondo così cresciuto da mettere in difficoltà perfino potenze come gli Stati Uniti ed un’Europa da quattrocento milioni di abitanti.
 Proveremo a cominciare a discutere di questi temi, nella speranza, e ci auguriamo certezza, che la nuova politica meridionalista, che finalmente si affaccia alla ribalta della politica italiana, possa iscriversi in un orizzonte unitario ed europeista. Nella convinzione che anche al Nord vi sono intellettuali, imprenditori e lavoratori consapevoli della necessità di ricostruire il paese.
 Certo, il puro rivendicazionismo, le contumelie, gli attacchi violenti, ai limiti del razzismo o dell’antropologismo, fanno più presa e immediatamente riscuotono l’attenzione della stampa. Una bella battaglia, Sud contro Nord, a colpi di slogan e insulti, potrebbe perfino occupare lo spazio che oggi occupano le vicende personali del presidente del Consiglio. Discutere seriamente e costruttivamente dello sviluppo sociale, civile ed economico del Mezzogiorno d’Italia come di una grande regione europea può sembrare più noioso e meno trascinante. Ma possiamo distruggere il futuro delle nostre generazioni per qualche titolo in più ad effetto?